Roberta Nardi

Roberta Nardi

Questa mattina sono state pubblicate le graduatorie comprensive del bonus per l’ammissione ai corsi a numero chiuso.

Come avevamo denunciato l’ammissione in sovrannumero determinata dal DL scuola che oggi si è concretizzata, di fatto, è un palliativo estremamente parziale che comunque risolve solo una piccola parte dei problemi derivanti dal bonus maturità.

Il problema dell’accesso, però, deve trovare una soluzione diversa e definitiva che garantisca gli studenti nella scelta del loro percorso di studi.

Per questo l’UDU continua la propria battaglia contro i test e il numero chiuso: per dimostrare quanto questo sistema danneggi migliaia di studenti e studentesse che ogni anno tentano, come alla lotteria, di entrare nel corso di studi da loro scelto.

Gianluca Scuccimarra Coordinatore Unione degli Universitari “Con la pubblicazione delle nuove graduatorie è possibile vedere come la soluzione trovata con il DL scuola sia fortemente limitata: poco più di 2.000 nuovi studenti sono ammessi in sovrannumero a fronte degli 80.000 rimasti fuori dopo la prima graduatoria! Per capire la parzialità di questo provvedimento e le ulteriori discriminazioni che pone in essere, basta vedere che, con la graduatoria pubblicata oggi, entrano solo studenti con bonus che hanno un punteggio maggiore o uguale a 43,40, addirittura 5 punti in più rispetto a coloro che sono rientrati nella prima graduatoria senza bonus!”

Conclude Scuccimarra ” Queste graduatorie sono la riprova delle ulteriori disparità che si sono venute a creare con le soluzioni spot messe in campo: ancora una volta migliaia sono gli studenti danneggiati dai test d’ingresso. Continueremo con i nostri ricorsi per tutelare, non una effimera parte, ma tutti gli studenti. Da chi ha provato il test sapendo di avere il bonus maturità (poi tolto) e che oggi non rientra in sovrannumero, chi il test l’ha sostenuto tentando il tutto per tutto convinto di essere penalizzato dal non avere punti in più, fino a chi il test non l’ha nemmeno provato poiché non beneficiava del bonus! Le vittorie ottenute negli anni e in questi giorni con i nostri ricorsi sono la dimostrazione di quanto il sistema del numero chiuso sia discriminante ma sopratutto lesivo della libertà di scelta del percorso di studio per migliaia di studenti e studentesse ogni anno. Continueremo con i ricorsi, ma sopratutto, a denunciare un sistema che danneggia tutti, anche il Paese!”

Venerdì, 15 Novembre 2013 00:14

MEDICI CHE DIVENTANO ODONTOIATRI E VICEVERSA

In data 14 novembre 2013 la III sezione del Tar lazio ha accolto il ricorso promosso dallo Studio Legale Michele Bonetti & Partners, patrocinato dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, annullando il rigetto della domanda di iscrizione al Corso di laurea in Odontoiatria.
Il ricorrente in questione si era laureato in Medicina e Chirurgia nel 2003 e aveva successivamente conseguito un Master universitario in “Chirurgia orale”.
Secondo il Tar era, ed è tutt’ora, illogico e contraddittorio che l’Ateneo non avesse riconosciuto alcuna rilevanza al Master universitario conseguito dal ricorrente, ai fini dell’iscrizione al corso di laurea in Odontoiatria.
Il Collegio ha considerato evidente che, la connessione tra il corso di laurea cui il medico aspirava e il master da questo sostenuto, è idonea a considerare fondata la richiesta dell’aspirante studente di non sottoporsi al test di ingresso. Non si dimentichi inoltre che, nell’ordinamento precedente, vi era osmosi tra il corso di Medicina e Chirurgia e quello di Odontoiatria.
A nostro avviso il Tar Lazio sancisce un importante principio nel momento in cui asserisce che la “valutazione di meritevolezza, in presenza di posti disponibili e quindi nel rispetto della programmazione, può anche essere verificata in virtù di specifici titoli detenuti da un aspirante e non solo ed esclusivamente attraverso test di ingresso idoneo a valutare capacità di base che l’interessato, nel caso di specifico, ha già dimostrato di possedere nel settore specifico conseguendo un Master in disciplina affine”.
In tal modo è possibile richiedere l’ammissione senza necessità di effettuare il test di ingresso a tutti coloro che si siano laureati in Medicina prima dell’anno 2008 e che abbiano conseguito il Master di II livello in disciplina affine a quella del corso di laurea in Odontoiatria, chiedendo così di essere ammessi ad anni successivi al primo e senza sottoporsi al test di ingresso previsto per il primo anno.
Secondo il Tar si deve però sempre effettuare una ricognizione sui posti disponibili anche in ragione dell’anno in cui il ricorrente si iscriverà e che in quanto successivo al primo è più caratterizzato da rinunce, passaggi di corso e trasferimenti.

