Estensione delle stabilizzazioni http://avvocatomichelebonetti.it Sun, 28 May 2017 03:12:47 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it Pioggia di ricorsi in tutta Italia per i diritti dei lavoratori della scuola http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/stabilizzazioni/329-pioggia-di-ricorsi-in-tutta-italia-per-i-diritti-dei-lavoratori-della-scuola http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/stabilizzazioni/329-pioggia-di-ricorsi-in-tutta-italia-per-i-diritti-dei-lavoratori-della-scuola Pioggia di ricorsi in tutta Italia per i diritti dei lavoratori della scuola

Dopo aver denunciato innanzi al T.A.R. le illegittimità legislative che colpiscono migliaia di docenti precari di terza fascia, le assurde pretese del T.F.A. che equipara un neolaureato ad un docente con decennale esperienza di insegnamento obbligandoli a sostenere lo stesso test a risposta multipla, iniziamo la campagna per i diritti del lavoro attraverso una pioggia di ricorsi, in tutta Italia, per tutelare ed affermare i diritti essenziali dei lavoratori della scuola da anni sfruttati e sottopagati dalle Istituzioni scolastiche e pubbliche.

I ricorsi verranno incardinati nei Tribunali del Lavoro Italiani scelti in base alla sede in cui ogni singolo insegnante ha svolto l'attività lavorativa.

 

Avviso Importante

Secondo i giudici del Tribunale del lavoro di Milano, a seguito dell'introduzione dell'art. 2, c. 54, del D. L. 225/2010 (c.d. Decreto Milleproroghe), convertito dalla legge 10/2011, è stata posticipata l'efficacia del termine decadenziale del 24 gennaio 2011 introdotto dalla legge 183/2010 per l'impugnazione dei contratti scaduti che prevedono il licenziamento, per ritardare gli effetti preclusivi della nuova norma introdotta.

Pertanto si potrà adire il Giudice del Lavoro qualora entro questo mese (febbraio 2012) si invii la lettera con cui si impugnano i termini ed i contratti a tempo determinato, di collaborazione e similari.

 

Ricorso Giudice del Lavoro per la stabilizzazione degli insegnanti

 

I nostri Studi saranno a disposizione degli interessati per fornire ogni chiarimento in merito alla procedura giudiziaria di cui di seguito si indicano i requisiti essenziali, fornendo risposta alle domande più ricorrenti.

  1. 1) Obiettivi del ricorso.

Scopo del ricorso al Giudice del Lavoro è l'impugnazione dei contratti nonché di tutta la situazione economica e lavorativa dei precari che abbiano prestato servizio presso le Scuole Statali o Paritarie.

Le principali richieste portate avanti nel ricorso saranno quelle di:

a) Accertare il diritto del ricorrente al risarcimento del danno derivante dall'abuso costituito dalla successione di contratti a tempo determinato;

b) Accertare il diritto del ricorrente al riconoscimento, per effetto dell'anzianità maturata nel servizio pre-ruolo, degli scatti biennali in misura pari al 2,50% dello stipendio spettante per il passato e per il futuro;

c) Accertare il diritto del ricorrente alla parità di trattamento economico con il personale di ruolo;

  1. 2) Chi può fare ricorso? E se non ho spedito la lettera di impugnazione dei termini?

Possono aderire al ricorso tutti coloro che siano in possesso di valido titolo all'inserimento nelle graduatorie d'istituto o ad esaurimento ed in possesso di almeno 3 anni di servizio alle dipendenze del MIUR e/o di una Scuola paritaria. Questo è ciò che lo Studio Legale consiglia.

Se non è stata spedita la lettera di impugnazione dei termini consigliamo di non effettuare la vertenza se non per far valere alcune questioni come ad esempio gli scatti di anzianità pregressi.

  1. 3) Entro quanto devono essere impugnati i contratti e qual è il termine fissato per la presentazione del ricorso?

