Roberta Nardi

Roberta Nardi

Dopo i recenti accoglimenti del Tar del Lazio per oltre 2000 nostri ricorrenti (http://www.corriere.it/scuola/universita/14_luglio_18/i-test-medicina-non-erano-anonimi-tar-riammette-duemila-studenti-d159c16a-0e96-11e4-8e00-77601a7cdd75.shtml) vi sono ancora possibilità per Medicina Inglese, ove si richiederà un provvedimento d’urgenza per entrare il prima possibile e comunque prima dell’inizio dell’anno accademico.

Per aderire invia una mail ad Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., scrivendo nell’oggetto "Medicina Inglese".

Carissimi,

prima di quanto immaginate vi daremo tutte le informazioni di cui necessitate.

Vi preghiamo di attendere ancora un pò di tempo avvertendovi che l'Unione degli Universitari sta cercando di tutelare tutti i suoi assistiti.

I nostri migliori saluti.

Michele Bonetti Avvocato & Partners

Si legga il comunicato dell'UDU al seguente link http://www.unionedegliuniversitari.it/eliminato-il-numero-chiuso-201415-udu-e-rete-degli-studenti-vincono-al-tar-sul-caso-bari-oltre-2000-ricorrenti-ammessi-i-test-non-esistono-piu-serve-riforma-immediata-del-sistema/

Dal Corriere della Sera

Test di medicina, la bomba a orologeria dei risarcimenti

Il Consiglio di Stato ha condannato l’Università di Messina a pagare 10 mila euro di danni a due studentesse bocciate che avevano fatto ricorso per violazione dell’anonimato. Ora anche le casse degli altri atenei sono a rischio

Il Consiglio di Stato, per la prima volta nella storia del numero chiuso, ha accolto le domande degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia e sancito un nuovo e coraggioso principio in questa materia: se M.I.U.R. e ATENEI sbagliano devono pagare e gli studenti vanno essere risarciti per i danni subiti.

Notti insonni, ansia, stress, pianti per un fallimento incomprensibile dopo che sin’ora il percorso di studi era stato ineccepibile ma soprattutto il ritardato ingresso nel mondo accademico e del lavoro, secondo i Giudici di Palazzo Spada, devono essere risarciti.

Il caso era quello del concorso per l’ammissione al corso di Laurea in Medicina e Chirurgia presso l’Università di Messina che, sino alle denunce degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, per un decennio, era stato gestito secondo l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, in maniera tale da “determina de iure la radicale invalidità della graduatoria finale, senza necessità di accertare in concreto l’effettiva lesione dell’imparzialità in sede di correzione”. Sino ad allora tutti i Commissari d’Italia, per stesso ordine del M.I.U.R., sapevano a chi era abbinato il singolo codice segreto e l’anonimato non era affatto garantito.

Solo quest’anno, a pochi giorni dalla prova di concorso dell’8 aprile, il M.I.U.R. ha ammesso i propri errori dettando nuove linee guida agli Atenei e confermando la bontà di un decennio di battaglia per la legalità dell’U.D.U. e dei due avvocati degli studenti.

Forse anche per questo il Consiglio di Stato ha voluto duramente stigmatizzare il comportamento tenuto per tutto questo tempo impunito di M.I.U.R. e Atenei “avendo la vicenda evidenziato l'inadeguata e insufficiente organizzazione della prova di accesso programmato al corso di medicina, organizzazione evidentemente non rispettosa delle regole dell'imparzialità e del buon andamento dell'azione amministrativa, regole che, se rispettate dall’Ateneo, avrebbero creato le condizioni di migliori prestazioni da parte delle ricorrenti secondo un parametro di comune esperienza, questo Collegio ritiene che sussista il nesso di causalità tra il comportamento tenuto dall'Università e l'evento in termini di qualità della prova sostenuta dalle odierne appellanti”.