Secondo una brillante pronuncia del Tar Lazio del 14/11/2013 resa dalla III Sezione, presieduta dal Dott. Franco Bianchi, avente come estensore il Consigliere Dott. Ivo Correale, si ritiene debba essere primariamente valorizzato il contingentamento degli accessi in relazione al “fabbisogno” individuato relativamente alle strutture disponibili e non tanto al raggiungimento di un punteggio minimo come quello della soglia dei 20 punti presente nei test di ingresso.
Secondo il Tar “l’utilizzo integrale dei posti disponibili deve comunque essere il fine ultimo della selezione per favorire il più possibile la domanda di formazione professionale, anche in relazione agli artt. 33 e 34 Cost., e fornire alla collettività un numero di studenti adeguato alle strutture che impone la piena utilizzazione delle medesime”.
Per il Tar il diritto allo studio sancito dall’art. 34 Cost. si qualifica come diritto della persona e non soffre limitazioni in relazione al grado di istruzione.
In tale innovativa sentenza, il Collegio di Via Flaminia ritiene quindi in conclusione che debba ricrearsi l’illegittimità dell’art. 10 D.M. 28 giugno 2012 n. 196, nella parte in cui prevede l’ammissione ai corsi dei soli studenti che abbiano conseguito una soglia minima di punteggio pari a 20, anche nelle ipotesi di mancata integrale copertura dei posti.

All’articolo 20, dopo il comma 1 sono aggiunti i seguenti:
«1-bis. I partecipanti agli esami di ammissione per l’anno accademico 2013/2014 ai corsi universitari di medicina e chirurgia, odontoiatria, medicina veterinaria nonché a quelli finalizzati alla formazione di architetto, che avrebbero avuto diritto al punteggio relativo alla valutazione del percorso scolastico ai sensi dell’articolo 10, comma 3, lettera b), del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 12 giugno 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 1o luglio 2013, e che, in assenza delle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo, si sarebbero potuti iscrivere ai suddetti corsi in quanto sarebbero stati collocati in graduatoria entro il numero massimo di posti disponibili fissato dai relativi decreti ministeriali di programmazione, sono ammessi nel medesimo anno accademico 2013/2014 a iscriversi in sovrannumero, secondo il punteggio complessivo ottenuto e l’ordine di preferenza delle sedi indicate al momento dell’iscrizione al test d’accesso, nella sede alla quale avrebbero potuto iscriversi in base alla graduatoria di diritto che sarebbe conseguita all’applicazione del suddetto decreto, in assenza di rinunce e scorrimenti di graduatoria. I suddetti partecipanti possono altresì scegliere di iscriversi in sovrannumero, nell’anno accademico 2014/ 2015, al primo o al secondo anno del corso di studi prescelto, secondo le previsioni del periodo precedente. Ove i suddetti partecipanti scelgano di iscriversi in sovrannumero nell’anno accademico 2014/2015, l’ammissione al primo o al secondo anno di corso è effettuata con il riconoscimento, da parte degli atenei, dei crediti già acquisiti nell’anno accademico 2013/2014 in insegnamenti previsti anche nel predetto corso di studi.
1-ter. Coloro che nell’anno accademico 2013/2014 si sono iscritti ai corsi di cui al comma 1-bis in una sede diversa da quella alla quale avrebbero avuto diritto ad iscriversi ai sensi del medesimo comma 1- bis possono trasferirsi nella suddetta sede nell’anno accademico 2014/ 2015, con il riconoscimento, da parte degli atenei, dei crediti già acquisiti nell’anno accademico 2013/2014 in insegnamenti previsti anche nel predetto corso di studi.
1-quater. Ai fini dei commi 1-bis e 1-ter, il Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, al termine delle immatricolazioni dell’anno accademico 2013/2014 relative alla graduatoria del 30 settembre 2013, riapre la procedura per l’inserimento del voto di maturità da parte di tutti i candidati che hanno ottenuto almeno 20 punti nel test d’accesso e che non abbiano provveduto al predetto inserimento entro i termini previsti dal citato decreto ministeriale 12 giugno 2013.
1-quinquies. Le università sedi di corsi di laurea in professioni sanitarie e scienze della formazione primaria ammettono a iscriversi in sovrannumero nell’anno accademico 2013/2014 o nell’anno accademico 2014/2015, in analogia a quanto previsto dai commi 1-bis e 1-ter, i partecipanti agli esami di ammissione per l’anno accademico 2013/2014 che, in assenza delle disposizioni di cui al comma 1 del presente articolo e secondo quanto previsto dall’articolo 10, comma 3, lettera b), del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca 12 giugno 2013, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 152 del 1o luglio 2013, e dall’articolo l, comma 6, lettera b), del decreto del Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca n. 615 del 15 luglio 2013, come recepiti dai rispettivi bandi, si sarebbero potuti iscrivere ai suddetti corsi in quanto collocati in graduatoria entro il numero massimo di posti disponibili».


