Claudia Palladino

Claudia Palladino

Carissimi,

Vi rimettiamo un testo standard della mai che inoltreremo mercoledì, con ulteriori e specifiche istruzioni, allegando l'istanza per ciascun ricorrente con il decreto corretto. 

Sempre dalla Vostra parte.

Michele Bonetti, Avvocato 

"Gentilissimo/a,

in vista della mancata ottemperanza al decreto cautelare favorevole emanato dal TAR del Lazio da parte del Suo Ateneo, La preghiamo di seguire pedissequamente le seguenti istruzioni al fine di procedere nuovamente alla richiesta di immatricolazione.

Le rimettiamo in allegato una richiesta di immatricolazione che dovrà compilare stampandone n. 2 copie, firmandole entrambe in originale, ed in seguito trasmetterle tramite raccomandata a/r all’Ateneo di prima scelta ed al Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.

Tale diffida vale come ulteriore richiesta agli Atenei ed al Miur al fine di permettere ai ricorrenti, in possesso di tale decreto, come nel Suo caso, di essere immatricolati entro la data del 3 maggio 2017.

Pertanto le missive dovranno essere inviate entro tale data. 

Vi preghiamo di trattenere gelosamente le ricevute di ritorno di tali raccomandate e di rimettercele solo se da noi richieste. L'allegato dovrà essere mandato da tutti i ricorrenti presenti nel decreto e in particolar modo da coloro che sono presenti in graduatoria.

Vi invitiamo, altresì, ad una attenta lettura della mail.

Si allega l’istanza che dovrà compilare riempiendo tutte le parti tratteggiate inerenti ai suoi dati personali.

I miei migliori saluti

Avv. Michele Bonetti"

 

Con nota ministeriale prot. n. 2971 datata 17 marzo 2017 il Miur detta nuove regole e condizioni per il riconoscimento in Italia dei titoli abilitanti conseguiti in Spagna.

Rifacendosi a una comunicazione del Ministerio de Educaciòn, Cultura y Deporte spagnoli, il Miur condiziona, diversamente da quanto accadeva prima, il riconoscimento del titolo abilitante spagnolo. Per la precisione a partire dal 21 marzo 2017 “verranno prese in considerazioni solo ed esclusivamente le istanze complete di un documento che attesti la partecipazione al concorso pubblico spagnolo (“sistema selectivo de acceso a la funciòn pùblica”) e il superamento di almeno una parte dello stesso”.

In una errata interpretazione della norma spagnola, il Miur specifica: “La nota del Ministero spagnolo … precisa che per poter esercitare la professione docente nelle scuole pubblihe spagnole è necessario trovarsi in una delle seguenti tre condizioni:

1.       Aver superato il concorso pubblico (“sistema selectivo de acceso a la funciòn pùblica”) diventando docenti di ruolo a tempo indeterminato;

2.       Aver partecipato al concorso pubblico (“sistema selectivo de acceso a la funciòn pùblica”) senza superarlo nella sua totalità, diventando docenti supplenti a tempo determinato;

3.       Essere iscritti nelle graduatorie straordinarie di professori selezionati dalle Comunidades Autònomas, diventando docenti supplenti a tempo determinato.

Chiunque non rientri nelle tre suddette categorie non può ancora esercitare la professione docente a tutti gli effetti nella scuola pubblica spagnola, come ben specificato nel nuovo modello di ACREDITACION …Pertanto, come da Direttiva europea 2013 – 55 – CE l’interessato otterrà il corrispettivo riconoscimento della professione docente in Italia solo nel caso in cui certifichi di essere abilitato all’insegnamento nelle scuole pubbliche spagnole, rientrando nelle tre suddette categorie”.

A parere dello scrivente studio legale la scelta Ministeriale è censurabile innanzi al TAR in quanto affetta da palesi illegittimità.

