Claudia Palladino

Claudia Palladino

Mentre sono in corso di svolgimento le prove orali e pratiche del concorsone della scuola che mira ad immettere in ruolo oltre 60.000 nuovi insegnanti, il Consiglio di Stato accoglie con provvedimento collegiale il ricorso degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ribaltando la decisione del T.A.R. Lazio ed ammettendo i laureati privi di abilitazione a partecipare. Si tratta del primo accoglimento collegiale ottenuto in appello motivato con riferimento all'esistenza di un titolo di abilitazione equipollente rispetto a quello all'insegnamento.Secondo il Consiglio di Stato "la concessa misura cautelare può essere confermata in ragione della particolarità del titolo abilitativo posseduto dall'appellante".Il nostro caso "pilota", con il quale miriamo alla dichiarazione di incostituzionalità della Legge n. 107 (c.d. Buona Scuola) dimostrando l'irrazionalità della necessità del possesso sempre e comunque della sola abilitazione all'insegnamento scolastico per soggetti ben più titolati che insegnano da anni ed hanno dottorati, pubblicazioni e l'abilitazione scientifica nazionale per i docenti universitari, riguardava un docente in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all'Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Nei giorni scorsi, su questa scia, ed argomentanto grazie ad un'articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

L'obiettivo di Viale Trastevere era evidentemente volto a ridurre la platea dei partecipanti impedendo anche la mera presentazione della domanda a tutti i docenti non in possesso dell'abilitazione seppur spesso assunti quali supplenti dalle Graduatorie di Istituto e quindi già da tempo nel mondo della scuola o ancora escludendo chi già ha un posto a tempo indeterminato. Per costoro, in particolare, il MIUR ha deciso che avendo già un posto in scuola statale non v'è spazio per una nuova assunzione e, quindi, per un loro miglioramento professionale. Tali fini, secondo i legali, avrebbero dovuto essere espressamente previsti dal legislatore e da esso perseguiti con i diversi strumenti già in passato ampiamente utilizzati allo scopo (immissioni in ruolo ex lege, concorsi riservati, riserve nei conconcorsi pubblici), ciò che nella specie non è avvenuto assistendosi ad una vera e propria segregazione nei confronti di tali soggetti. 

Consiglio di Stato, Sez. VI, 22 LUGLIO 2016, PRES. SANTORO, EST. PANNONE

Era stato il Tribunale Ordinario di Roma, con ordinanza del 2 maggio 2012, resa nel corso di una controversia promossa da alcuni docenti nei confronti del Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca, a sollevare questione di legittimità costituzionale dell’art. 4, comma 1, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico); oggi finalmente arriva la sentenza della Corte Costituzionale che dichiara l’illegittimità della normativa sopracitata.

I ricorrenti, tutti docenti precari storici della scuola, avevano svolto le loro attività in base a plurimi contratti a termine e chiedevano l’accertamento dell’illegittimità delle clausole di apposizione del termine con la conseguente condanna dell’amministrazione a convertire il rapporto di lavoro a tempo determinato in rapporto di lavoro a tempo indeterminato.

La Corte Costituzionale dopo anni di lunghe battaglie ha finalmente dichiarato “l’illegittimità costituzionale, nei sensi e nei limiti di cui in motivazione, dell’art. 4, commi 1 e 11, della legge 3 maggio 1999, n. 124 (Disposizioni urgenti in materia di personale scolastico), nella parte in cui autorizza, in mancanza di limiti effettivi alla durata massima totale dei rapporti di lavoro successivi, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico e ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino”.

Di seguito il link del sito della Corte Costituzionale dove consultare il testo integrale della sentenza. http://www.cortecostituzionale.it/schedaUltimoDeposito.do

Questo contenzioso riguarda centinaia di insegnanti in tutta Italia ed alla luce delle statuizioni favorevoli della Corte Costituzionale saremo al fianco di tutti i docenti insieme alle associazioni ADIDA, la Voce dei Giusti e MIDA a combattere in prima linea questa battaglia.

