Claudia Palladino

Claudia Palladino

Parere dell’Avvocatura di Stato, la nostra posizione.

Le Associazioni ADIDA e MIDA, nonché gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia in merito alle prime notizie circolate sul parere dell’Avvocatura dello Stato deducono quanto segue.

Nei prossimi giorni divulgheremo la nostra posizione ufficiale sulla vicenda e sui contenziosi in essere alla luce del parere reso dall’Avvocatura dello Stato. Ferma restando una più approfondita e successiva analisi del detto parere, non può non rilevarsi come lo stesso non possa che conformarsi a quanto disposto in sede di Adunanza Plenaria. Nonostante l’autorevolezza dell’Avvocatura dello Stato, non può non evidenziarsi come trattasi comunque di un organo che difende in giudizio l’Amministrazione Ministeriale che è nostra controparte processuale.

La circostanza che su 55.000 soggetti coinvolti solo 2.000 possano fruire del passaggio in giudicato, al di là di ogni questione tecnico giuridica, manifesta una problematica di carattere sociale che sfocia nella disparità di trattamento ed impone una soluzione politica che possa coinvolgere favorevolmente i restanti altri 53.000. Tali ultimi soggetti sono molto spesso in possesso di più servizi e, per sola mera casualità, non sono stati coinvolti da un giudicato e da una sentenza definitiva.

Si precisa che non è nel nostro interesse etico e giuridico entrare nel merito di una possibile revocazione delle sentenze a seguito della nuova pronuncia dell’Adunanza Plenaria essendo, tra l’altro, contrario ai nostri interessi, difendendo, altresì, i casi di passaggio in giudicato.

In ogni caso riteniamo che la politica si debba far carico di una soluzione per tutti i diplomati magistrali prescindendo dalla posizione processuale individuale e non nascondendosi dietro mere scelte tecniche. La disparità di trattamento emerge, a maggior ragione, rispetto a coloro che da anni e anni sono stati immessi di ruolo superando il periodo di prova che, unitamente agli altri ammessi con riserva o senza riserva per aspetti casuali, sono comunque entrati nelle GAE.

È già pronto un ricorso ad hoc diretto alla Corte Europea dei diritti dell’uomo in cui i nostri assistiti saranno tutelati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia che inoltreranno anche tutte le azioni lavoristiche del caso volte alla piena tutela dei Vostri interessi.

Come sempre saremo al Vostro fianco per difendere i Vostri diritti.

E' partita, in data 10 marzo, la diffida rivolta al Ministero della Giustizia con la quale - nell'interesse dei soggetti idonei e vincitori nella graduatoria del concorso per assistenti giudiziari che, dopo l’espletamento delle prove, si sono collocati tra la posizione n. 1 e la posizione 1400 - si è chiesto di poter scegliere tra le nuove sedi messe a disposizione.

Il Ministero avrà 30 giorni per rispondere alla diffida e consegnare la documentazione richiesta. Dopo tale termine potrà partire l'azione facendo valere l'erroneità dell'istruttoria posta a fondamento delle sedi individuate in prima battuta a favore di idonei e vincitori entro la posizione n. 1400.

L’aspetto da cui deriva l'illegittimità di tale decreto, non è dato dalla circostanza per cui altri soggetti idonei del concorso in parola verranno assunti, quanto invece dal fatto che tutti i soggetti già firmatari di contratto sono stati convocati nei mesi di gennaio e febbraio 2018 ed hanno potuto scegliere, sulla base della propria posizione in graduatoria, sedi potenzialmente non ambite quando, oggi, per i nuovi idonei in posizione deteriore in graduatoria vi saranno altre (e forse migliori) possibilità.

E ciò nonostante sin dalla Legge finanziaria di dicembre 2018 era stato deciso l'ampliamento ed era dunque possibile dar vita ad un'istruttoria adeguata sulle sedi disponibili.

In caso di mancato riscontro alla nostra diffida da parte del Ministero, l’azione (anche avverso il silenzio) giudiziale si proporrà rappresentando l’illegittima attività ministeriale derivante dalla mancata istruttoria e dalla violazione del principio di trasparenza in ordine a tale concorso.

Dopo la diffida l’azione ordinaria verrà incardinata al TAR Lazio o, l’ eventuale azione straordinaria al Presidente della Repubblica.

Per aderire all'azione potete seguire il seguente link http://www.avvocatosantidelia.it/news/1387-concorsi-pubblici-inps-365-posti.htm

Il quesito è il seguente: "Ai cittadini italiani, residenti in Italia, che abbiano compiuto i 66 anni e 7 mesi di età, privi di reddito quale prestazione previdenziale è riconosciuta? a) Pensione di vecchiaia; b) Pensione di anzianità; c) Assegno di inabilità; d) Assegno sociale.”