Lampante è la errata interpretazione della stessa nota ministeriale spagnola frutto di una mera analisi letterale e non organica; basta in merito segnalare come nella stessa Spagna sia possibile insegnare con il mero titolo abilitante e non è necessario superare alcun concorso pubblico. Cosa diversa è il percorso per l’iscrizione nelle graduatorie per l’insegnamento.

Il Miur così agendo viola non solo i principi comunitari da egli stesso richiamati, ma altresì la nostra normativa interna statale creando oltretutto disparità tra gli stessi docenti abilitati in Spagna.

Alla luce delle numerose illegittimità evidenziatesi il nostro studio legale ha deciso di impugnare l’indicato provvedimento ministeriale innanzi al TAR Lazio per tutti coloro che alla data del 16 marzo 2017 hanno già iniziato un percorso abilitante in Spagna e sono in procinto di concluderlo e si vedono preclusa la possibilità di riconoscimento per pochi giorni o settimane, nonché per tutti coloro che invece hanno conseguito il titolo, ma non hanno ancora ottenuto il riconoscimento in Italia e che non si trovano in una delle condizioni di cui sopra.

Tutti coloro che vorranno aderire al ricorso dovranno seguire la seguente procedura entro e non oltre la data del 30 aprile 2017.

  1. Compilare il seguente form on line https://goo.gl/forms/Dk4QLtI3lHqogYm03
  2. Compilare la procura speciale allegata in duplice originale.
  3. Compilare la seguente autodichiarazione.
  4. Effettuare bonifico di euro 150,00 alle coordinate allegate.

Tale documentazione dovrà esserci inoltrata a mezzo e-mail all’indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “abilitazione spagnola”, nonché tramite raccomandata a.r. all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma.

L’adesione dovrà pervenire entro e non oltre il giorno 30 aprile 2017.

 

Gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia da tempo assistono i giovani in possesso del Dottorato di ricerca, al fine di ottenere il giusto riconoscimento di tale titolo di studio da spendere nel mondo dell'insegnamento scolastico, ottenendo importanti risultati. Primo fra tutti, il ricorso per la partecipazione al concorso docenti, ove il G.A., in plurime occasioni, ha equiparato il titolo dei Dottori di ricerca ad un titolo valido alla partecipazione al c.d. “concorsone”.

Nonostante le pronunce del Giudice Amministrativo in tal senso, è ormai di imminente pubblicazione il D.M. di riapertura e contestuale aggiornamento delle graduatorie di istituto per il triennio 2017/2020 e, l’unico dato certo, è che il nuovo Decreto Ministeriale non riguarderà i dottori di ricerca.

Per questo motivo presenteremo ricorso al TAR impugnando il Decreto Ministeriale di prossima pubblicazione, per rivendicare il diritto degli insegnanti in possesso di dottorato di ricerca ad essere inseriti nella II fascia delle G.I.

Il costo dell’azione è di euro 200,00 omnicomprensivi.

Per aderire sarà necessario seguire pedissequamente queste istruzioni:

1. Scaricare la procura allegata in calce alla pagina.

2. Stampare due copie della suddetta procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna).

3. Effettuare il pagamento di euro 200,00 alle coordinate allegate.

4. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:

- due procure in originale compilate e sottoscritte;

- copia del documento di identità;

- scheda del ricorrente compilata e sottoscritta (allegata in calce alla pagina);

- copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome e la dicitura “G.I. DOTTORATO”).

Sulla busta deve essere apposta la dicitura “inserimento G.I.” e ogni busta deve contenere una sola adesione.

5. Inoltrare a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “G.I. DOTTORATO”.

6. Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) questo FORM on line.

Dopo la pubblicazione del D.M. Vi inoltreremo un modello di domanda cartacea di inserimento in G.I. che dovrete compilare e spedire presso le competenti sedi e cui dovrete inoltrarci una copia corredata di copia delle ricevute di spedizione e di ritorno.