Per aderire alle azioni per la stabilizzazione e o per il risarcimento del danno Vi invitiamo a consultare il nostro sito al seguente link http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1123-precari-tutto-sulla-sentenza-della-corte-ue

Sempre al Vostro fianco.

Avv. Michele Bonetti

Altri 2500 diplomati magistrale entrano in GAE e "prendono la Bastiglia". All'esito dell'udienza del 14 luglio il TAR LAZIO ha accolto 4 maxi ricorsi patrociniati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti ed ordinatone l'ammissione in GAE.
"Avevamo previsto che, stante il rinvio della Plenaria, sarebbe stato difficile che il T.A.R. decidesse nel merito e per questo abbiamo imbastito una complessa strategia difensiva che ha portato all'immediato accoglimento dell'istanza di ammissione in GAE nelle more del merito che si terra a marzo 2017", dicono Bonetti e Delia. La mossa si è rivelata corretta anche in quanto apprendiamo in questi giorni (http://m.tecnicadellascuola.it/precari/item/22353-diplomati-magistrale,-il-tar-lazio-rinvia-tutti.html) che altri contenziosi analoghi sono stati rinviati.
Quella del giudice amministrativo, secondo noi, è la sede naturale di questo contenzioso in quanto per anni, nel silenzio della legge, con provvedimenti autoritativi e non semplicemente datoriali, il MIUR ha ignorato l'esistenza dei diplomati magistrale relegandoli in III fascia di Istituto. La scelta del T.A.R. Lazio di risolvere questi contenziosi, in questa fase, sin dalla fase cautelare, dimostra che l'orientamento sia oramai stabile e ci auguriamo che tale si confermi almeno sino all'attesa sentenza della Plenaria di novembre che, verosimilmente, non dovrebbe giungere prima del prossimo Natale. Innanzi a decisioni dei vari Tribunali sempre più contrastanti, la via del T.A.R. Lazio, al momento, appare più certa e stabile ed è per questo che abbiamo deciso di spostare parte del contenzioso pendente innanzi al Giudice del Lavoro al T.A.R. con risultati che, al momento, confermano la bontà della scelta.

Su questa via, tra l'altro, si colloca la nuova azione volta all'impugnazione del D.M. 496/16 rivolta a tutti i soggetti fuori dalle G.A.E. e anche a chi vi è dentro con riserva. Questo D.M., difatti, a differenza dei precedenti, ha vizi propri che possono essere fatti valere autonomamente. Adida ed il Mida, in tal senso, propongono, con il patrocinio degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ricorsi collettivi a 100 euro per diplomati magistrali, depennati e congelati e, al fine di rilanciare un nuovo percorso anche politico sugli abilitati TFA e PAS, ricorsi a prezzi simbolici per tali categorie. Le adesioni scadono il 30 luglio.

"Nonostante l'ammissione ottenuta oggi attraverso una scelta strategica particolarmente complessa che ci ha consentito di far trattare nuovamente la domanda cautelare ed evitare uno scontato rinvio del merito a dopo la decisione della Plenaria, siamo sempre dell'idea che, cautelativamente, tutti i nostri ricorrenti che oggi, dopo anni di precariato, hanno avuto l'accesso in GAE, debbano partecipare alla nuova azione con scadenza 30 luglio ove già non lo avessero fatto entro l'8 luglio scorso".
Si tratta, commentano Bonetti e Delia, "di un nuovo e decisivo snodo della vicenda giacchè senza la conferma della giurisdizione in capo al Giudice amministrativo è impossibile una tutela collettiva di categorie così ampie di soggetti. Gli insegnanti, infatti, non potendo accedere alla giustizia del G.O. perchè troppo costosa, risulterebbero costretti a rinunciare alla tutela costituzionalmente garantita con gravissimi problemi di tenuta del nostro sistema". "Il riconoscimento dei diritti nel mondo della Scuola", come ricordano i legali, "è largamente proveniente dalla tutela giudiziale solo nei confronti della quale i Governi si sono piegati".