L'Amministrazione, ricorda il Consiglio di Stato, “è, infatti, tenuta a comportarsi correttamente e imparzialmente nell'attuazione di un concorso per essere fedele agli obblighi e agli adempimenti contratti e assunti con l'indizione del concorso medesimo. Il venir meno a tali impegni la espone ad una forma di responsabilità per inadempimento con conseguente risarcimento del danno prodotto, anche indirettamente, nei riguardi di chi abbia subito la lesione”.

Agli studenti spetta dunque non solo l’ammissione al corso di laurea ma anche il risarcimento del danno che “questo Collegio riconosce che, a causa delle illustrate inadempienze riscontrate nell'attività dell'Amministrazione, queste ultime sono state illegittimamente private della possibilità di iscriversi alla facoltà cui aspiravano, subendo di conseguenza i relativi danni, anche in termini economici. Il danno subito è quantificabile nel ritardato ingresso nel mondo accademico e conseguentemente del lavoro e ciò vale per le due appellanti anche con riguardo alla perdita di chance, in modo particolare per [chi tra i ricorrenti] ha modificato le sue scelte, rinunciando alla sua iniziale aspirazione. Conseguentemente, questo Collegio riconosce ad entrambe le appellanti un risarcimento dei danni e lo quantifica, in via equitativa, in euro diecimila, che l'Università degli Studi di Messina dovrà sborsare a favore di ciascuna di loro”.

Il Consiglio di Stato ha anche condannato l’Ateneo a pagare ulteriori 10.000 euro per spese legali.
Un "brutto" precedente per MIUR e UNIVERSITA' che dovranno fare i conti con il maxi ricorso UDU che gli stessi legali hanno notificato per conto di oltre 5.000 studenti.
Secondo Gianluca Scuccimarra, coordinatore nazionale dell’UDU, i vizi della procedura sono gravissimi ed il concorso è a rischio di annullamento per la sottrazione di un plico a Bari ed in quanto il Ministero ha nuovamente violato la segretezza del concorso.
“Con i maxiricorsi dell’UDU", conclude il coordinatore, "grazie agli Avvocati Bonetti e Delia" abbiamo ottenuto, e stiamo ottenendo, oltre 1.000 accoglimenti, ammettendo in sovrannumero i nostri ragazzi in tutte le Università, da Padova a Palermo, sino alla Sapienza di Roma, grazie a provvedimenti positivi del TAR Lazio, TAR Palermo, TAR Molise, nonché ormai del Consiglio di Stato che sui nostri ricorsi ha ormai preso la sua strada. 
Il Ministro è ad un bivio: o si ammettono immediatamente gli studenti in sovrannumero, o il Ministero dovrà prepararsi a pagare 20.000 euro a studente”.

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Il Tar del Lazio, Sezione III bis, presieduto dal Cons. Massimo Luciano Calveri, ha sospeso il D.M. 235/14 di aggiornamento delle G.A.E.  e ammesso i congelati SSIS in G.A.E.

E’ il primo gruppo di ricorsi già deciso dal T.A.R. Lazio in sede cautelare sugli oltre 1.500 precari della scuola difesi dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia con ADIDA e La Voce dei Giusti.

Già il 4 agosto, sempre al T.A.R. Lazio, potrebbero esserci nuovi sviluppi sui diplomati magistrali che anch’essi chiedono di entrare in G.A.E.

È una vittoria davvero importante” riferiscono gli avvocati Santi Delia e Michele, difensori delle due associazioni “Associazione Docenti Invisibili da abilitare” e “La Voce dei Giusti”, “in cui il Tar ha ritenuto di annullare un Decreto del Ministero”.

Il T.A.R. ricordano i legali ha richiamato, per concedere l’immediata ammissione, la recente sentenza sui congelati sul precedente D.M. di aggiornamento. “In quel caso l T.A.R. aveva definitivamente annullato la scelta del Ministero di non consentire ai congelati SSIS oggi abilitati grazie al T.F.A. di poter essere ammessi in G.A.E. Una scelta che, nonostante le nostre precedenti vittorie al T.A.R. e al Consiglio di Stato, il M.I.U.R. ha nuovamente adottato anche con il recente D.M. 1 aprile 2014, n. 235”, commenta l’avvocato Delia.