Tale documentazione dovrà esserci inoltrata a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “G.I. DOTTORATO”, nonché tramite raccomandata a.r. all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma.

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso.

QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA, RISERVANDOSI L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI.

È ormai di imminente pubblicazione il D.M. di riapertura e contestuale aggiornamento delle graduatorie di istituto per il triennio 2017/2020 e, l’unico dato certo, è che il nuovo Decreto Ministeriale non riguarderà gli insegnanti in possesso di diploma AFAM vecchio ordinamento e di diploma ITP.

Tale decisione del Ministero dell’Istruzione si pone in contrasto con quanto disposto in recentissime pronunce da alcuni giudici del lavoro e del G.A. che, invece, riconoscono espressamente il diritto degli insegnanti in possesso di diploma AFAM o di diploma ITP ad essere inseriti nella II fascia delle graduatorie di istituto.

Per questo motivo presenteremo ricorso al TAR impugnando il Decreto Ministeriale di prossima pubblicazione, per rivendicare il diritto degli insegnanti in possesso di diploma ITP o AFAM, ad essere inseriti nella II fascia delle G.I.

Il costo dell’azione è di euro 90,00 omnicomprensivi.

Per aderire sarà necessario seguire pedissequamente queste istruzioni:

1. Scaricare la procura “AFAM” oppure “ITP” a seconda del titolo posseduto, allegata in calce alla pagina.

2. Stampare due copie della suddetta procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna).

3. Effettuare il pagamento di euro 90,00 alle coordinate allegate.

4. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:

- due procure in originale compilate e sottoscritte;

- copia del documento di identità;

- scheda del ricorrente compilata e sottoscritta (allegata in calce alla pagina);

- copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome e la dicitura “G.I. AFAM”, oppure “G.I. ITP” a seconda della categoria).

Sulla busta deve essere apposta la dicitura “inserimento G.I.” e ogni busta deve contenere una sola adesione.

5. Inoltrare a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “G.I. AFAM” oppure “G.I. ITP” a seconda del titolo posseduto.

6. Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) questo FORM on line.

Dopo la pubblicazione del D.M. Vi inoltreremo un modello di domanda cartacea di inserimento in G.I. che dovrete compilare e spedire presso le competenti sedi e di cui dovrete inoltrarci una copia corredata di copia delle ricevute di spedizione e di ritorno.

Tale documentazione dovrà esserci inoltrata a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “G.I. AFAM” oppure “G.I. ITP” a seconda del titolo posseduto, nonché tramite raccomandata a.r. all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma.

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso.

QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA, RISERVANDOSI L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI.

Carissimi e carissime,

la presente comunicazione al fine di effettuare un breve punto della situazione sulla recente riapertura delle graduatorie.

Per i ricorsi del 2015/2016 noi dell’UDU fummo scettici sul vizio dell’anonimato preannunciato da alcune strutture come “evidente”.

Difatti, riportammo come ci stessimo trovando di fronte ad una nuova edizione concorsuale che, pur se con tante criticità, era ben diversa da quella del 2014 del famoso “Plico di Bari” rubato.

Puntammo, invece, moltissimo sulla chiusura anticipata della graduatoria e sui posti liberi non assegnati degli studenti extracomunitari e comunitari. Oggi, a distanza di tempo, possiamo riportare che avevamo ragione.

Il Ministero, infatti, a seguito delle nostre continue vittorie "apripista" sui posti rimasti vacanti degli extracomunitari e dei comunitari, ha finalmente disposto la riapertura della graduatoria, ma solo per coloro che hanno fatto ricorso e che sono muniti di provvedimento favorevole in merito all’impugnazione del D.M. 50/2016, che, per l’appunto, disponeva la chiusura anticipata della graduatoria.

Molti di Voi con provvedimento favorevole e con punteggi superiori al 20, accedendo alla propria area riservata, si vedono assegnati in diverse sedi ed hanno tempo per accettare ed immatricolarsi nella sede assegnata entro e non oltre il 3 maggio 2017.