Gentilissimo ricorrente,

in vista della Sua udienza di merito che si terrà in data 6 ottobre 2016 dinanzi al TAR del Lazio, siamo a richiederLe di comunicarci se, a seguito del provvedimento cautelare ottenuto per Suo conto, ha provveduto all’immatricolazione presso il corso di laurea ambito, così come consigliato più volte.

Le richiediamo, pertanto, di compilare e firmare l’autocertificazione che è allegata alla presente comunicazione e di inoltrarcela, mettendo in allegato un valido documento di identità, ENTRO E NON OLTRE IL GIORNO 21 LUGLIO 2016 scansionata all’indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. e a mezzo raccomandata 1 con ricevuta di ritorno all’indirizzo Avv.to Michele Bonetti, via San Tommaso d’Aquino n. 47, 00136 Roma.

Vi chiediamo di scrivere sulla busta e nell’oggetto dell’email “CONSOLIDAMENTO SCHEDA ANAGRAFICA”.

Sarà necessario, inoltre, compilare il seguente form al link http://goo.gl/forms/gxdhTQsw5OYdeJo32.

La informiamo che tale adempimento ed il rispetto dei termini prescritti sono strettamente necessari per la detta udienza.

N.B. L’autocertificazione è in formato word, quindi potrà essere adattata alla Sua situazione specifica mantenendo, però, la struttura originaria.

Se non ha potuto immatricolarsi è sufficiente compilare il form.

I miei migliori saluti                       

Avv. Michele Bonetti                                     

Vittoria cruciale per l'affermazione del diritto allo studio, ora il ministero riapra le graduatorie e si vada verso il libero accesso.

Dopo i provvedimenti del TAR Lazio dell'1 luglio di accoglimento sul ricorso sull'accesso anche sui posti rimasti vacanti, il 7 luglio 2016, il Consiglio di Stato ha accolto con plurimi decreti i primi ricorsi UDU, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativi al blocco, da parte del Ministero, dello scorrimento delle graduatorie di Medicina, scelta che aveva comportato che centinaia di posti fossero lasciati liberi. Con questi provvedimenti  si conferma l'orientamento cautelare tracciato dall'Udu dal 28 aprile 2016 e poi confermato con ordinanze di accoglimento del Tar del Lazio del 1 luglio.

Le Università interessate sono: la Sapienza, l’Università degli Studi Firenze, l’Università degli Studi di Siena, l’Università del Molise, l’Università di Foggia, l'Università degli Studi di Cagliari, la Seconda Università degli Studi di Napoli, l’Università di Cagliari, l’Università di Sassari, l’Università di Messina, e l’Università di Milano.
Alcuni ricorrenti sono già stati immatricolati e il Consiglio di Stato ha così disposto: “considerato che, previa documentata verifica dell’esistenza di posti liberi e vacanti, va in linea generale ammessa la possibilità di scorrimento nelle graduatorie come quelle per cui è causa (…) è opportuno richiedere all’intimate Università (…) il riesame dell’istanza di immatricolazione (…) e ciò in considerazione sia dell’asserita documentata esistenza di un totale di 792 posti liberi per l’a.a. 2015 – 2016, per studenti comunitari e non presso le Univeristà statali”.
Secondo gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia “Il Consiglio di Stato ha preso atto che i posti liberi sono oltre mille per medicina, odontoiatria, veterinaria, professioni sanitarie ecc. ed ha ordinato agli Atenei e al Ministero di valutare di coprire i posti vacanti facendo scorrere le graduatorie. Oggi i nostri ragazzi vanno all’estero e rimangono posti liberi in Italia. La situazione è sempre più paradossale e si sta determinando un danno all’erario e al Paese tutto”. 
Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Avevamo preannunciato che sarebbe stata una battaglia dura, ma questa vittoria apripista conferma che siamo di fronte ad una violazione del diritto allo studio. Pertanto, chiediamo che il Ministero riapra le graduatorie, permettendo a tutti quegli studenti rimasti esclusi di poter accedere ai corsi di studio. Questa "sentenza" inoltre dovrebbe far riflettere il MIUR anche sui bandi di ammissione ai corsi dell’anno accademico entrante, visto che per la prima volta è stato messo nero su bianco che ci sarà una chiusura delle graduatorie al termine del primo semestre, misura che comporta inevitabilmente che dei posti resteranno vuoti. Questi provvedimenti sono l’ennesima dimostrazione che questo sistema di accesso fa acqua da tutte le parti. E’ ora di affrontare il problema, si apra una seria interlocuzione con gli studenti per superare definitivamente il numero chiuso”.