Con la legge 4 novembre 2010 n. 183, c.d. Collegato Lavoro (pubblicata nella Gazzetta Ufficiale il 09 novembre 2010 ed entrata in vigore il 24 novembre 2010) il Legislatore ha modificato in maniera rilevante la materia dei contenziosi aventi ad oggetto la dichiarazione di nullità del termine apposto ai contratti a tempo determinato. In particolare, l'art. 32 della suddetta legge prevede che:

a) Il lavoratore che intende far valere l'illegittimità di uno o più contratti a termine in successione debba farlo improrogabilmente entro 60 giorni dalla scadenza degli stessi ;

b) Entro i successivi 270 giorni dall'impugnazione di cui al precedente punto depositare il ricorso presso il Tribunale del Lavoro competente territorialmente;

Inizialmente, con l'entrata in vigore del cd. Collegato Lavoro, il termine fissato per l'impugnazione di tutti i contratti stipulati fra il MIUR e i docenti alle sue dipendenze che avessero avuto termine entro il 31.12.2010 era stato fissato al 26.01.2011.

Tuttavia, con l'entrata in vigore del cd. "mille proroghe" (D.L. 29 dicembre 2010) il legislatore ha compiuto un'ampia virata sull'introduzione del termine breve per l'impugnazione dei contratti a tempo determinato, estendendolo a tutto l'anno 2011, e più precisamente fissando al 31.12.2011 la data ultima per l'impugnazione di tutti i contratti stipulati fra il MIUR e i docenti entro la fine del dicembre 2010.

Per quanto riguarda i contratti stipulati nel 2011 e successivamente, gli stessi dovranno essere impugnati improrogabilmente entro i 60 giorni dalla scadenza.

Il lavoratore che non abbia provveduto all'impugnazione nei suddetti termini decade dalla richiesta delle indennità.

  1. 4) Se ho spedito la lettera a gennaio 2011 sono passati i 270 giorni e sono quindi decaduto?

Si, l'azione doveva essere proposta dopo 270 giorni. In tal caso Vi preghiamo di verificare se vi sono impugnazioni successive e di spedircele. Dall'ultima lettera di impugnazione di tutti i termini dobbiamo stare entro 270 giorni.

  1. 5) Se non avessi ancora aderito, qual è la documentazione da inviare propedeutica alla presentazione del ricorso?

I documenti necessari per l'adesione al ricorso e da far pervenire al più presto presso il nostro Studio sono:

a) Copia di tutti i contratti di lavoro sottoscritti;

b) Copia delle buste paga relative ai 6 anni precedenti alla missiva di impugnazione dei contratti stipulati con il MIUR;

c) Copia dei CUD relativi agli ultimi sei anni;

d) Copia 730/2011 o Modello Unico 2011;

e) Procure sottoscritte in originale;

f)Copia delle missive di impugnazione dei contratti corredate dalle relative ricevute di spedizione e di ritorno.

  1. 6) Sulla necessità di far effettuare i conteggi sulle differenze retributive ed indennità da parte del Consulente del Lavoro.

Ai fini di una maggiore completezza del ricorso è consigliabile far effettuare dei conteggi sulle differenze retributive ed indennità da parte di un Consulente del Lavoro.

Il nostro Studio mette a disposizione un proprio Consulente del Lavoro, il cui compenso per la propria prestazione è fisso e pari ad euro 125,00. Attenzione tale prezzo è una convenzione solo per i ricorrenti che provengono dall'A.d.i.d.a. essendo di molto superiori gli onorari dei Professionisti privati del settore.

Tuttavia, il ricorrente, qualora ne avesse la possibilità, può fare effettuare i conteggi richiesti da un proprio consulente.

 

Per usufruire del consulente convenzionato con lo studio legale il bonifico della indicata somma dovrà effettuarsi sul conto corrente:

intestazione del conto :
C.P.E.D.  SRL
Piazza Bologna  1
00162  Roma
Banca: INTESA
IBAN: IT26F0306905060100000000650

VI PREGHIAMO DI INDICARE NELLA CAUSALE IL NOME DEL RICORRENTE CHE FRUIRA' DEL CONTEGGIO.

  1. 7) Che cos'è il contributo unificato e quando deve essere pagato?

Il contributo unificato è una tassa che deve essere pagata al momento di iscrivere la causa al ruolo, ossia quando si deposita il primo atto in cancelleria.

Il suo importo varia in relazione al valore e alla tipologia di causa e pari ad euro 225,00 per le cause di valore indeterminato.

Con il D.L. 06 luglio 2011 n. 98 ("misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica") è stato introdotto la presente tassa anche per le controversie individuali di lavoro o concernenti rapporti di pubblico impiego.

Deve precisarsi, tuttavia, che sono esentati dal pagamento del contributo unificato tutti coloro che siano in possesso di un reddito imponibile ai fini IRPEF (risultante dall'ultima dichiarazione dei redditi) inferiore ad € 31.884,48.