Ci si potrebbe chiedere:

Cosa succede se non rinvengo il mio nominativo nell’area riservata?

Si sta verificando che alcuni di Voi con provvedimento favorevole non rinvengono il proprio nominativo nell’area riservata; in tal caso segnalatelo seguendo la procedura della pec allegata, e comunque comunicatelo anche a noi e agli organi ministeriali, riportandogli il decreto o il provvedimento favorevole in Vostro possesso”.

Come dobbiamo fare se riscontriamo problemi con le nostre credenziali?

Se riscontrate dei problemi con le credenziali, necessarie per accedere alla Vostra pagina personale di Universitaly, dovete richiederle al CINECA inoltrando una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., inserendo l’oggetto “riapertura scorrimento a.a. 2015/2016 – sospensione del d.m. 50/2016”.

Se sono già immatricolato posso cambiare sede?

Qualora è stata assegnata una sede diversa si può immatricolare, valutando previamente ed informandosi, caso per caso, sulle possibilità di riconoscimento di esami e di immatricolazione al 1°, 2°, 3° anno, etc.

In casi analoghi, ad onor del vero, dopo diverse battaglie dell’UDU, si è ottenuto il riconoscimento degli esami, anche se trattasi di un campo dove vi è una forte discrezionalità del singolo Ateneo.

Nei precedenti anni gli Atenei hanno sempre immatricolato gli studenti agli anni di competenza, ma dopo diverso tempo”.

Si tratta di immatricolazioni definitiva o con riserva?

“Nel caso di specie si tratterà sempre di immatricolazioni con riserva, il cui scioglimento è condizionato al giudizio di merito.

Tuttavia, riteniamo che vi sia un orientamento ormai in subjecta materia consolidato, nonostante sia chiaro come vi è sempre un’alea processuale”.

Ho ricevuto due e-mail, una generica sullo scorrimento della graduatoria, l’altra più dettagliata sulla mia situazione specifica: quale devo considerare?

Dovrà attenersi alle istruzioni della e-mail peculiare per il Suo procedimento; l’e-mail generica dovrà essere considerata come un punto globale della situazione”.

Sempre dalla Vostra parte,

Elisa Marchetti, Coordinatrice UDU.

Michele Bonetti, Avvocato.

Il TAR Lazio, con nuovo orientamento giurisprudenziale”, aveva ritenuto che (le sottolineature sono nostre): “[…] il ricorso sia inammissibile e comunque irricevibile per omessa tempestiva impugnazione del D.M. n. 235 del 1 aprile 2014, concernente l'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento (GAE) per il triennio 2014/15, 2015/16, 2016/17 che costituisce atto presupposto del D.M. n. 495/2016, immediatamente lesivo dell’interesse dei ricorrenti, atteso che le GAE per espressa previsione del legislatore hanno natura triennale e nel corso del triennio è consentito esclusivamente lo scioglimento delle riserve, secondo le modalità e i termini disciplinati con il D.M n. 325/2015 per l’annualità 2015/2016 e con il D.M. n. 425/2016 per l’annualità 2016/2017(v. art. 1, co. 4, del D.L. 97/2004 e ora art. 1, comma 10 bis, della L. n. 21/2016, che ha prorogato la validità di tali GAE fino all’a.s. 2018/2019); Ritenuto, quindi, che il ricorso va dichiarato irricevibile per la tardiva impugnativa del presupposto D.M. n. 235/2014”.

I nostri ricorsi sul D.M. 495/16, ad eccezione di quelli sulla c.d. nullità che verranno discussi a giugno 2017 e dunque in tempo utile per ottenere le supplenze per il nuovo anno scolastico, erano stati trattati prima di tale cambio di orientamento e contengono tutti un importante approfondimento di cui oggi il Consiglio di Stato ha confermato l'insuperabile decisività.