Continuano gli accoglimenti del Consiglio di Stato sui posti rimasti liberi dopo la chiusura della graduatoria per i corsi di laurea in medicina, odontoiatria e medicina veterinaria.

Il Collegio, a seguito della camera di consiglio che si è svolta ieri, ha ritenuto fondate le richieste dei ricorrenti dell’Unione degli Universitari, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che reclamavano l’assegnazione dei numerosi posti ancora disponibili.

Nel particolare, oltre ai posti rimasti vuoti a seguito dalla chiusura della graduatoria disposta dal MIUR, sui quali è stata disposta istruttoria e che si stimano in diverse centinaia, sono rimasti vacanti anche moltissimi posti del contingente riservato agli studenti non comunitari residenti all’estero. Questi ultimi non vengono ridistribuiti tra gli studenti comunitari lasciando un numero cospicuo di posti fruibili ma non assegnati.

Dichiarano gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia: “Ora tutti i posti disponibili dovranno essere assegnati ai nostri ricorrenti, esclusi dal concorso per la frettolosa chiusura della graduatoria”.

Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Registriamo ancora una vittoria, dopo i provvedimenti dei giorni scorsi, con i quali venivano invitati gli atenei ad assegnare tutti i posti a messi a bando nel test di settembre 2015, superando le imposizioni del decreto ministeriale del febbraio scorso sulla chiusura anticipata delle graduatorie. Da anni denunciamo che a sostenere il test sono meno studenti extracomunitari di quanti sono i posti disponibili. Questo sia perché l’università italiana non è realmente attrattiva per chi viene dall’estero, sia perché il nostro sistema è assolutamente svantaggioso rispetto al resto d’Europa, dove molto spesso i corsi in ambito sanitario sono ad accesso libero.”

Continua Dionisio: “Siamo di fronte alla dimostrazione di come la previsione di posti riservati agli studenti extracomunitari rappresenti una riduzione non formale, ma sostanziale dei posti messi a disposizione, causando un danno a tutti quegli studenti che ogni anno tentano la lotteria del test. Avevamo invitato il MIUR ad assegnare agli studenti comunitari i posti lasciati vacanti, ma purtroppo anche in questo caso siamo stati costretti a mettere in campo azioni legali per vedere riconosciuto un diritto degli studenti. Ora non si perda altro tempo: il Ministero permetta subito agli studenti di iscriversi.”

Conclude il coordinatore dell’UDU: “Ogni giorno il sistema di accesso a numero chiuso dimostra di fare acqua da tutte le parti. Il MIUR si è dimostrato sempre sordo di fronte alle nostre istanze, come dimostra il DM 546/2016, il quale riprende tutte le criticità che noi denunciamo da tempo, come la chiusura delle graduatorie alla fine del primo semestre, quando non saranno sicuramente coperti tutti i posti messi a bando; o la mancata previsione di riassegnare i posti vacanti del contingente riservato agli studenti extracomunitari, con il reale rischio che si ripeta quanto successo negli anni passati. Nei fatti si sta operando una ulteriore riduzione dei posti, e questo è inaccettabile. Chiediamo al MIUR, alla luce delle nostre vittorie di questi giorni, di rivedere il decreto ministeriale sull’accesso ai corsi per il prossimo anno accademico, e di aprire subito un tavolo di confronto con gli studenti, per andare verso il libero accesso.”