Attendiamo i prossimi sviluppi e la normativa di attuazione del decreto. Siamo già pronti ad impugnare con motivi aggiunti il nuovo emendamento nelle parti in cui escluda anche uno solo dei nostri ricorrenti.

L’ordinanza del 28 ottobre 2013 del Tar del Veneto segna un altro importante successo dello Studio Legale Michele Bonetti Avvocato & Partners nella lotta per la difesa del diritto allo studio.

Il caso in questione riguardava uno studente di Fisioterapia che a causa di problemi personali, aveva deciso di trasferirsi da un’Università ad un’altra, più vicina a casa, ed inoltrava quindi domanda di trasferimento all’Ateneo di destinazione. L’Università, tuttavia, rigettava la domanda ed invitava lo studente a sostenere nuovamente la prova di ammissione per accedere al Corso di Laurea in Fisioterapia, nonostante lo stesso avesse già sostenuto e superato tale test al momento della prima immatricolazione.

Di fronte a tale ingiustizia, il giovane studente si è affidato allo Studio Legale Bonetti & Partners che ha portato all’attenzione del T.A.R. Venezia il caso, censurando il comportamento illegittimo dell’Ateneo che ledeva il diritto allo studio del ricorrente, al quale illegittimamente veniva chiesto di rifare la prova di ammissione, già superata nell’anno accademico precedente.

Il T.A.R. ha accolto tutte le censure proposte ed ha così deciso: “considerato che, ad una prima delibazione propria della fase cautelare, appaiono ricorrere le condizioni per concedere la misura cautelare richiesta; che, infatti, il nulla osta al trasferimento richiesto dal ricorrente non appare, in ogni caso (ossia anche nel caso di iscrizione al primo anno), suscettibile di essere subordinato al superamento del test di ammissione al primo anno (tenuto conto che tale test è stato già sostenuto dall’interessato, con collocazione in posizione utile, nell’anno accademico 2008/2009 in ottemperanza al D.M. 17 maggio 2007), ferma rimanendo l’ulteriore condizione della disponibilità di posti liberi per il secondo anno del corso di laurea in Fisioterapia”.