Innanzi all'Adunanza Plenaria, infatti, l'Avvocatura generale dello Stato aveva già sollevato la questione dell'inammissibilità dei ricorsi avverso il D.M. 325/15 proprio sviluppando la teoria oggi fatta propria dal T.A.R. Lazio. Tanto in memoria quanto in discussione orale avevamo sostenuto che tale argomento, seppur suggestivo, era infondanto in quanto grazie all'annullamento del D.M. 235/14 la questione era ormai superata.

"La mancata impugnativa del D.M. 235/14, infatti, preso atto del suo annullamento con la sentenza n. 1973/15 e con le seguenti è divenuta comunque indifferente ai fini del decidere. Se, difatti, tale D.M. fosse stato tempestivamente impugnato da taluni e non da altri ed i primi, allo stato, non avessero ancora ottenuto l’annullamento, si potrebbe discutere di tale carenza (recte decadenza) in capo ai secondi ma, oggi, in concreto tale situazione non c’è giacchè il D.M. 235/14 è stato annullato dal Consiglio di Stato prima dei D.M. 235/15 e 495/16 e con effetti erga omnes".

Oggi la conferma di tale posizione da parte del Consiglio di Stato che chiarisce "poiché il D.M. 235/2014, atto di natura regolamentare, è stato annullato con efficacia erga omnes dalla sentenza della Sezione 16 aprile 2015, n. 1973, nella parte in cui non consente l’ingresso nelle GAE dei diplomati magistrali, sicché non è quindi possibile ravvisare una tardiva impugnazione di un atto già annullato, che non più esiste".

Il Consiglio di Stato, peraltro, ha dimostrato di ben ricordare che la partita sul D.M. 325/15 si è già giocata innanzi all'Adunanza Plenaria in sede cautelare citando, espressamente, quella storica ordinanza.

Ma ripercorriamo le vicende di quel, sin'ora decisivo, 27 aprile 2016 quando l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato segnò un punto importante, forse decisivo, per i docenti in possesso del diploma magistrale.

I "maestri" di scuola elementare e dell'infanzia diplomati prima del 2001, secondo il massimo consesso amministrativo, hanno diritto di entrare nelle graduatorie ad esaurimento e, da qui, stipulare contratti a tempo indeterminato.

Quella del valore abilitante del titolo di diploma magistrale è una battaglia iniziata nel 2011 con un ricorso straordinario voluto dalle Associazioni Adida e La Voce dei Giusti e patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia. Grazie a quel ricorso, due anni dopo, il Consiglio di Stato ha per la prima volta affermato il valore abilitante del titolo onerando il MIUR di ammettere nella seconda fascia delle graduatorie di istituto quei 220 insegnanti.

Il MIUR, in quel caso lungimirante, estese il beneficio a tutti i 55.000 docenti in possesso di quel titolo consentendogli l'ammissione in tale fascia nel successivo aggiornamento delle graduatorie. Li escluse, però, ancora una volta dall'ammissione nelle G.A.E. le uniche graduatorie dalle quale si attinge per ottenere il cosiddetto "ruolo".

Si aprì, dunque, un nuovo contenzioso con il quale i diplomati magistrale chiesero al T.A.R. e poi al C.D.S. l'ammissione in tali graduatorie e, con essa, la stabilizzazione del loro lavoro speso a favore dei bambini della scuola materna ed elementare.

Il T.A.R. Lazio rigettò tutti i ricorsi dapprima affermando che la loro pretesa era infondata e poi negando che la competenza a decidere fosse del Giudice amministrativo rimandando a quello del lavoro. Il Consiglio di Stato sconfessò tali argomenti e in accoglimento dei primi 3.000 ricorrenti difesi dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, li ha ammessi nelle G.A.E.: siamo a marzo del 2015.

