Roberta Nardi

Roberta Nardi

Il Tribunale di Milano nella persona del Giudice Istruttore Dott.ssa Chiara Colosimo ha accolto il ricorso dell’Associazione Adida patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia; trattasi di una vittoria storica poiché dopo alcuni accoglimenti vi era stata un’inversione di tendenza a seguito di una sentenza della Corte di Cassazione a cui si erano uniformati tutti i Tribunali compresi quelli di Roma e Milano, che oggi ha invece il coraggio di tornare sui propri passi.

“Forse siamo ad un giro di boa – ha commentato Barbara Borriero coordinatrice nazionale Adida – questa volta non si tratta di un accoglimento di sparuti e piccoli Tribunali della Penisola, ma di una svolta intervenuta in uno dei Tribunali e fori più importanti d’Italia”.

“L’accoglimento riguarda non solo gli scatti di anzianità ma anche il risarcimento del danno – riferisce l'Avvocato Michele Bonetti – il Tribunale ritiene che un lavoratore a tempo determinato sia tale e quale in termini di competenza e professionalità ad uno a tempo indeterminato e non fa distinzioni fra abilitati e non abilitati, equiparandoli finalmente in termini economici”.

Il Tribunale di Milano, riferiscono soddisfatti da Adida, accoglie i diritti dei precari e condanna alle spese del processo il Ministero.

BREVE NOTA A SENTENZA TRIBUNALE DI MILANO, SEZIONE LAVORO, 12 OTTOBRE 2012, N. 4782


La questione all’esame del Tribunale di Milano, sezione lavoro, concerneva l’impugnazione di contratti di lavoro a tempo determinato stipulati con il Ministero, per lo svolgimento dell’attività di docente, tra il 14 maggio 2006 e il 30 giugno 2012 per cui veniva richiesto il riconoscimento di un rapporto di lavoro a tempo indeterminato; l’erogazione di una somma indennitaria come per legge; l’aumento periodico della retribuzione in base agli anni di servizio e gli scatti biennali di stipendio.
Le fattispecie in esame rileva ai fini di problematiche decisamente complesse, oggetto di differenti interpretazioni da parte della stessa giurisprudenza anche di legittimità.
Orbene con la sentenza del 12.10.2012 n. 4782, il Tribunale di Milano, sezione lavoro, ha avuto il coraggio di scardinare le precedenti pronunce e di equiparare il trattamento retributivo dei docenti precari a quello dei docenti a tempo indeterminato.
La sentenza in esame ha ribadito come l’utilizzo di  contratti di lavoro a tempo determinato trovi la propria ragion d’essere nella necessità di far fronte a situazioni contingenti e limitate e allo stesso tempo ha evidenziato come dietro l’utilità oggettiva e temporanea del contratto a tempo determinato si celi il riprovevole intento di cristallizzare il rapporto di lavoro precario. L’utilizzo smisurato di detti contratti a termine, se pur rispettosi nella forma del principio di legalità, eludono nella sostanza lo status di lavoratore quale centro di imputazione di diritti e di doveri in continua evoluzione.
La sentenza in oggetto ha saputo riconoscere tale evoluzione mettendo in luce l’assunto che l’utilizzo/abuso reiterato dei contratti a tempo determinato non sia altro che una modalità di regolamentazione del rapporto di lavoro che non può non esteriorizzare e non tener conto delle competenze e della professionalità del precario.