È di questi giorni la notizia dell’inizio del ricorso al Tar del maxi collettivo organizzato dall’Unione degli Universitari.
Il ricorso è composto in più gruppi di persone suddivisi per Ateneo ed in questo difficile momento politico in cui la Commissione Cultura ancora non ha completamente deciso, rappresenta un forte strumento giudiziario per raggiungere il nostro obiettivo: la sospensione del numero chiuso per il corrente anno accademico e l’immatricolazione dei nostri ragazzi.
L’articolato ricorso è sviluppato su diversi motivi tra cui:
La violazione delle regole sull’anonimato a seguito del deposito della Carta d’identità accanto ai codici segreti della prova.
Emblematico il caso fiorentino dove i candidati avevano un tagliandino sulle proprie magliette con i propri nomi e riferimenti.
Le domande sbagliate.
Ancora una volta dopo aver cambiato, con un po’ di problemi, il metodo del test, vi sono delle domande sbagliate.
È stata redatta una perizia da parte di Professori, anche universitari, che mette in luce come molti quesiti siano errati e fuori programma.
Emblematico è il caso della domanda 45 a cui sono state attribuite più risposte esatte, nonostante i decreti ed i bandi prevedano che vi debba essere “una risposta e una soltanto” risposta esatta.
L’abolizione del bonus maturità.
Dapprima il Ministero ha istituito il bonus con il decreto Profumo, poi lo ha modificato con il decreto Carrozza, rinviando le prove a settembre e scombussolando ancora di più i ragazzi. Infine, lo ha levato al termine della prova, che dunque è da considerarsi falsata sia per coloro che avevano il bonus (e che forti di un “tesoretto”  di punti, non hanno risposto a molte domande per evitare una decurtazione di punteggio) sia per coloro che non lo avevano (e che per raggiungere i loro colleghi hanno risposto a tutte le domande, anche a quelle in cui erano incerti, subendo così la decurtazione per l’errore nella risposta).
La determinazione dei posti disponibili e le istruttorie.
Nelle istruttorie dei tavoli tecnici hanno partecipato gli Ordini Professionali, “in barba” a quanto stabilito dall’Antitrust.
Per questo anno accademico il Ministero dell’Istruzione ha assegnato oltre 1.500 posti in meno rispetto a quelli richiesti dal Ministero della Salute, e, secondo i nostri calcoli, i posti da assegnare sono molti di più.
Tutte queste ed altre eccezioni e sub-motivi saranno oggetto delle prime sospensive che verranno presentate al Tar del Lazio, Sezione III Bis, che comincerà ad affrontare i primi casi individuali il 7 novembre 2013.   