Dopo l'ammissione di oltre 10.000 ricorrenti da parte del C.D.S., anche con sentenze definitive, giunse l'ordinanza di rimessione all'Adunanza Plenaria con la quale uno dei Collegi della Sesta Sezione dubitò dell'orientamento fin'ora assunto chiedendo a tale organo di pronunciarsi definitivamente sulla questione.

Il 27 aprile 2016, all'esito dell'udienza e di una lunghissima ed articolata discussione, giungeva l'esito del provvedimento cautelare che, ancora una volta, conferma che il posto dei diplomati magistrale è in G.A.E. A questo punto si attende, tra qualche settimana, anche il deposito delle sentenze di merito definitive della stessa Adunanza Plenaria che, a meno di veri colpi di scena, dovrebbe confermare tale posizione in via, davvero, definitiva.

COSA SUCCEDERA' E CHI PUO' BENEFICIARE DEL PROVVEDIMENTO FAVOREVOLE

Oggi come ieri le sorti dei diplomati magistrale che hanno impugnato il D.M. 495/16 sono legati all'esito dell'Adunanza Plenaria. Tale organo oltre a decidere il caso specifico sottoposto al suo esame, ha il compito di stabilire dei principi cui dovrebbero uniformarsi tutti gli altri giudici amministrativi.

Nel caso concreto, quindi, grazie all'ordinanza pronunciata in data 27 aprile 2016 che oggi è richiamata dal Consiglio di Stato a fondare la decisione anche sul D.M. 495/16, l'Adunanza Plenaria ha confermato l'ammissione di quei ricorrenti che facevano parte di quel giudizio. Tale circostanza, evidentemente, è poco rilevante per tutti Voi che leggete in quanto, come detto, ben più importante è il valore che a tale pronuncia riconoscono altri Giudici.

Secondo il codice del processo amministrativo, in particolare, il T.A.R. non ha alcun obbligo di adeguarsi alle indicazioni della Plenaria anche se la prassi insegna come, davvero raramente, ciò accada. Nel breve tempo da quando tale decisione è stata emessa, per quanto ci risulta, non è mai accaduto. E' possibile, in altre parole, che l'insegnamento dell'Adunanza Plenaria venga disattesa dopo alcuni anni dalla pronuncia, magari, in ragione di contestuali mutamenti normativi o giurisprudenziali su questioni collegate ma, nell'immediato, è assai raro.

Ciò per una semplice ragione.

Se è pur vero, infatti, che il T.A.R., secondo il codice del processo, non ha obbligo di uniformarsi alle indicazioni della Plenaria, tale obbligo è invece presente per lo stesso Consiglio di Stato. Quest'ultimo, infatti, potrebbe rinnegare l'orientamento dell'Adunanza Plenaria solo rimettendo ad esso nuovamente la questione portando nuovi argomenti.

Anche in tal caso, ci riferiamo ad una nuova rimessione, ciò è accaduto solo dopo diversi anni dalla prima pronuncia e solo in ragione di mutate circostanza normative e giurisprudenziali.

Ad oggi, sino a quando non verrà adottato un nuovo D.M. di aggiornamento delle GAE, NESSUN ALTRO PUO' AGIRE INNANZI AL GIUDICE AMMINISTRATIVO.

Per ogni informazione sulle azioni esperibili, allo stato attuale, per entrare nelle GAE, La invitiamo a leggere l'apposita news reperibile al seguente indirizzo ed a compilare il relativo form di preadesione.