SULL’ANZIANITA’ MATURATA E SUL RISARCIMENTO DEL DANNO PATITO

Il Tribunale di Milano ha così statuito: “orbene, lo scatto di anzianità ha la funzione di parametrare il trattamento retributivo alla progressiva acquisizione di una maggiore professionalità e competenza del lavoratore. Esso, in sostanza, tiene conto della maturazione della sempre più ampia esperienza che ciascun lavoratore consegue in forza del protratto svolgimento della propria prestazione.”
La questione della progressione economica conseguente all’anzianità di servizio non risulta disciplinata dalla normativa sui contratti a termine e la ragione è oltremodo evidente: per loro stessa natura, detti contratti sono destinati a regolamentare situazioni contingenti e limitate nel tempo, e non possono in alcun modo essere impiegati per regolamentare con continuità e stabilita un rapporto di lavoro.
D’altronde, è principio consolidato del nostro ordinamento, così come dell’ordinamento comunitario, quello inerente l’eccezionalità del contratto a termine rispetto alla regola generale del contratto a tempo indeterminato.
L’ordinamento, peraltro, non conosce nessun elemento che possa portare a un sovvertimento di detto principio laddove il datore di lavoro sia un soggetto pubblico, e nulla che consenta alle Amministrazioni di impiegare tale strumento con modalità atte a stravolgere la specificità di questa fattispecie contrattuale.
Il fatto che anche nel pubblico impiego il rapporto di lavoro a tempo determinato rappresenti l’eccezione, e non la regola, è considerazione che può agevolmente trarsi da quanto previsto dal D. Lgs. 165/2001.
All’art. 36, co. 1, infatti si stabilisce che “per le esigenze connesse con il proprio fabbisogno ordinario le pubbliche amministrazioni assumono esclusivamente con contratti di lavoro subordinato a tempo indeterminato”, e il successivo comma terzo evidenzia l’esigenza di evitare abusi nell’utilizzo delle diverse forme di lavoro flessibile.”

Incombe sulle Pubbliche Amministrazioni l’obbligo di operare nel rispetto del principio di legalità e di agire quindi, non soltanto conformemente ai principi propri dell’ordinamento interno, ma anche in piena coerenza con i principi promananti dall’ordinamento comunitario.
Parimenti, non appare ragionevole giustificare il trattamento differenziato in considerazione dei differenti obblighi che incombono sui docenti di ruolo, nella misura in cui questi stessi obblighi siano la diretta conseguenza di un’assunzione a tempo indeterminato e contropartita della stabilità dell’impiego.

Secondo il Giudice Milanese:
“Nel caso di specie, la progressiva reiterazione di rapporti di lavoro  a tempo determinato ha di fatto realizzato un contesto del tutto identico, sotto il profilo dello sviluppo della professionalità, a quello tipico di un rapporto a tempo indeterminato.

Non v’è dubbio, infatti, che l’odierna ricorrente abbia prestato la propria attività senza soluzione di continuità e che lo abbia fatto sempre svolgendo mansioni corrispondenti al profilo di docente. Conseguentemente, non può revocarsi in dubbio che la stessa abbia nel tempo acquisito un’esperienza del tutto identica, sotto il profilo qualitativo e quantitativo, a quella maturata dai colleghi di pari anzianità, legati all’amministrazione da un rapporto a tempo indeterminato.
La disparità di trattamento sin qui riservata alla parte attrice non risulta legittimata da alcuna ragione obbiettiva, né in altro modo giustificabile.
Può e deve quindi essere accolta la domanda relativa al risarcimento del danno subito per il pregresso mancato riconoscimento dell’adeguamento retributivo.

Per questi motivi, deve essere dichiarato il diritto della ricorrente al riconoscimento ad ogni effetto di legge e di contratto dell’anzianità maturata dal 11.09.2008, e al risarcimento del danno patito, consistente nella mancata percezione negli anni passati delle retribuzioni di volta in volta adeguate alla corrispondente anzianità”.

Roma, lì 19.10.2012.                                                                                                    Avv. Michele Bonetti

Il ricorso è possibile e si può scendere nel merito della valutazione. Per il TAR del Lazio <<la assenza di una valutazione complessiva che designi le capacità effettive dello studente ad affrontare la classe superiore e la assoluta impossibilità per lo stesso di recuperare le insufficienze accusate in prima media nel corso degli studi della classe superiore, che avrebbe dovuto costituire oggetto di una motivata rilevazione dell’Organo esaminatore, mancante nella motivazione del deliberato dell’Organo di valutazione adottato a maggioranza>>, determina l’ammissione sub iudice dello studente alla classe superiore.