"E' possibile ricavare con certezza che ciascuna prova reca impresso non solo il codice a barre, ma anche il codice identificativo del singolo candidato, numero che è stato anche consegnato ad ogni candidato al termine della prova. Sicchè si può affermare che dalle singole prove era possibile senza particolare difficoltà risalire al nome del candidato, che l’aveva elaborate".
Così si è espresso il Consiglio di Stato in sede Consultiva qualche giorno addietro. L’organo superiore della Giustizia Amministrativa ha confermato quanto precedentemente statuito dal Consiglio di Stato, dal TAR Cagliari e dal TAR Molise nelle nostre sentenze sulla violazione dell’anonimato: "La presenza di un codice a barre (con l’indicazione sottostante del numero di codice), riportato sia sulla scheda anagrafica di ciascun concorrente, sia sui modelli di questionario a ciascun concorrente consegnati, renda in astratto possibile l’identificabilità dell’autore della prova, anche dopo la conclusione della prova medesima, persino nel momento successivo delle operazioni di esame e valutazione dei questionari. Anche se l’attribuzione di punteggio alla prova è rigorosamente legata al numero di risposte esatte contenute nell’elaborato di ciascun candidato, l’anonimato dell’elaborato (cioè la non identificabilità dell’autore prima dell’attribuzione del punteggio) resta un valore tutelabile, soprattutto allo scopo di prevenire ed evitare eventuali manipolazioni dell’esito della prova. Tale valore è da ritenersi effettivamente tutelato dalle puntuali e minute prescrizioni contenute nelle vigenti disposizioni e norme di settore, che - quando sono integrate da disposizioni di auto-regolamento, come nel caso di specie - non consentono però, in via di principio, procedure tali da rendere possibile a un qualsivoglia addetto alla vigilanza o membro della commissione di seguire la traccia dell’elaborato, identificandone l’autore, come avviene quando la tracciabilità sia consentita dall’identificazione del candidato mediante i codici a barre e numerico, riportati sia sulla scheda recante i dati anagrafici del medesimo (esibita sul banco durante la prova, per consentire alla vigilanza il controllo costante dell’identità del candidato), sia sul modello di questionario consegnato a ciascun candidato. E’ appena il caso di aggiungere che la regola dell’anonimato dei concorrenti sia espressione di un più generale principio di garanzia dell’imparzialità amministrativa (cfr.: Cons. Stato II, 6.10.2011 n. 3672; T.a.r. Sardegna Cagliari I, 14.3.2012 n. 229; T.a.r. Sicilia I, 28.2.2012 n. 457; T.a.r. Toscana I, 27.6.2011 n. 1105). Pertanto, si può ritenere che le particolari modalità con le quali si è svolta, nel caso di specie, la selezione per l’accesso al Corso di Laurea in Medicina 2012-2013, non abbiano fornito sufficienti garanzie per l’anonimato degli elaborati e dei candidati. Ciò costituisce, senza dubbio, vizio del procedimento e del provvedimento, che ne inficia la legittimità".
E per la precisione: “Ogni violazione del principio dell’anonimato delle prove ed ogni aggiramento del principio stesso presuppone potenzialmente una collaborazione del candidato che intende avvantaggiarsi dall’identificabilità delle proprie prove di concorso".
Il codice alfanumerico apposto sui compiti del test per l’accesso programmato è del tutto illegittimo, in quanto non garantisce l’anonimato dei compiti e dei candidati e ha come conseguenza la potenziale violazione dei principi cardini della buona amministrazione e della parità di trattamento. Il codice alfanumerico impresso su ogni foglio consegnato ai candidati è facilmente abbinabile al nome del candidato, considerando che a questo viene chiesto di tenere, durante la prova, il documento di identità in evidenza accanto al codice stesso.
Il Consiglio di Stato censura così l’atteggiamento del Ministero che continua ad assecondare la pratica illegittima e che non è stato in grado di provare innanzi il Consiglio di Stato l’infondatezza delle censure sollevate dai ricorrenti e tantomeno l’efficienza e la legittimità del sistema concorsuale.
“Dopo le vittorie ai Tar Molise e Cagliari, nonché al Consiglio di Stato, l’orientamento della magistratura pare ormai darci ragione”, a parlare è il Coordinatore dell’Udu, Gianluca Scuccimarra, il quale dichiara: “Non si comprende per quale motivo il Ministero continui a ricorrere a questi codici alfanumerici da apporre sui tutti i test e facilmente riportabili, nonché chiaramente associati a nome e cognome nel momento stesso in cui i commissari d’aula impongono di collocare la carta di identità accanto al compito”. L’Udu proseguirà a denunciare giudizialmente e politicamente questo indecente meccanismo, che potrebbe essere facilmente cambiato con una semplice modifica legislativa”.
In diverse occasioni l’UDU ed il suo Avvocato, Michele Bonetti, oltre a sollevare la questione nelle sedi giudiziarie hanno rappresentato come il problema sia facilmente risolvibile sostituendo, ad esempio, il codice alfanumerico con un semplice codice a barre. Soluzioni che l’Associazione ed i legali continueranno a proporre nelle sedi giudiziarie ed istituzionali.

Il Tar del Lazio, sezione III bis, presieduto dal consigliere Dott. Massimo Luciano Calveri e con relatrice la Dott.ssa Ines Simona Immacolata Pisano, nel primo pomeriggio del 4 ottobre 2013 ha depositato un provvedimento epocale che consente l’inserimento in GAE di una precaria cosiddetta “congelata SSIS” e non subentrate per il concomitante svolgimento di un dottorato di ricerca.
“È una vittoria epocale” riferiscono gli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, difensori delle due associazioni “Associazione Docenti Invisibili da abilitare” e “La Voce dei Giusti”, “in cui il Tar ha ritenuto di sospendere un pezzo intero di un Decreto Ministeriale, il Decreto n. 572/2013”.
Secondo l’avvocato Delia “il Tar ha ritenuto il Decreto Ministeriale affetto da profili di illegittimità, in particolare nella parte in cui omette di considerare per l’inserimento nelle GAE, la posizione di tutti quei soggetti che erano stati ammessi alla frequenza delle SSIS”.
Per l’avvocato Michele Bonetti “trattasi della prima breccia nel muro delle GAE mediante una coraggiosa decisione del Tar del Lazio, il quale ha ribadito la propria giurisdizione sulla materia delle Graduatorie ad esaurimento: si tratta di un precedente che, in tema di giurisdizione del Tribunale Amministrativo, rappresenta un vero e proprio spartiacque”.
I legali di “ADIDA” e “La Voce dei Giusti” invitano tutti i precari della scuola a non arrendersi e a continuare, tutti uniti e con entrambe le associazioni, nella battaglia.