Per l’avvocato Michele Bonetti “trattasi della prima breccia nel muro delle GAE mediante una coraggiosa decisione del Tar del Lazio; ora dopo questa apertura proseguiremo nella nostra battaglia per l’ingresso nelle Gae dei diplomati magistrali e di tutte le categorie da noi rappresentate. Il Tar dopo la nostra vittoria dinanzi alle Sezioni Unite della Cassazione ha coraggiosamente ribadito la propria giurisdizione sulla materia delle Graduatorie ad esaurimento e ha accolto il nostro ricorso”.

I legali di “ADIDA” e “La Voce dei Giusti” invitano tutti i precari della scuola a non arrendersi e a continuare, tutti uniti e con entrambe le associazioni, nella battaglia. Tutti i congelati potranno partecipare al nuovo ricorso straordinario per ottenere l’ammissione in G.A.E. aderendo entro il 20 giugno 2014.

Ecco alcuni passaggi della sentenza che accogliendo il ricorso degli Avvocati dei precari della scuola rendono finalmente giustizia ad una categoria di docenti, quella dei congelati SSIS, che, per usare le parole del Ministero, hanno “agli occhi di qualcuno, tre difetti: sono pochi, sono qualificati e hanno completamente ragione. Viene il sospetto che siano considerati da troppi come dei “figli di nessuno”.

Il Tar ha ritenuto “che il ricorso sia fondato nella parte in cui censura l’irragionevolezza e la disparità di trattamento, l’una predicata e l’altra generata dalle norme da ultimo invocate.

In particolare, tali aspetti emergono in modo evidente laddove si consideri che, nel definire la platea dei soggetti aventi pieno titolo all’iscrizione nella GAE, essa viene ristretta ai soli insegnati già iscritti con riserva nelle graduatorie ad esaurimento in attesa del conseguimento del titolo, senza invece considerare la categoria – assimilabile sotto il profilo della provenienza e dell’equivalenza (dove non della prevalenza) curricolare – di coloro che, come la ricorrente, pur ammesse alla SSIS, non hanno potuto frequentarla per concomitante frequenza di un dottorato di ricerca (peraltro disciplinarmente omogeneo) e che sono rimasti in permanenza in tale condizione di “congelamento” per la successiva mancata attivazione delle stesse scuole (nella specie nell’a.a. 2008/2009).

Il tutto in un contesto nel quale, come dedotto dalla ricorrente, non era dato prevedere la data di attivazione dei tirocini formativi attivi, avvenuta nei fatti solo molti anni dopo e all’esito dei quali la stessa ricorrente ha conseguito l’abilitazione per le medesime classi di concorso nell’a.a. 2012/2013.

Aspetto quest’ultimo che accentua ancora di più la disparità di trattamento nel confronto tra ammessi alla odierna domanda di iscrizione, in quanto già iscritti con riserva anche ove, in ipotesi, ancora non abilitati, ed esclusi, come la ricorrente, ancorché ormai abilitati”.

“Infine, per ciò che concerne l’irragionevolezza della disposizione, risalta la mancanza di una chiara logica idonea, nello stabilire un asse di continuità tra SSIS e GAE, a fondare in modo ragionevole l’esclusione in parola come predicato necessario di quella premessa”.

Lunedì, 14 Luglio 2014 20:39

Tripletta al Consiglio di Stato

Il Consiglio di Stato con tre ordinanze consecutive ammette con riserva i nostri ricorrenti dei corsi di laurea di professioni sanitarie e fisioterapia.

Il Consiglio di Stato, richiamando i principi che hanno portato i nostri ricorrenti alla Corte Costituzionale, ritiene di affermare l’illegittimità delle graduatorie locali.

Ancora una volta vengono accolti i nostri ricorsi e i nostri appelli: la nostra battaglia non si arresta.