 

Nella specie si trattava di una scuola privata romana che non aveva consentito l’ammissione alla classe successiva, dalla I° media alla 2° media.

Parte il ricorso collettivo per la classe A245 e A246 (Lingua e civiltà straniera – Francese) del tirocinio formativo attivo, dove ben 25 domande su 60 sono state annullate.

Il MIUR ha provveduto, in questi ultimi giorni, alla terza correzione dei risultati con un ulteriore annullamento di una domanda.

Alcune università hanno, così, deciso di effettuare una nuova prova scritta per tutti coloro che sono risultati ammessi dopo l’ulteriore abbonamento della domanda e per tutti coloro che saranno ammessi con riserva dal Tar.

Contattateci ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per avere informazioni sul ricorso collettivo.

Si allega, a titolo esemplificativo, l’avviso dell’università di Cassino nonché il comunicato pubblicato sul sito dell’Università degli studi di Napoli “L’Orientale” concernente l’integrazione dei risultati dei test preselettivi.

Sabato, 06 Ottobre 2012 17:20

TFA: accolte altre 20 ordinanze!

Riconfermato l’orientamento del Tar del Lazio sulla nota querelle che concerne i tirocini formativi attivi. Altri studenti e precari vengono, dunque, ammessi dal Tar che, dopo una prima battuta d’arresto su alcuni ricorsi collettivi gestiti da altri avvocati, riconferma il suo orientamento positivo.

Fra le novità vi è anche la fissazione dei meriti del giudizio per i primi di dicembre. Ancora altre vittorie dello Studio Legale Michele Bonetti & Partners.

Il 26 settembre 2012 ha avuto luogo la prima udienza dinanzi al Tar del Lazio (Sezione Terza Bis) per confermare i ricorsi proposti da coloro che erano stati esclusi dal test per l’accesso al Tfa.

E’ stato totalmente positivo l’esito dell’impresa condotta dal nostro Studio ormai da anni al fianco dei precari della scuola e patrocinatori di migliaia di insegnanti e dell'Associazione ADIDA contro il Decreto Gelmini istitutivo del T.F.A.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, presieduto dal Presidente Franco Bianchi con l'intervento i Magistrati Ines Simona Immacolata Pisano e Paolo Restaino, ha accolto tutti i ricorsi confermando i decreti cautelari con ordinanza motivata.

Barbara Borriero, coordinatrice Adida, riferendosi al fatto che le ordinanze sono state accolte per tutte le università, afferma <<E’ una vittoria storica, un vero spartiacque nella giurisprudenza amministrativa tracciata dal duro lavoro dei nostri Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia >>.

Aggiunge, altresì, la coordinatrice <<Ora il Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca sarà costretto a rivedere le proprie posizioni e ad ammettere in sovrannumero tutti coloro che ci daranno mandato per predisporre con noi il ricorso>>.

Il conseguimento di questo importante traguardo prova che è illegittimo lasciare che il futuro di migliaia di famiglie sia delineato in base al mero risultato di un test di sessanta domande ove, peraltro, ben venticinque erano errate, come da confessione dello stesso Ministero.

Adida, tuttavia, non è intenzionata a concedere alcuna tregua: la guerra proseguirà ed il nuovo ostacolo preso di mira sarà il c.d. “concorsone” indetto per assumere 11.542 docenti nel biennio 2013-2014, in quanto esso rappresenta un nuovo ostacolo al riconoscimento ai precari della scuola di quanto loro dovuto.

Il mega ricorso che Adida ha in cantiere avrà, appunto, lo scopo di difendere tutti i precari che da anni lavorano nella scuola e ingiustamente sono lesi da questo concorso che non riconosce i loro titoli e il servizio prestato per anni e anni nelle scuole della Repubblica.