Il Tar Lazio ha confermato il decreto cautelare emesso in favore di un giovanissimo studente non ammesso alla terza elementare.
Il piccolo era stato bocciato nonostante avesse una situazione personale molto difficile, originata purtroppo dalla perdita della madre pochi anni orsono. Una condizione psicologica, quella del bambino, sicuramente problematica, certificata anche dal parere di alcuni psicoterapeuti professionisti, che la scuola stessa non ha saputo gestire, ma che, anzi, ha provveduto a risolvere con una bocciatura; unico caso nell’istituto per tutto il 2013.  
Impossibile non denunciare un simile atteggiamento dell’Amministrazione.
L’illogicità, la carenza e l’assoluta genericità della motivazione addotta dall’Istituto a fondamento della propria decisione – in totale dissonanza con il dettato normativo attualmente in vigore, che per la scuola primaria prevede nel caso di non ammissione alla classe successiva, l’indicazione di “motivi specifici” – è stata fortunatamente messa in luce dall’avv. Michele Bonetti, il quale non ha tardato a proporre ricorso dinanzi al TAR Lazio.
Un decreto cautelare emesso dal Giudice Consigliere Dott.ssa Biancofiore e una successiva  ordinanza di conferma dello stesso hanno condannato la scuola a riesaminare la posizione del bambino, consentendogli in via cautelare di frequentare la classe terza elementare.
Intanto, in attesa della pronuncia sul merito per il definitivo consolidamento della posizione, il piccolo continua il proprio percorso di formazione e crescita all’interno della scuola, con grande soddisfazione di chi continua a lottare per difendere diritti che, come quello allo studio, sono di tutti ma, troppo spesso, vengono riconosciuti a pochi fortunati soltanto.
Si allega copia del decreto e dell’ordinanza del TAR Lazio.
  

Per questo anno accademico, l’Università di Perugia per il corso in Scienze della Formazione ha stabilito un totale di 130 posti destinati al contingente comunitario e altri 10 destinati al contingente extracomunitario, stabilendo una soglia minima ai fine dell’ammissione pari a 63 punti.

Ad oggi, alcune future matricole che hanno sostenuto il test presso l’ateneo perugino, pur collocandosi entro i posti banditi, dunque entro quei 130 posti disponibili, non hanno però superato la soglia (elevatissima, a nostro avviso) dei punti minimi per l’ammissione al Corso di laurea e quindi non possono immatricolarsi. Secondo l’Ateneo Perugino e il Miur, i posti banditi e non occupati dovrebbero rimanere vacanti. Così il numero programmato diventa numero chiuso. L’UDU ritiene che le soglie e gli sbarramenti all’ingresso siano incostituzionali e pertanto organizzerà un ricorso collettivo su Perugia.

Ispirati dalle numerose battaglie sino ad oggi affrontate e dai precedenti giurisprudenziali ottenuti dallo studio legale dell’Avvocato Michele Bonetti & Partners per le soglie di Scienze della Formazione, abbiamo così deciso di fornire una adeguata e concreta risposta a questa procedura illegittima adottata dall’Università di Perugia e dal Miur per il corso di Laurea in Scienze della Formazione.

Adesioni da pervenire entro il 10 ottobre p.v., ultimo giorno utile per spedire il vostro plico mediante raccomandata a.r. allo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners (Via S. Tommaso D'Aquino 47 - Roma 00136). Vi chiediamo la cortesia di indicare sulla busta la dicitura “Ricorso Scienze della Formazione Uni Perugia”.

Il plico inviato con raccomandata a.r. deve contenere:

- una procura sottoscritta in originale e completa dei dati richiesti;

- una fotocopia del documento di identità;

- una copia del bonifico del versamento di euro 300,00 effettuato sulle coordinate bancarie in allegato.

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