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la d), assegno sociale.

Tuttavia, la formulazione della domanda è palesemente errata.

È notorio che l’assegno sociale, lungi dall’essere considerabile una prestazione previdenziale, è piuttosto una misura di carattere assistenziale. Dello stesso avviso la giurisprudenza della Corte Costituzionale, che con sentenza n. 400 del 29/10/1999 ha chiaramente evidenziato la natura assistenziale dell’assegno sociale: “ad impedire di estendere alla disciplina dell'assegno sociale le valutazioni della sentenza n. 88 del 1992 è - più ancora che l'attinenza delle stesse al limite di reddito cumulato - il quadro complessivo della riforma, in cui si inserisce la nuova prestazione assistenziale […]. Una riconsiderazione della complessiva disciplina dei rapporti tra misure assistenziali e prestazioni previdenziali, nella materia delle provvidenze per i soggetti sprovvisti di reddito è imposta anche dal passaggio graduale ad un sistema previdenziale di tipo contributivo”.

La distinzione tra misure previdenziali ed assistenziali non è meramente descrittiva, rispondendo a ragioni giuridiche del tutto diverse; la misura assistenziale infatti prescinde da qualsiasi requisito di carattere contributivo.

L'errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test rende, evidentemente, illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l'esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori per 0.55, o che hanno omesso la risposta e sono fuori per 0.50.

Per questo il nostro studio sta predisponendo un ricorso collettivo.

Anche nel caso in cui, oltre alla domanda di cui sopra, siano stati riscontrati errori in altre domande, scrivere per info a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Domenica 15 aprile, dalle ore 15 alle 15.45, si terrà una riunione in diretta Facebook insieme a Valeria Bruccola in cui risponderemo a tutte le Vostre domande in merito ai ricorsi Fit appena depositati e sui prossimi ricorsi straordinari da inoltrare. 

A pronunciarsi sul tema, il Tar Lazio, con sentenza, accogliendo le censure proposte dagli Avv. Michele Bonetti e Santi Delia riguardo la valutazione di inidoneità al conseguimento dell’abilitazione scientifica nel settore “diritto tributario” di una ricercatrice a tempo determinato dell’Università di Messina.

È noto ai più infatti, lo scandalo che ha investito il sistema di reclutamento dei docenti, in particolare con riferimento alla classe di concorso di Diritto Tributario. Le ultime tornate dell’ASN sono state caratterizzate da una continua censura delle valutazioni effettuate dalle Commissioni giudicatrici che, trincerandosi dietro il criterio della c.d. discrezionalità, in alcuni casi, avevano escluso dal panorama universitario numerosi ricercatori e associati nonostante le loro capacità scientifiche fossero riconosciute anche oltre i confini nazionali.

Nel caso di specie, la ricorrente, con un curriculum vitae di particolare rilevanza, impugnava la valutazione della Commissione giudicatrice che le negava l’abilitazione di seconda fascia a seguito di una valutazione del tutto arbitraria, fondata sull’asserita carenza di “originalità” delle pubblicazioni presentate. La ricorrente, si vedeva negata l’abilitazione richiesta nonostante avesse i c.d. “valori soglia” più alti di altri partecipanti al concorso e nonostante il possesso dei titoli richiesti.

In particolare, il Tar ha ritenuto, accogliendo le tesi difensive, che l’elemento portante e decisivo in ordine al superamento della procedura di abilitazione scientifica nazionale, dovesse essere rinvenuto proprio nella motivazione rassegnata dalla commissione che, nella fattispecie, non è stata sufficientemente estrinsecata, in spregio della normativa di riferimento e dei principi cardini del diritto amministrativo.

Secondo il Tar, “ai fini abilitativi viene ora richiesto, per l’impatto della produzione scientifica, il raggiungimento di almeno due valori-soglia su tre degli indicatori, per i titoli, il possesso di almeno tre tra quelli individuati dalla Commissione, per le pubblicazioni, la qualità nel complesso elevata delle stesse”, pertanto, stante gli apprezzamenti positivi ottenuti e la coerenza col settore concorsuale, sia sotto il profilo temporale che metodologico, “il giudizio reso appare viziato, sotto il profilo della motivazione contraddittoria” ragion per cui, il Miur dovrà “procedere ad un riesame del predetto giudizio, ad opera di una differente Commissione”.

Il Miur è stato inoltre condannato alle spese di giudizio.

Dal Fit, il concorso semplificato con sola prova orale per insegnare alle medie ed alle superiori, riservato agli abilitati, sono stati esclusi i Dottori di ricerca nonostante il loro titolo sia apicale nel nostro sistema di istruzione.