Si vedano in allegato le ordinanze che ammettono ai corsi di laurea di professioni sanitarie e fisioterapia i nostri ricorrenti.

Il T.A.R. Lazio ha accolto il ricorso degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia e sospeso il Decreto con il quale il M.I.U.R. ha imposto a tutti i laureati in professioni sanitarie di rifare il test per accedere ad un altro corso di laurea triennale.

Il T.A.R. ha rilevato che la studentessa era in possesso di una laurea in materia "affine a quella per la quale chiede l’ammissione ad un anno successivo al I e cioè Infermieristica per l’a.a. 2014/2015" ed ha ritenuto "che la più logica e corretta interpretazione di legge e della documentazione concorsuale porta ad escludere, per coloro che chiedono l’immatricolazione ad anni successivi al primo, perché già laureati in disciplina affine, l’obbligatorietà di sostenere la prova di ammissione prevista per coloro che intendono immatricolarsi al primo anno, dato che tale prova è necessaria al fine di verificare l’attitudine degli aspiranti al relativo ciclo di studi ma tale attitudine può considerarsi già desumibile dai titoli di studio e dal curriculum del ricorrente sopra ricordati".

A nostro avviso il T.A.R. Lazio sancisce un importante principio nel momento in cui estende un concetto già affermato, sempre in un contenzioso patrocinato dagli Avvocati Bonetti e Delia riguardante il passaggio senza test  da Medicina a Odontoiatria, qualche tempo fa e in particolare che la “valutazione di meritevolezza, in presenza di posti disponibili e quindi nel rispetto della programmazione, può anche essere verificata in virtù di specifici titoli detenuti da un aspirante e non solo ed esclusivamente attraverso test di ingresso idoneo a valutare capacità di base che l’interessato, nel caso di specifico, ha già dimostrato di possedere nel settore specifico”.

 

In questi giorni i nostri studi sono stati contattati da numerosi partecipanti alle prove scritte del concorso per 365 posti di magistrato ordinario indetto dal Ministero della Giustizia.

Gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia hanno ricevuto circostanziate segnalazioni da diversi partecipanti che, in maniera del tutto autonoma l'uno dall'altro, hanno rappresentato presunte irregolarità che, ove accertate, renderebbero certamente annullabili le prove di concorso espletate. Sembrerebbe che diversi candidati siano stati trovati in possesso di testi non consentiti. Non solo codici commentati ma anche dizionari giuridici che, durante la prova, potevano circolare liberamente nell'aula proprio perchè autorizzati dalla Commissione.

Altri candidati affermano di aver visto appunti di ogni genere e di aver essi stessi subito controlli assai approssimativi da parte di commissari e vigilantes.

Anche al fine di vagliare la fondatezza e la veridicità di tali segnalazioni, un gruppo di candidati ha dato mandato agli Avvocati Bonetti e Delia di presentare istanza d'accesso al Ministero della Giustizia per chiedere copia dei verbali di concorso.

La partecipazione alla richiesta di accesso è gratuita.

Per aderire alla richiesta di accesso scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. e riceverai istruzioni dettagliate.

Con l’ordinanza n. 2563 del 6 giugno 2014, emessa dalla sez. I° quater del T.A.R. Lazio, è stata disposta la sospensione del decreto impugnato nella parte in cui fissa lo svolgimento delle prove scritte del concorso in tre giorni consecutivi, ordinando all’amministrazione resistente l’individuazione di una diversa articolazione temporale delle prove secondo le esigenze rappresentate dal ricorrente”.

Il provvedimento impugnato è il c.d. concorso in magistratura per oltre 20.000 partecipanti pronti a contendersi 365 scranni.

I fatti. Un aspirante magistrato della Repubblica affetto da disturbi fisici che richiedono delle cure particolari, contesta l’articolazione dello svolgimento delle prove scritte per il concorso in tre giorni consecutivi. Lamentando quindi la modulazione prevista nel bando di concorso ed adducendo a sostegno della sua tesi, oltre le ben note normative poste a tutela delle garanzie dei soggetti disabili o comunque affetti da particolari patologie, anche la mancanza di elementi di carattere normativo che impedirebbe il rigetto della pretesa avanzata, chiede al T.A.R. la sospensione del concorso.