Il 1 e 7 luglio 2016, il Consiglio di Stato ha accolto con plurimi decreti i primi ricorsi UDU, patrocinati dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, relativi al blocco, da parte del Ministero, dello scorrimento delle graduatorie di Medicina, scelta che aveva comportato che centinaia di posti fossero lasciati liberi. Con questi provvedimenti  si conferma l'orientamento cautelare tracciato dall'Udu dal 28 aprile 2016 e poi confermato con ordinanze di accoglimento del Tar del Lazio del 1 luglio.

Le Università interessate sono: la Sapienza, l’Università degli Studi Firenze, l’Università degli Studi di Siena, l’Università del Molise, L’Università di Foggia, l'Università degli Studi di Cagliari, la Seconda Università degli Studi di Napoli, l’Università di Cagliari, l’Università di Sassari, l’Università di Messina, e l’Università di Milano.
Alcuni ricorrenti sono già stati immatricolati e il Consiglio di Stato ha così disposto: “considerato che, previa documentata verifica dell’esistenza di posti liberi e vacanti, va in linea generale ammessa la possibilità di scorrimento nelle graduatorie come quelle per cui è causa (…) è opportuno richiedere all’intimate Università (…) il riesame dell’istanza di immatricolazione (…) e ciò in considerazione sia dell’asserita documentata esistenza di un totale di 792 posti liberi per l’a.a. 2015 – 2016, per studenti comunitari e non presso le Univeristà statali”.
Secondo gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia “Il Consiglio di Stato ha preso atto che i posti liberi sono oltre mille per medicina, odontoiatria, veterinaria, professioni sanitarie ecc. ed ha ordinato agli Atenei e al Ministero di valutare di coprire i posti vacanti facendo scorrere le graduatorie. Oggi i nostri ragazzi vanno all’estero e rimangono posti liberi in Italia. La situazione è sempre più paradossale e si sta determinando un danno all’erario e al Paese tutto”. 
Jacopo Dionisio, coordinatore nazionale dell’Unione degli Universitari, dichiara: “Avevamo preannunciato che sarebbe stata una battaglia dura, ma questa vittoria apripista conferma che siamo di fronte ad una violazione del diritto allo studio. Pertanto, chiediamo che il Ministero riapra le graduatorie, permettendo a tutti quegli studenti rimasti esclusi di poter accedere ai corsi di studio. Questa "sentenza" inoltre dovrebbe far riflettere il MIUR anche sui bandi di ammissione ai corsi dell’anno accademico entrante, visto che per la prima volta è stato messo nero su bianco che ci sarà una chiusura delle graduatorie al termine del primo semestre, misura che comporta inevitabilmente che dei posti resteranno vuoti. Questi provvedimenti sono l’ennesima dimostrazione che questo sistema di accesso fa acqua da tutte le parti. E’ ora di affrontare il problema, si apra una seria interlocuzione con gli studenti per superare definitivamente il numero chiuso”.

 

A quasi due mesi di distanza dall’udienza del 17 maggio scorso, la Consulta finalmente si pronuncia sull'illegittima reiterazione dei contratti a termine nella scuola.

In attesa ancora del testo della sentenza, nella serata del 12 luglio sul sito internet della Corte Costituzionale è stato pubblicato un comunicato che potrebbe dare ragione ai nostri ricorrenti che si erano rivolti al Giudice del Lavoro per la stabilizzazione.

La Corte Costituzionale nel comunicato, infatti, ha stabilito "l'illegittimità costituzionale della normativa che disciplina le supplenze del personale docente e del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (art. 4, commi 1 e 11 della legge 3 maggio 1999, n. 124) nella parte in cui autorizza, in violazione della normativa comunitaria, il rinnovo potenzialmente illimitato di contratti di lavoro a tempo determinato per la copertura di posti vacanti e disponibili di docenti nonché di personale amministrativo, tecnico ed ausiliario, senza che ragioni obiettive lo giustifichino.