Ma non si tratta della prima esclusione. Già nel 2016, nel concorso voluto dalla Buona scuola di Renzi e della Giannini, i dottori di ricerca avevano subito la stessa esclusione.

Per la prima volta in quel contesto, gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia hanno accettato l'incarico di assistere oltre 3.000 giovani in possesso del Dottorato di ricerca, al fine di ottenere il giusto riconoscimento di tale titolo di studio da spendere nel mondo dell'insegnamento scolastico.

Oggi è arrivato il primo accoglimento per un gruppo pilota di quasi 500 dottori di ricerca accuratamente selezionati in ragione di specifiche peculiarità della loro storia. Nei prossimi giorni, ed in tempo utile per la partecipazione alle prove, verranno trattati anche tutti gli altri ricorsi.

Si tratta del primo riconoscimento in assoluto verso questa categoria di docenti ottenuta attraverso un'azione collettiva e che consentirà di partecipare alla prova concorsuale.

Le adesioni per i Dottori di ricerca sono, allo stato, ancora aperte.

Per maggiori informazioni circa la “fase transitoria” potete consultare le nostre FAQ http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1772-faq-sulla-fase-transitoria-del-fit

Per tutte le altre categorie, anche al fine dell’adesione all’azione, è necessario seguire pedissequamente le modalità riportate nel seguente link http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1744-fit-aperte-le-adesioni-al-ricorso

 

Dopo un mutamento giurisprudenziale sfavorevole ai ricorrenti ITP, ad onor del vero dettato anche da profili di tardività, il TAR del Lazio conferma nuovamente le nostre tesi che da sempre  ha portato all’accoglimento dei ricorsi tempestivamente avanzati per conto dell’ADIDA e del MIDA, con il patrocinio degli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

Con sentenza di merito pubblicata nel pomeriggio del 19 marzo, il TAR del Lazio accoglie i ricorsi degli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, annullando l’art. 2 e 4 bis del D.M. del 1 giugno 2017 n. 374 con conseguente  condanna del Ministero alle spese del processo per oltre 2.000,00 euro.

“ La nostra è una battaglia per tutti i docenti ITP e per il loro inserimento nella II fascia delle graduatorie d’istituto”.

- A parlare è l’avv. Michele Bonetti patrocinatore per conto dell’ADIDA e MIDA, insieme al collega Santi Delia, di migliaia di docenti ITP -.

“ Con questa sentenza si apre nuovamente la strada sui ricorsi per l’accesso alla fase transitoria del cosiddetto FIT per cui le adesioni scadono in data 22 marzo e a cui si può aderire seguendo le istruzioni al seguente link: http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/1745-fit-ricorso-per-gli-itp.

Si allega la sentenza vittoriosa con condanna alle spese del Ministero. 

Il T.A.R. Lazio, accogliendo il ricorso degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ha sospeso il bando per l'ammissione alle scuole di specializzazioni mediche nella parte in cui escludeva dalla concreta possibilità di ottenere una borsa di studio i medici che avrebbero conseguito nel mese di febbraio 2018 l'abilitazione "e, per l’effetto, il ricorrente – pacificamente ormai in possesso dell’abilitazione, da ultimo conseguita (come riferito nell’odierna camera di consiglio) – dovrà essere immediatamente ammesso alla Scuola di specializzazione da lui prescelta, risultando la perdurante disponibilità di borse rimaste scoperte".

Si tratta, dopo gli accoglimenti del mese di dicembre da confermare dopo l'abilitazione e per i quali si attende a giorni l'esito, del primo accoglimento in Italia all'esito di un ricorso proposto da uno specializzando DOPO LA CELEBRAZIONE DELLA PROVA.

Secondo il Ministero, infatti, la clausola del bando impeditiva della partecipazione dei non abilitati doveva essere immediatamente impugnata senza attendere l'esito della selezione. Gli Avvocati Delia e Bonetti, in difesa di un brillante medico che aveva omesso di partecipare al ricorso collettivo proposto in precedenza, hanno invece dimostrato che si trattava di una clausola di esclusione atipica che poteva essere impugnata unitamente al provvedimento di approvazione della graduatoria con contestuale comminatoria di esclusione.

Secondo il T.A.R. "considerato che, ad un primo sommario esame tipico della presente fase cautelare, premessa la non fondatezza dell’eccezione di tardività sollevata dalla difesa erariale, il ricorso ed i motivi aggiunti appaiono nel merito assistiti da apprezzabili profili di fumus boni iuris, dovendosi qui richiamare le conclusioni cui la Sezione è giunta con le ordd. nn. 1085 e 1086 del 2018, concernenti la medesima fattispecie, in punto di manifesta irragionevolezza e contraddittorietà degli atti ministeriali con riguardo alla tempistica fissata per l’avvio delle attività didattiche delle scuole di specializzazione e per il conseguimento del presupposto titolo di abilitazione all’esercizio della professione medica".