La decisione cautelare. Secondo i giudici di Via Flaminia i rimedi perequativi dei tempi aggiuntivi e degli altri ausili non sarebbero un catalogo tipico ma dovrebbero essere integrate al fine di individuare ogni soluzione organizzativa tale da consentire al disabile di poter partecipare al concorso.

Ai sensi dell’art. 16 della legge 12.3.1999 n. 68, deve essere garantita ai disabili la possibilità di partecipazione a tutti i concorsi per il pubblico impiego, da qualsiasi amministrazione pubblica siano banditi, in parità di condizioni con tutti gli altri concorrenti, mediante la previsione di speciali modalità di svolgimento delle prove di esame”, considerato altresì che la mera “previsione di cui all’art. 20 della legge n. 104/1992, relativa al diritto del disabile ammesso alla partecipazione a concorsi pubblici, di chiedere l’ausilio necessario in relazione al proprio handicap , nonché la concessione di tempi aggiuntivi, non esaurisce l’ambito degli strumenti di modulazione delle modalità di svolgimento delle prove concorsuali ipotizzabili per il conseguimento degli obiettivi perseguiti dalla successiva generale disposizione normativa di cui al citato art. 16 della legge 12.3.1999 n. 68”.

Sino ad oggi, la stessa giurisprudenza del T.A.R. Lazio si era invece soffermata nello stigmatizzare le scelte delle Amministrazioni che, di fatto, si ponevano in contrasto con le superiori indicazioni normative annullando i benefici perequativi concessi ai candidati ciechi o disabili.

Il campo di prova erano stati concorsi con platee di aspiranti altrettanto importanti e su cui i riflettori mediatici erano parimenti puntati: parliamo dei corsi a numero chiuso per l’accesso a vari corsi di laurea. Da Medicina a Veterinaria, passando per Fisioterapia e Architettura.

In quei casi il G.A. mise l’accento sulla non effettiva e concreta portata di tali ausili concessi giacchè, ad esempio, un candidato affetto da D.S.A. e fruitore del tempo aggiuntivo non può beneficiare al meglio di tale fattore ove glielo si conceda quando tutti gli altri candidati stanno consegnando e quindi in un clima tutt’altro che sereno.

Nella specie, invece, per la particolare patologia dell’aspirante magistrato, il catalogo di ausili e supporti tipizzato non consente, comunque, allo stesso di poter partecipare ad armi pari.

Non basta dare ad esso un tempo aggiuntivo o più spazio in aula per portarsi dietro un supporto sanitario, è la calendarizzazione del concorso che lo discrimina.

La questione giuridica da dirimere, dunque, passa, per un verso, dalla possibilità per il G.A. di ampliare il novero di tali ausili tipici stabiliti dal legislatore e, per altro verso, dalla sindacabilità delle scelte dell’Amministrazione di “macro-organizzazione” delle procedure concorsuali.

Il T.A.R. risponde, implicitamente e positivamente ad entrambe le domande, ritenendo che “la domanda del ricorrente…non contrasta con nessuna disposizione precettiva di legge , considerato che il r.d. 1860/1925 e successive modificazioni e integrazioni non impone che le prove scritte si svolgano in tre giorni consecutivi; e ciò a differenza della subordinata richiesta di svolgimento di una sola prova scritta e di differimento delle ulteriori prove all’esito della correzione della prima, che contrasta con la regolamentazione normativa generale di cui alle disposizioni di legge richiamate. Ritenuto, peraltro, che non sembra al Collegio che la scelta dell’Amministrazione, di articolazione dello svolgimento delle prove scritte in tre giorni continuativi, risponda ad esigenze indefettibili di garanzia dell’anonimato e del buon andamento della procedura, sotto i profili della trasparenza, linearità e selezione dei migliori”, considerando che “la difesa erariale si è limitata ad addurre ragioni giustificatrici della scelta predetta, connesse a profili di spesa o di organizzazione del lavoro degli addetti alla procedura concorsuale (spese di affitto dei locali, attività di custodia del materiale delle prove ecc.), che devono considerarsi recessive rispetto alla primaria esigenza di garanzia della possibilità di accesso del ricorrente alle prove in parità di condizioni con gli altri concorrenti”.