Tuttavia la pronuncia di illegittimità costituzionale é stata limitata poiché l'illecito comunitario è stato cancellato, come da decisione della Corte di giustizia dell'Unione europea che ha interpretato la normativa comunitaria in materia di contratti a tempo determinato (sentenza Mascolo).

Difatti, per quanto riguarda il personale docente la normativa sulla "buona scuola" prevede la misura riparatoria del piano straordinario di assunzioni, mentre per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario prevede, in mancanza di analoga procedura di assunzione, il risarcimento del danno".

Da una prima interpretazione, subordinata alla pubblicazione della sentenza, si comprende quindi che anche la Corte Costituzionale dichiara l’illegittimità dei termini apposti ai contratti di lavoro a tempo determinato da parte delle Pubbliche Amministrazioni. Tali principi potrebbero essere estesi a tutto il settore del precariato.

 

 

 

In data 11 luglio 2016 il MIUR ha pubblicato il D.D.G. 643 concernente l’integrazione delle graduatorie di Istituto del personale docente, in attuazione del D.M. 3 giugno 2015 n. 326.

Il decreto disciplina l'inserimento in II fascia delle graduatorie di istituto dei docenti che conseguono il titolo di abilitazione oltre il previsto termine di aggiornamento triennale delle graduatorie ed entro il 1° agosto 2016, i quali verranno collocati in un ulteriore elenco aggiuntivo alle graduatorie di II fascia.

Dalla seconda fascia sono nuovamente esclusi i DOTTORI di ricerca nonostante il loro titolo sia apicale nel nostro sistema di istruzione.

Nei mesi scorsi, gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia hanno accettato l'incarico di assistere un comitato formato da oltre 1.000 giovani in possesso del Dottorato di ricerca, al fine di ottenere il giusto riconoscimento di tale titolo di studio da spendere nel mondo dell'insegnamento scolastico. Invero, per primi, abbiamo già portato avanti questa battaglia al fianco dell'ADI - Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani.

Proprio in questi giorni il Consiglio di Stato ha consentito la partecipazione al concorsone dei dottorati di ricerca facendo leva sull'equipollenza del loro titolo.

Il T.A.R. aveva dapprima accolto e poi, in sede collegiale, rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all'abilitazione all'insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo, invero, non ci siamo mai trovati daccordo. Ecco perchè, sin dall'inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all'abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all'Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un'articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, in sede d'urgenza, ha dunque ribaltato l'esito negativo del T.A.R. ed autorizzato una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami.

Ecco perchè, seguendo tale linea argomentativa, proveremo a sostenere la Vs ammissione in II fascia GI. Il ricorso sarà rivolto al PDR stante la posizione del TAR sopra richiamata.

Per agire bisognerà in ogni caso presentare specifiche domande di ammissione nelle G.I. come da modelli presenti in calce al decreto.
Chi ha già agito per ottenere l'ammissione a febbraio 2016 NON DEVE AGIRE CON QUESTO NUOVO RICORSO.

PER ADERIRE COMPILA IL FORM E SCARICA LA DOCUMENTAZIONE DI ADESIONE

 

E' stata davvero una settimana importante per il mondo della scuola ed i docenti. In tre diverse macroaree, infatti, lo Studio Legale degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia è riuscito ad ottenere importanti risultati per centinaia di docenti che agli stessi si erano rivolti.

Il concorsone. L'ultima e probabilmente più importante novità riguarda il c.d. "Concorsone". Dopo gli accoglimenti ottenuti al T.A.R. per i docenti di ruolo e al C.D.S. per coloro che sono in possesso di diploma magistrale linguistico, ieri è stato tratto per la prima volta il caso dei dottorati di ricerca.

Il T.A.R. aveva dapprima accolto e poi, in sede collegiale, rigettato la richiesta di ammissione affermando che il percorso dei dottori di ricerca non può ritenersi equipollente all'abilitazione all'insegnamento che ha caratteristiche asseritamente differenti.