Il contenzioso nasce dal ritardo maturato, tra le polemiche di associazioni e giovani medici, con il quale il MIUR ha adottato il nuovo Regolamento spostando di diversi mesi il bando di ammissione. Il concorso fu poi celebrato nel mese di novembre 2017 e la graduatoria approvata il 4 dicembre successivo.

I legali hanno messo in evidenza la contraddittorietà e il mancato coordinamento tra il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130 che, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda e l'Ordinanza ministeriale del marzo 2017 sulle sessioni di abilitazione. Nonostante l'esistenza di clausola (quella del Regolamento) ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, la concreta impossibilità di ottenere l'abilitazione entro il 29/12/2017 ha reso impossibile il verificarsi di tale beneficio.

Decine di concorrenti, non ancora abilitati, dunque, nonostante i punteggi stellari ottenuti, sono poi stati scavalcati da soggetti con punteggi più bassi e rispetto ad essi scartati.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

"Il giudizio", commenta l'Avvocato Bonetti, "non inciderà sui soggetti abilitati che hanno ottenuto il posto. Abbiamo già verificato, difatti, che grazie ai posti vacanti residuati per rinunce sopravvenute l'ammissione dei nostri ricorrenti non darà vita all'espulsione di nessuno degli abilitati. Grazie a tale azione, dunque, si è riusciti a recuperare borse che, viceversa, sarebbero andate perse e che, al contrario, sono stati attribuiti a soggetti con punteggi ben più alti di tanti altri candidati".

 

Il Consiglio di Stato, con ordinanze rese in sede collegiale, ha ammesso la prima tranche di ricorrenti UDU patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

I ricorrenti delle Università Federico II, Luigi Vanvitelli, La Sapienza, Milano, Catanzaro, Salerno, Ferrara, Siena, Catania, Bologna, Molise, Messina, hanno posizioni e sedi differenti e i ricorsi proposti portavano avanti il motivo sulla lesione dell’anonimato per i gravi fatti accaduti a Napoli, sui posti rimasti vacanti e riservati agli studenti extracomunitari - rispetto alla cui ridistribuzione il Consiglio di Stato, anche in sede collegiale, si è dimostrato particolarmente sensibile -, sulle domande di logica, sui 1700 posti liberi ecc.

Ancora una volta i decreti dell’UDU, ottenuti per primi e in data 24.01 2018, sono stati tutti confermati dal Consiglio di Stato con i suoi vari collegi e tutti i nostri ricorrenti fruitori del decreto si immatricoleranno.

Il TAR per il Lazio accoglie nel merito il nostro ricorso a favore degli esclusi al concorso per 559 agenti della Polizia di Stato bandito con D.P.R. del 12 gennaio 2016.

Trattasi di una procedura concorsuale nell’ambito della quale si sono verificate molteplici irregolarità, poste al vaglio anche delle competenti sedi penali.

Ancora una volta, e nella specie mediante sentenza, il Giudice Amministrativo proclama l’importanza e l’inviolabilità dei principi di segretezza della prova, della regola dell’anonimato, trasparenza e par condicio dei ricorrenti nell’ambito delle pubbliche procedure concorsuali.

Confermando l’orientamento assunto in fase cautelare, il Tribunale si uniforma ai principi di diritto emessi in subiecta materia dall’Adunanza Plenaria ed accoglie le censure prospettate dai ricorrenti, relative all’illegittima modalità di espletamento delle prove. 

Ordina, pertanto, all’Amministrazione di ammettere parte ricorrente al prosieguo dell’iter concorsuale, anche in soprannumero. I ricorrenti, dunque, si vedono riconosciuto il diritto di procedere ai test attitudinali per cui il Ministero dovrò predisporre delle prove suppletive.

Ma vi è di più; il TAR non soltanto ritiene fondati i motivi di ricorso, ma considera anche opportuno rivolgere un espresso monito all’Amministrazione. Conclude infatti dichiarando: “l’onore per l’Amministrazione di ripensare, per il futuro, le modalità con le quali espletare le diverse selezioni concorsuali che periodicamente bandisce, individuando forme di somministrazione del test di prova che siano scrupolosamente rispettose del principio dell’anonimato, onde evitare, per il futuro, di incorrere in consistenti contenziosi, quale quello che ha interessato la procedura per cui è causa, e conseguenti inevitabili pronunce di accoglimento dei ricorsi”.

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