Infatti, La Borriero tuona a tal proposito: “Ora Adida punta a impugnare il concorsone con un maxi ricorso. È impensabile che non si riconosca il dovuto a tanti precari che da anni e anni prestano servizio e che hanno fatto il servizio pubblico scolastico italiano”.

 

 

Il 26 settembre 2012 ha avuto luogo la prima udienza dinanzi al Tar del Lazio (Sezione Terza Bis) per confermare i ricorsi proposti da coloro che erano stati esclusi dal test per l’accesso al Tfa.

E’ stato totalmente positivo l’esito dell’impresa condotta dal nostro Studio ormai da anni al fianco dei precari della scuola e patrocinatori di migliaia di insegnanti e dell'Associazione ADIDA contro il Decreto Gelmini istitutivo del T.F.A.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio, presieduto dal Presidente Franco Bianchi con l'intervento i Magistrati Ines Simona Immacolata Pisano e Paolo Restaino, ha accolto tutti i ricorsi confermando i decreti cautelari con ordinanza motivata.

Barbara Borriero, coordinatrice Adida, riferendosi al fatto che le ordinanze sono state accolte per tutte le università, afferma <<E’ una vittoria storica, un vero spartiacque nella giurisprudenza amministrativa tracciata dal duro lavoro dei nostri Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia >>.

Aggiunge, altresì, la coordinatrice <<Ora il Ministero dell'Istruzione dell'Universita' e della Ricerca sarà costretto a rivedere le proprie posizioni e ad ammettere in sovrannumero tutti coloro che ci daranno mandato per predisporre con noi il ricorso>>.

Il conseguimento di questo importante traguardo prova che è illegittimo lasciare che il futuro di migliaia di famiglie sia delineato in base al mero risultato di un test di sessanta domande ove, peraltro, ben venticinque erano errate, come da confessione dello stesso Ministero.

Adida, tuttavia, non è intenzionata a concedere alcuna tregua: la guerra proseguirà ed il nuovo ostacolo preso di mira sarà il c.d. “concorsone” indetto per assumere 11.542 docenti nel biennio 2013-2014, in quanto esso rappresenta un nuovo ostacolo al riconoscimento ai precari della scuola di quanto loro dovuto.

Il mega ricorso che Adida ha in cantiere avrà, appunto, lo scopo di difendere tutti i precari che da anni lavorano nella scuola e ingiustamente sono lesi da questo concorso che non riconosce i loro titoli e il servizio prestato per anni e anni nelle scuole della Repubblica.

Infatti, La Borriero tuona a tal proposito: “Ora Adida punta a impugnare il concorsone con un maxi ricorso. È impensabile che non si riconosca il dovuto a tanti precari che da anni e anni prestano servizio e che hanno fatto il servizio pubblico scolastico italiano”.

 

 

Dopo aver vinto i trasferimenti da Atenei stranieri ad Atenei Italiani, lo Studio Legale Avvocato Michele Bonetti & Partners fa ammettere in via definitiva studenti esclusi e che richiedevano il trasferimento da altri Atenei Italiani.

Un altro ostacolo al diritto allo studio e alla libera circolazione degli studenti è stato abbattuto!

Si veda sentenza allegata.

Un meccanismo dominato dal caso, una lotteria: così è definita in una recente sentenza la scelta degli studenti ammessi all’Università sulla base del sistema dell’accesso programmato, ormai obsoleto.

Fautore della battaglia contro queste ingiustizie e sostenitore dei numerosi studenti e delle loro famiglie in nome del rispetto del diritto allo studio è da sempre l’Avv. Michele Bonetti, il quale ha patrocinato il ricorso mediante il quale è stata sollevata apposita censura.

Il sistema delle graduatorie multiple ha costituito, altresì, oggetto di contestazione, in quanto come ripetutamente denunciato dall’UDU si pone in antitesi specialmente al principio della imparzialità e della meritevolezza, oltre a quello del diritto allo Studio.