Gli effetti della decisione cautelare. La pronuncia del T.A.R., ci scusino gli stessi candidati che riterranno superfluo quanto appresso, non comporta l’annullamento del bando ma solo la sua sospensione. “Va disposta la sospensione del decreto impugnato nella parte in cui fissa lo svolgimento delle prove scritte del concorso in tre giorni consecutivi, ordinando all’amministrazione resistente l’individuazione di una diversa articolazione temporale delle prove secondo le esigenze rappresentate dal ricorrente”.

Le criticità della pronuncia. I primi e più immediati dubbi che ci sovvengono - rimandando ad una più approfondita analisi la questione della sindacabilità delle scelte dell’Amministrazione di “macro-organizzazione” delle procedure concorsuali - riguardano i poteri del G.A. di ampliare il novero degli ausili tipici alla disabilità stabiliti dal legislatore onerando l’Amministrazione, preso atto della specifica disabilità del concorrente, di provvedere a plasmare la prova di concorso su tale aspetto.

La soluzione del T.A.R., sul punto, non convince.

Invero il catalogo della disabilità, su cui proprio chi scrive è da tempo impegnato in una battaglia di affermazione del diritto alla perequazione delle possibilità di concorrere “ad armi pari”, non consente sbrigative schematizzazione e soluzioni protocollate utili per ogni evenienza.

Ogni disabile, mi continuò a ripetere uno dei maestri dell’avvocatura italiana in fatto dei diritti dei disabili, è un soggetto unico e come tale va trattato. “Guai a pensare che la soluzione perequativa per uno possa andare bene per l’altro, rischieresti di fare male al disabile invece di aiutarlo”.

Sulla base di tali assunti v’è da chiedersi, pertanto, se lo spirito di quelle norme è davvero volto all’individuazione di un carattere sterminato di diritti da valutare soggetto per soggetto e procedura concorsuale per procedura concorsuale.

A chi scrive pare che così non sia.

Oggi, sulla base della tipologia di disabilità esposta nel caso in commento, la soluzione potrebbe essere la calendarizzazione delle prove in giorni alterni e la soluzione dell’Amministrazione forse anche attuabile sulla base della comparazione degli interessi in gioco. Al medesimo concorso, tuttavia, possono chiedere di partecipare anche soggetti con una disabilità tale da potersi misurare con una prova di concorso di durata non superiore a 6 ore anziché a 7 o a 9 o, ancora, soggetti che possono omettere determinati trattamenti clinici o farmacologici per 3 giorni consecutivi ma non per 6 divenuti tali dall’alternanza della prova di concorso.

Il rischio, quindi, è che la tutela della disabilità risulti effimera giacchè, a ben vedere, non può esistere una procedura concorsuale, con regole tipizzate ex ante e, proprio per rispetto della par condicio, non adeguata a singoli soggetti ma ad intere categorie di aspiranti, che riesca a perequare i diritti di tutte le categorie di disabili e delle loro peculiarità.

Il legislatore, pertanto, con tale consapevolezza, si è determinato a garantire parità di condizioni di accesso, sulla base di tipici strumenti perequativi, a disabilità compatibili con la struttura della singola procedura concorsuale escludendo, invece, interventi atipici e comunque forse non risolutivi nella tutela generalizzata dei disabili aspiranti.