Si precisa che per la determinazione del reddito imponibile di cui sopra vi sono allo stato attuale due diversi orientamenti giurisprudenziali; l'uno prevede che da considerarsi è il reddito del nucleo familiare, mentre l'atro, ultimo, considera il reddito del solo lavoratore. Allo stato è prevalente la prima interpretazione quindi considereremo il reddito familiare, salvo integrazioni su mutamenti di indirizzo.

  1. 8) E' possibile ottenere l'assunzione a tempo indeterminato?

Nonostante vi siano state alcune pronunce che hanno lasciato aperti degli spiragli per la regolarizzazione del rapporto di lavoro, è doveroso rappresentare che tale possibilità allo stato attuale è ostacolata da quanto disposto dall'art. 97 della Costituzione che prevede la necessarietà del concorso pubblico per ottenere l'assunzione alle dipendenze della Pubblica Amministrazione. La Costituzione costituisce ostacolo anche per le ultime interpretazioni giurisprudenziali di carattere comunitario.

Tuttavia vi sono state delle sentenze di alcuni Tribunali (ad es. Genova, Siena etc.) che hanno provveduto alla stabilizzazione in virtù di una richiamata normativa comunitaria. Ma allo stato permane il predetto ostacolo.

  1. 9) Quale è il termine ultimo per inviare la documentazione?

Al fine di lavorare con maggiore attenzione e professionalità lo studio legale ha individuato nella data del 15 marzo il termine ultimo per l'invio dei plichi.

  1. 10) Quale è il prezzo del ricorso? E le spese legali?

Si prevede il pagamento di un contributo all'Associazione ADIDA pari ad euro 197,00  mentre il nostro studio legale sottoscriverà con ogni singolo ricorrente dei patti di quota lite al fine di avere un pagamento adeguato e commisurato all'esito del ricorso.

Si precisa che per il pagamento della quota di euro 197,00 e per ottenere la procura alle liti bisognerà rivolgersi ad Adida. Si rappresenta che in caso di esito negativo del ricorso trattasi di materia lavoristica per la quale generalmente vige il principio della compensazione delle spese legali; qualora vi fosse una condanna alle spese del giudizio a favore dell'Amministrazione il valore delle stesse si aggira introno ai 1.200,00 euro.

  1. 11) Quante possibilità abbiamo? Vinceremo?

Non è possibile fornire una risposta precisa. Possiamo solo assicurarVi la nostra massima serietà e professionalità nella gestione della pratica rappresentandoVi che a nostro avviso la questione si presenta fondata e che è doveroso andare fino in fondo a questa vicenda.

]]>
info@zerogravita.com (Super User) Estensione delle stabilizzazioni Fri, 09 Mar 2012 14:38:28 +0000
La campagna sulla stabilizzazione http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/stabilizzazioni/93-la-campagna-sulla-conversione-dei-lavoratori-a-progetto-e-sulla-stabilizzazione http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/stabilizzazioni/93-la-campagna-sulla-conversione-dei-lavoratori-a-progetto-e-sulla-stabilizzazione La campagna sulla stabilizzazione

Sentiamo spesso parlare di Co.co.co., lavoratori a progetto, a partita iva, e tante altre forme contrattuali che nella realtà celano un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato, ma non tutti sanno che una forte tutela giurisdizionale può portare alla conversione ab origine di tutta questa serie di contratti formali in un solo ed unico contratto, il contratto a tempo indeterminato subordinato.

Lo studio ha ottenuto i primi e più importanti provvedimenti giurisdizionali favorevoli in materia aprendo un nuovo filone giurisprudenziale.