Su questo, invero, non ci siamo mai trovati daccordo.

Ecco perchè, sin dall'inizio del nostro percorso sulle ammissioni al concorsone 2016, abbiamo individuato delle categorie che, a nostro modo di vedere, erano in possesso di titoli che possono dirsi equipollenti rispetto all'abilitazione.

Il primo caso su cui si è vinto, difatti, è stato quello di un docente in possesso dell'abilitazione scientifica nazionale (ASN) per poter essere chiamato quale Professore associato all'Università ma che, secondo il MIUR, non poteva neanche partecipare al concorsone.

Su questa scia, ed argomentanto grazie ad un'articolata teoria sul confronto tra i percorsi abilitativi (1 anno) ed il dottorato (3 anni), siamo riusciti a sostenere che tale titolo dottorato (il più alto del sistema di formazione italiano ed europeo) non può essere ritenuto non sufficiente almeno per la mera partecipazione al concorso.

Il Consiglio di Stato, in sede d'urgenza, ha dunque ribaltato l'esito negativo del T.A.R. ed autorizzato una ventina di docenti a continuare nel loro percorso di esami.

Le ammissioni in GAE. Solo due giorni prima, questa volta il T.A.R. Lazio, pronunciava 3 decreti monocraticidecreti monocratici ed ordinava l'ammissione in GAE di alcuni ricorrenti con diploma magistrale, confermando l'orientamento assunto,per la prima volta in sede collegiale, alla camera di consiglio del 9 giugno. In questo come in quel caso i ricorsi erano stati patrociniati dagli Avvocati Santi Delia e Michele Bonetti che, dal giudice del lavoro, stanno provando a spostare la battaglia innanzi al T.A.R.

Si tratta degli stessi obiettivi che lo studio si propone di raggiungere con la nuova impugnativa del D.M. 495/16. Grazie a questo nuovo ricorso tutti i docenti in possesso di abilitazione con diploma magistrale, magistrale linguistica, depennati, congelati,TFA, PAS e SFP potranno aderire a specifiche azioni per ottenere l'ammissione in GAE. Seguendo la pagina dedicata potrete aderire all'azione. E' importante inviare la domanda di ammissione in GAE al MIUR entro l'8/7 con raccomandata a.r.

I termini per aderire al ricorso sono prorogati al 20/7 ed anche chi non è riuscito a presentare la domanda può parteciparvi.

Il risarcimento ai precari storici. Sempre in questa settimana, infine, sono giunte due importanti senteze sul precariato scolastico dai Tribunale di Teramo e Pordenone. Il MIUR è condannato al risarcimento danni nei confronti di un docente precario, sfruttato dal “sistema scuola” per oltre un decennio. Le sentenze non solo riconoscono il diritto alla ricostruzione della carriera e all’anzianità maturata del docente, ma stabiliscono un cospicuo risarcimento danni pari a 12 (Pordenone) o 6 (Teramo) mensilità. Le decisioni sono assai importanti perchè sottolineano come non esiste alcuna "pretesa diversità ontologica tra lavoratori a termine e lavoratori a tempo indeterminato". Secondo il Tribunale, infatti, "IN CONCRETO PERÒ QUESTA DIVERSITÀ NON ESISTE, né per quanto riguarda le funzioni, dato che tutti concorrono allo stesso modo all'espletamento del medesimo servizio, né per quanto riguarda le modalità di accesso al lavoro poiché i lavoratori di ruolo sono, in buona parte, degli ex precari assunti a tempo indeterminato per effetto dello scorrimento delle graduatorie in cui sono tuttora inseriti i loro colleghi a termine; né infine per quanto riguarda il contenuto del rapporto, essendo diritti e doveri uguali sia per i lavoratori di ruolo che per i supplenti".

Il MIUR dovrà risarcire oltre € 30.000 a docente, oltre a sostenere le spese legali in un range che va da € 2.500,00 a € 5.000,00.

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