Diversamente opinando, ritenendo quindi che gli “strumenti” (recte ora i modelli concorsuali) compensativi possano essere modellati “secondo le esigenze rappresentate dal ricorrente”, si rischierebbe di non poter celebrare più alcun concorso risultando frustate, paradossalmente, proprio le esigenze, che meritano pari tutela, dei soggetti normodotati.

I rimedi contro l’attuale sospensione del concorso. Anche sulla base di tale riflessione gli Avvocati Michele Bonetti, Santi Delia e Umberto Cantelli hanno accettato l’incarico di un folto comitato di aspiranti magistrati e spiegheranno intervento ad opponendum innanzi al T.A.R. Lazio e appello al Consiglio di Stato con immediata richiesta di decreto presidenziale inaudita altera parte volto a garantire lo svolgimento delle prove già calendarizzate.

Per aderire invia una mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. con oggetto CONCORSO MAGISTRATURA 2014 e riceverai le istruzioni. Il costo dell'azione è di €100,00 e comprende la fase di costituzione innanzi al T.A.R. l'appello del provvedimento di sospensione innanzi al G.A. e l'instaurazione del giudizio risarcitorio per i danni subiti in ipotesi di eventuale non celebrazione del concorso alle date prestabilite.

Una vittoria importante dello Studio legale Michele Bonetti avvocato & Partners su un nuovo terreno, quello delle Abilitazioni Scientifiche Nazionali. Le prime ordinanze del Tar del Lazio rigettate sono state riformate dal Consiglio di Stato in un caso dove il mancato conseguimento dell’abilitazione da parte della ricorrente era stato determinato da una discrezionalità della Commissione. Il giudizio di quest’ultima, a nostro avviso, presentava anche dei profili di carenza di motivazione così come argomentato dinanzi al Consiglio di Stato dagli avvocati Michele Bonetti, Santi Delia e Umberto Cantelli.

Sulla scia del provvedimento vittorioso i legali dello Studio Michele Bonetti avvocato & Partners hanno già aperto le adesioni al ricorso straordinario al Capo dello Stato. Esso è aperto a coloro che non abbiano conseguito il titolo dell’abilitazione e per i quali non siano ancora trascorsi 120 giorni dalla pubblicazione dei giudizi.

Dopo la conferma dell'orientamento favorevole ai trasferimenti presso il Tar del Lazio, il Tar Lombardia e il Tar Campania è la volta del T.A.R. Catania.
Il Tribunale siciliano ha colto le peculiarità del "caso Messina" la cui fase istruttoria e di delibazione delle istanze dei nostri ricorrenti è stata seguita dal nostro studio per oltre 8 mesi ed ha accolto la nostra innovativa tesi. Grazie a tale teoria vi è persino compatibilità tra l'accordare il trasferimento dall'estero ai nostri ragazzi e la nota posizione di chiusura sull'aspetto del diritto comunitario da parte del Consiglio di Stato.

Siamo innanzi, quindi, ad un vero e proprio spartiacque per il diritto di studiare nel nostro Paese. Chi proviene dall'estero, quindi, non deve affrontare nuovamente il test in Italia e la sua ammissione alle Università italiane passa solo per la verifica del percorso di studi all'estero.
L'altro sigillo della primevera calda del numero chiuso è stata segnata innanzi al TAR Lazio che ha accolto la campagna patrocinata dal nostro studio sin dal momento dell’istituzione dell’Ateneo italo-albanese.

Finalmente è stato accolto il principio della libera circolazione degli studenti e dell’italianità dell’Ateneo di Tirana, consentendo il trasferimento degli studenti italiani che, a causa del numero chiuso, sono costretti a fuggire in Albania subendo un’iniqua tassazione che non soggiace ai limiti del 20% del F.F.O. previsti in Italia e superiore rispetto a tutti gli altri studenti.

Leggi il nostro editoriale sul fenomeno degli studi all'estero.

Sui trasferimenti dall’estero sul Tar Catania confronta anche il sito dell’avvocato Santi Delia al seguente link http://www.avvocatosantidelia.it/materie/trasferimenti-dal-estero.

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