Una campagna importante si anche svolta per la stabilizzazione dei lavoratori precari nella Pubblica Amministrazione. Con il comma 519 art. 1 della L. 27 dicembre 2006 n. 296 il Legislatore previde la possibilità di stabilizzare i contratti del personale in servizio a tempo determinato da almeno 3 anni; per tali soggetti in possesso dei requisiti indicati nel predetto comma, si prevedeva la possibilità di convertire il contratto di assunzione in un contratto a tempo indeterminato, ma molti lavoratori rimasero esclusi per essere stati assunti con contratti di collaborazione.
Con la nostra assistenza è stato possibile allargare l'applicabilità del comma 519 dell'art. 1 L. 27 dicembre 2006 n. 296 anche ad una serie di contratti di collaborazione coordinata e continuativa e di lavoro autonomo dimostrando la sussistenza di un rapporto di subordinazione.
Si è ritenuto di aderire a tale campagna concedendo attenzione non solo al nomen juris con cui i soggetti venivano assunti presso l’Autorità amministrativa, ma soprattutto al reale svolgimento del rapporto lavorativo, non potendosi sicuramente riservare un trattamento differenziato tra i soggetti che venivano assunti mediante un contratto di lavoro subordinato a termine, e coloro che pur essendo assunti mediante contratti di collaborazione prestavano comunque per lunghi anni la prestazione lavorativa a favore della P.A. con tutti gli indici della subordinazione, essendovi tra le due posizioni una differenza di carattere meramente formale.

La continuità della prestazione, l'osservanza di un orario determinato, la cadenza regolare della retribuzione, la sottoposizione al potere direttivo e disciplinare con conseguente impossibilità di svolgere funzioni diverse da quelle strettamente indicate, hanno determinato la legittima qualificazione dei lavoratori come lavoratori subordinati con l'adeguato trattamento normativo ivi compresa la pacifica possibilità di concorrere alla procedura prevista dal comma 519 art. 1 della predetta legge finanziaria.

]]>
info@zerogravita.com (Super User) Estensione delle stabilizzazioni Mon, 07 Jul 2008 16:13:17 +0000
Un caso in particolare http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/stabilizzazioni/71-un-caso-in-particolare http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/stabilizzazioni/71-un-caso-in-particolare Un caso in particolare

Come noto, con il comma 519 art. 1 della L. 27 dicembre 2006 n. 296 il Legislatore prevede la possibilità di stabilizzare i contratti del personale, non dirigenziale, in servizio a tempo determinato da almeno 3 anni, anche non continuativi; per tali soggetti in possesso dei requisiti indicati nel predetto comma, si prevede la possibilità di convertire il contratto di assunzione in un contratto a tempo indeterminato.

Con la nostra assistenza è stato possibile allargare l'applicabilità del comma 519 dell'art. 1 L. 27 dicembre 2006 n. 296 anche ad una serie di contratti di collaborazione coordinata e continuativa e di lavoro autonomo dimostrando la sussistenza di un rapporto di subordinazione.                                                 

Si ritiene che al fine di evitare uno squilibrio tra i lavoratori partecipanti alla procedura di cui al comma 519 e 529 della predetta legge finanziaria e la violazione dei principi fondamentali dell’ordinamento quali ad esempio quello della parità di trattamento, dovrà concedersi attenzione non solo al nomen juris con cui i soggetti venivano assunti presso l’Autorità amministrativa, ma soprattutto al reale svolgimento del rapporto lavorativo, non potendosi sicuramente riservare un trattamento differenziato tra i soggetti che venivano assunti mediante un contratto di lavoro subordinato a termine e coloro che pur essendo assunti mediante contratti di collaborazione prestavano comunque per lunghi anni la prestazione lavorativa a favore dell’Autorità con tutti gli indici della subordinazione, essendovi tra le due posizioni una differenza di carattere meramente formale.

In un caso, in particolare, il rapporto lavorativo intercorrente tra il nostro assistito ed un' Amministrazione era stato regolato mediante numerosi contratti di collaborazione autonoma nonostante lo stesso svolgesse la propria prestazione sotto la direzione e il controllo di un'unica Amministrazione..
Inoltre, i diversi contratti di assunzione (contestabili anche circa la veridicità dei compiti assegnati) avevano formalmente come oggetto le stesse mansioni contabili, di segreteria e amministrative che per definizione chiedono per il loro svolgimento una presenza costante e regolare della lavoratrice sul luogo di lavoro e erano, pertanto,  ictu oculi riconducibili a prestazioni di lavoro di natura subordinata.