E’ del Consiglio di Stato, sezione VI, la menzionata pronuncia - depositata in data 18 giugno - con la quale è stata accolta la censura suddetta ed è stato chiesto l’intervento della Corte Costituzionale sul sistema delle graduatorie plurime.

Non si può non essere soddisfatti per l’importante traguardo raggiunto: si profila ora la possibilità per gli studenti italiani di avere un concreto e decisivo riscontro alle proprie doglianze, dunque è con fiducia che si attende la decisione della Consulta.

Nella tarda serata del 16 luglio 2012 è stata depositata la sentenza del TAR di Brescia con la quale si decreta la ammissione definitiva dei ricorrenti dell’Università di Brescia a tutti i corsi di laurea per l’accesso alle professioni sanitarie e si condanna l’Ateneo a circa 4.000,00 euro per spese legali.

 

Durante la prova si era creato un vero e proprio pandemonio a causa dei questionari non correttamente stampati loro somministrati dalla Società privata a cui l’Università di Brescia aveva appaltato il servizio. Come se non bastasse i candidati si rendevano conto che vi era una domanda con due risposte esatte. La Commissione, preso atto dell’accaduto, decideva, proprio nel bel mezzo della prova, di eliminare tali quesiti.

 

Secondo gli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, difensori dell’UDU, di Studenti Per e di oltre 100 studenti illegittimamente esclusi, tale scelta della commissione palesa evidente illegittimità in quanto tale accaduto ha comunque comportato un generale disorientamento nonché una perdita di tempo per tutti gli studenti che comunque avevano provato a cimentarsi anche su tali quesiti.

 

Dello stesso avviso è il TAR di Brescia secondo cui la prova è stata falsata proprio da tali accaduti ed il mero depennamento dei quesiti non può aver ristabilito la par condicio. Tali fattori hanno contribuito a creare incertezza nei candidati rappresentando una difficoltà ulteriore e non marginale in una prova che sottopone, comunque, chi la sostiene ad una carica di stress emotivo.

 

Da sempre in prima linea per difendere gli interessi degli studenti, l’U.D.U., Unione degli Universitari, con il coordinatore nazionale Michele Orezzi e Studenti Per – U.d.U. Brescia con il coordinatore Federico Micheli, si dichiarano ampiamente soddisfatte per la risposta positiva data dal Tar Brescia giacchè, come da sempre gridato, quella prova non possiede i requisiti idonei ad assicurare l’obiettivo, perseguito dalla legge, di individuare i più meritevoli ed i più idonei all’accesso al corso di laurea.

 

Gli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia dichiarano visibilmente soddisfatti: <<Sappiamo che molti criticano un successo di questa portata che ha fatto entrare TUTTI, senza alcuna differenziazione; tuttavia noi siamo convinti che il diritto allo Studio non sia suscettibile di essere sintetizzato con delle “crocette” e che un occasione vada concessa a tutti>>. Aggiungono, infine: <<Con un ingresso così consistente dimostreremo che anche gli attuali ricorrenti con punteggi bassissimi potranno divenire bravi Professionisti nel e del futuro>>.

 

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Si sono appena tenute le prove di medicina e chirurgia per il Campus Bio-Medico; un fiume di persone si è presentato da tutte le parti d’Italia e ancora una volta il test è a pagamento e le università private godono di favoritismi, potendo svolgere la prova in una data diversa dalle università pubbliche ed incamerando così più soldi e candidati al test.

Il 30 agosto i pochi “eletti” dalla lotteria del numero chiuso potranno accedere alla prova orale, a nostro avviso una prova discrezionale, arbitraria e illegittima.

Lo Studio Legale Avvocato Michele Bonetti & Partners ha già ottenuto dei provvedimenti favorevoli nei confronti del Campus al Tar del Lazio che ha censurato la possibilità da parte di detta università di fare l’orale per le prove a numero chiuso.

Per informazioni riguardo i nostri ricorsi scrivi a: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

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