Carissimo ricorrente,


Le rimetto la pec appena ricevuta dal Ministero che La prego di leggere con tanta attenzione.
Nella pec, il cui testo deve essere preso come principale riferimento, l’Autorità Amministrativa riporta come il 27 marzo Lei potrà visualizzare la Sua posizione in graduatoria sul portale Universitaly, accedendo alla Sua area riservata relativa all’a.a. 2015/2016 utilizzando le credenziali, a suo tempo, attribuite dal sistema; nel caso vi siano problematiche sull’accesso all’area riservata, l’interessato potrà rivolgersi al CINECA inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., inserendo l’oggetto “riapertura scorrimento a.a. 2015/2016 - sospensione del d.m. n. 50/2016”.
Nel caso in cui Lei risulterà “assegnato” potrà procedere all’immatricolazione con riserva all’ateneo assegnatoLe entro e non oltre il 3 maggio 2017, prendendo contatti direttamente con l’ateneo.
Da quanto si evince dal testo della pec inoltrata dal Ministero, a cui La invitiamo a chiedere chiarimenti, se necessari, dovrebbero essere interessati solo i soggetti collocati in graduatoria, ovvero punteggi superiori a 20.
Qualora e se non Le fosse ancora pervenuta la mail in questione Le rappresento che la stessa mail Le dovrebbe arrivare prossimamente, a seconda delle notificazioni ministeriali che stanno arrivando a “scaglioni”.
La riapertura delle graduatorie è frutto del lavoro processuale scaturito dalle nostre ordinanze e sentenze vittoriose (https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=5XFRABIAU4J2T5UW2YK3ENIPKM&q=spatti%20or%20bonettihttps://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=VDECHRTF4SG5JN7KFZZX4S3ELU&q=casto%20or%20bonetti; sulla questione Vi invitiamo a leggere anche i seguenti link che Vi abbiamo inoltrato: http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/numero-chiuso/1357-altre-risposte-alle-vostre-domande-pervenute-sulla-nostra-casella-di-posta; http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/numero-chiuso/1356-l-avvocato-michele-bonetti-risponde-alle-domande-piu-frequenti-sul-numero-chiuso), e soprattutto del lavoro e dei contatti politici dell’UDU con il Ministero, a cui si è aggiunta l’azione del gruppo consiliare UDU in Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.
Nonostante sia da considerarsi un punto d’arrivo, e comunque un successo, non possiamo cantare definitivamente vittoria perché non è ancora chiaro quanti saranno gli studenti interessati. Per questo siamo pronti sin da ora a proseguire nella battaglia per il libero accesso impugnando, con motivi aggiunti, per tutti i soggetti esclusi dal decreto, anche non nostri ricorrenti, che non potranno continuare a studiare.

Avv. Michele Bonetti

Elisa Marchetti

Coordinatrice nazionale UDU

È di poche ore fa la sentenza emessa dal TAR del Lazio che condanna il MIUR all’ostensione del famoso “algoritmo” di calcolo che ha gestito il software relativo ai trasferimenti interprovinciali del personale docente sulla mobilità 2016 e che ha deciso la sorte professionale di numerosi docenti coinvolti.

Il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams, Rino Di Meglio, nonché gli Avv. ti Michele Bonetti, Santi Delia e Silvia Antonellis, affermano la fondamentale importanza di tale vittoria al fine di fare finalmente chiarezza non solo sulle procedure puntuali dei trasferimenti ma, in particolare, sugli errori che hanno determinato l’allontanamento di numerosi docenti dalle sedi che sarebbero spettate in base ai criteri dichiarati nelle loro domande di trasferimento. 

Il TAR Lazio da ragione, dunque, al sindacato che aveva presentato ricorso, patrocinato dagli Avvocati Bonetti, Delia e Antonellis, per il diniego all’accesso agli atti da cui poter desumere le operazioni della mobilità per l’a.s. 2016/2017, screditando in toto le eccezioni sulla proprietà intellettuale e sul segreto di Stato sollevate dal MIUR per non rilasciare l'algoritmo e ordinando a quest'ultimo di consegnare “copia dei c.d. codici sorgente del software dell’algoritmo di gestione della procedura della mobilità dei docenti per l’a.s. 2016/2017 di cui all’O.M. M.I.U.R n. 241 del 2016 nel termine di 30 (trenta) giorni decorrenti dalla notifica a cura di parte”. 

Nel link di seguito riportato Vi rimettiamo la sentenza.