Il rapporto di lavoro autonomo in materia di collaborazioni coordinate e continuative trova nell’ambito della pubblica amministrazione, come noto, una particolare disciplina finalizzata ad evitare la violazione di quei principi fondamentali che sottendono all’attività amministrativa e all’ordinamento dello Stato quali ad esempio l’accesso ai pubblici incarichi mediante pubblico concorso. In merito il Ministro della Funzione Pubblica ha precisato, anche mediante la circolare n. 4 del 2004, la possibilità di ricorrere a rapporti di collaborazione (oltre che nei casi consentiti dalla legge) unicamente per prestazioni di elevata professionalità contraddistinte da una elevata autonomia nel loro svolgimento, tale da caratterizzarle quali prestazioni di lavoro autonomo. In particolare l’elemento dell’autonomia dovrà risultare prevalente, poiché in caso contrario sarebbero aggirate e violate le norme sull’accesso alla pubblica amministrazione ex art.li 51 e 97 Costituzione.
Le condizioni necessarie per il conferimento degli incarichi sono, dunque,: a) rispondenza dell’incarico agli obiettivi dell’amministrazione conferente; b) impossibilità per l’amministrazione conferente di procurarsi all’interno della propria organizzazione le figure professionali idonee allo svolgimento delle prestazioni oggetto dell’incarico; c) specifica indicazione dei criteri e delle modalità di svolgimento dell’incarico; d) temporaneità dell’incarico; e) proporzione fra compensi erogati all’incaricato e le utilità conseguite dall’amministrazione. Risulta pertanto ictu oculi la assenza dei suddetti requisiti di legge suddetti nonché la natura subordinata della prestazione lavorativa effettuata.
Nel caso di specie, pertanto,  l’attività lavorativa effettuata dal nostro assistito, non poteva essere in alcun modo ricondotta alla tipologia di lavoro autonomo in questione, in quanto lo stesso svolgeva il proprio lavoro con i vincoli della subordinazione e in condizioni diverse da quelle richieste e dai contratti di assunzione in atti, circostanza questa pacifica e nota anche a tutti i colleghi e di facile riscontro anche mediante un semplice accertamento sul luogo di lavoro di carattere ispettivo. Difatti tutte le condizioni del rapporto lavorativo venivano decise unilateralmente dal datore di lavoro che non solo indicava al lavoratore i giorni, gli orari lavorativi, e le mansioni da svolgere, ma controllava costantemente il corretto svolgimento delle mansioni assegnate, e le presenze giornaliere del nostro assistito anche mediante apposito “badge” per l’attestazione delle presenze. Il rapporto di lavoro si svolgeva, in sostanza, sotto la direzione e il costante controllo dell’Autorità Amministrativa.
Inoltre, la natura simulata dei contratti di collaborazione sottoscritti dal nostro assistito risultava anche documentalmente dal tenore degli stessi in quanto richiedenti  tutti l’espletamento di identiche mansioni di carattere amministrativo, quando invece la normativa di riferimento richiede che la collaborazione sia esplicata in relazione ad incarichi specifici e obiettivi da raggiungere del tutto mancanti nel caso in parola ove sono presenti tutti i c.d. “indici” della subordinazione.
Il contratto di collaborazione viene ad essere infatti caratterizzato dalla possibilità del lavoratore di gestire in piena autonomia la prestazione lavorativa, scegliendo quindi, non solo gli orari e i giorni in cui lavorare, ma anche le modalità con cui portare a compimento l’attività richiesta.
Unico vincolo, per il lavoratore assunto con la tipologia contrattuale in questione, è il raggiungimento dell’obiettivo ad esso assegnato consistente in uno specifico incarico assegnato.
E’ lo stesso Dipartimento della Funzione Pubblica nella circolare n. 4 del 14 luglio 2004 (uniformandosi al copioso e noto orientamento giurisprudenziale in materia) a precisare: “Il vero criterio distintivo del rapporto di lavoro in esame (Contratto di collaborazione coordinata e continuativa) può essere individuato nella mancanza di subordinazione, come risulta invece disciplinato dagli articoli 2094, 2086, 2104 del codice civile”.
Da quanto si evinceva dalla documentazione e dalle circostanze analizzate nel caso di cui in parola era il Ministero ad indicare al lavoratore anche gli orari di lavoro, chiedendo altresì alla dipendente di attestare le presenze giornaliere.
Altro requisito richiesto dalla normativa di riferimento al fine della configurazione della fattispecie di lavoro autonomo all’interno della Pubblica amministrazione è che la prestazione lavorativa oggetto di accordo sia altamente qualificata e venga prestata per un tempo limitato, tanto che la proroga del rapporto e dell’incarico deve costituire un’eccezione.
Era, dunque, lapalissiano che l’assunzione del nostro assistito era avvenuta in violazione di tutta la normativa di riferimento in quanto non solo la prestazione lavorativa si svolgeva sotto il costante controllo e direzione del datore di lavoro, ma anche le mansioni assegnate al lavoratore non potevano essere considerate in alcun modo altamente qualificate stante l’indicazione nella contrattualistica di produzione ministeriale di compiti con funzione di segreteria; per di più la rinnovazione del contratto di collaborazione costituiva una prassi e non un’eccezione, come voluto dalle previsioni legislative. Così come previsto dagli art.li 1362 e ss. c.c. non ci si può limitare all'interpretazione letterale dell'accordo stretto tra le parti per conoscere la loro reale volontà, ma a rilevare è il loro comportamento complessivo anche posteriore alla conclusione del contratto. In sintonia con tale linea di pensiero si pone la Suprema Corte che rileva come il "nomen juris" non ha potere assorbente, "poiché deve tenersi conto, altresì, sul piano della interpretazione delle parti contraenti, del comportamento complessivo delle medesime, anche posteriore alla conclusione del contratto, ai sensi dell'art. 1262, comma 2, c.c., e, in caso di contrasto tra i dati formali e dati fattuali relativi alle caratteristiche e modalità della prestazione, è necessario dare prevalente rilievo ai secondi, dato che la tutela relativa al lavoro subordinato, per il suo rilievo pubblicistico e costituzionale, non può essere elusa per mezzo di una configurazione formale non rispondente alle concrete modalità di esecuzione del contratto" (così Cass. sez. III, n. 2344 del 2003; ex multiis Cass. 14 luglio 2006 n. 16118; Cass. 21 maggio 2003 n. 8022; Cass.9 dicembre 2003 n. 1873).   
La continuità della prestazione, l'osservanza di un orario determinato, la cadenza regolare della retribuzione, la sottoposizione al potere direttivo e disciplinare con conseguente impossibilità di svolgere funzioni diverse da quelle strettamente indicate, determinano la legittima qualificazione del nostro assistito come lavoratore subordinato, con l'adeguato trattamento normativo ivi compresa la pacifica possibilità di concorrere alla procedura prevista dal coma 519 art. 1 della predetta legge finanziaria.
Nonostante vi sia stata la stipulazione di un contratto di collaborazione autonoma, doveva, dunque, ritenersi applicabile al caso in questione la normativa prevista per il lavoro subordinato, con la conseguente possibilità per il nostro assistito di agire giudizialmente per la trasformazione del contratto di collaborazione in un contratto di lavoro subordinato con tutte le conseguenze di legge.
Ritenendo, dunque, anche in base al consolidato orientamento giurisprudenziale, che per la giusta e corretta qualificazione del rapporto di lavoro debba tenersi conto delle effettive modalità di svolgimento dell’attività lavorativa ed allo scopo  di evitare una disparità di trattamento tra gli stessi lavoratori appariva doverosa l’applicabilità al caso di specie della procedura di cui al comma 519 art. 1 L. 27 dicembre 296.

 A soccorrere ai fini dell’applicabilità della detta procedura al caso di specie era anche una interpretazione conforme alla ratio stessa della normativa stessa che si pone l’obiettivo di stabilizzare il personale più vicino all’Amministrazione e facente parte della sua pianta stabile, tanto da espletare la propria prestazione con i caratteri della periodicità e stabilità propri del lavoro subordinato.
Era, dunque, lalapalissiano che per il reale svolgimento della prestazione lavorativa e delle condizione di questa, il nostro assistito rientrava pienamente nella previsione legislativa dato che nonostante venisse formalmente assunto mediante contratti di lavoro autonomo. Pertanto,  se non fossero stati ritenuti sussistenti i requisiti richiesti dal citato comma 519 art. 1 L. 296/2006 al caso di specie si sarebbe provocata una lesione dei diritti del lavoratore e dei principi di uguaglianza e parità di trattamento che sottendono all’azione amministrativa e all’intero ordinamento; difatti la posizione del nostro assistito era  solo formalmente diversa da quella di qualsiasi altro dipendente assunto mediante un contratto di lavoro subordinato a termine dato che la prestazione di lavoro si svolgeva in maniera continuativa nel tempo e sotto la costante direzione del datore di lavoro.

]]>
info@zerogravita.com (Super User) Estensione delle stabilizzazioni Mon, 16 Jun 2008 12:57:09 +0000