“Mi ritengo soddisfatto per la vittoria conseguita" - dichiara Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della Gilda degli Insegnanti - “che rappresenta un inizio positivo per fare chiarezza sull’applicazione errata del CCNI sulla mobilità che ha coinvolto numerosi docenti, che ora richiedono trasparenza sulla reale procedura seguita dal Ministero”.

"La Gilda grazie a questo importante provvedimento" - riporta l'Avv. Bonetti - "valuterà una campagna anche risarcitoria dinanzi ai Giudici del Lavoro per tutti i docenti lesi da questo algoritmo mal fatto che li ha spostati da una parte all'altra della Repubblica riservandosi anche di presentare un esposto alla Corte dei Conti".

Qualora aveste interesse ad essere informati sulle future azioni intraprese dal nostro studio ai fini dell’avvicinamento all’ambito territoriale e per il risarcimento del danno subito, senza vincolo alcuno alla partecipazione alle stesse, Vi invitiamo a compilare il seguente FORM in tal modo verrete inseriti nella nostra newsletter e ricevere le opportune comunicazioni.

Si specifica che le informazioni ricevute non costituiscono preadesione vincolante ad alcuna azione.

Avv. Michele Bonetti

 

 

La vicenda degli ex specializzandi risale agli anni ’80, quando furono promulgate le direttive europee 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE che imponevano agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai camici bianchi per gli anni di specializzazione post laurea, in medicina.

Tali principi, venivano ribaditi anche dalla successiva direttiva CEE n. 16 del 1993.

Tuttavia solo con il d.lgs. n. 257/1991 il legislatore nazionale, con circa dieci anni di ritardo, lo Stato italiano procedeva a dare una prima e parziale attuazione alla direttiva n. 76 del 1982 con la previsione di una borsa di studio erogata annualmente veniva introdotto il concetto di una formazione specialistica retribuita e a tempo pieno.

Ad innovare il mondo delle specializzazioni mediche interveniva nuovamente nel 1999 il decreto legislativo n. 368 che, in attuazione (anche qui con circa sei anni di ritardo) della direttiva CEE 93/16 in "materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli", abrogava il sopra menzionato decreto legislativo 257/91 sostituendo la borsa di studio con l’introduzione di un contratto di formazione-lavoro.

Tuttavia sebbene tali disposizioni sembrino sgombrare definitivamente il campo da ogni dissidio relativo alla piena e corretta trasposizione della direttiva comunitaria nell’ordinamento interno, ancora nel 1999 tale obbiettivo rappresentava niente più che un mito a cui tendere.

Infatti, tale normativa non trovava immediata applicazione in quanto l'art. 46 dello stesso provvedimento disponeva che "agli oneri recati dal Titolo VI del presente decreto legislativo si provvede nei limiti delle risorse previste dall'art. 6, comma 2, della L. 29 dicembre 1990, n. 428, delle quote del Fondo sanitario nazionale destinate al finanziamento della formazione dei medici specialisti, nonchè delle ulteriori risorse autorizzate da apposito provvedimento legislativo.

Le disposizioni di cui agli articoli 39 e 41 si applicano dall'entrata in vigore del provvedimento di cui al comma 1; fino all'entrata in vigore del predetto provvedimento continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'art. 6 del D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257".

Il provvedimento legislativo di cui al comma 1 dell’art. 46 d.lgs 368/1999, intervenne solo sei anni più tardi con la Legge. 23 dicembre 2005, n. 266.

La norma, prevedeva espressamente che tale diverso assetto retributivo si applicasse a decorrere dall'anno accademico 2006-2007, ribadendo che fino all'anno accademico 2005-2006 rimaneva operante la disciplina dettata dal D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257.

Evidente dunque che a causa dei tardivi ed incompleti interventi normativi predisposti sul punto dallo Stato italiano, sino al 2007, i medici specializzandi sono stati totalmente privati della possibilità di far valere il loro diritti dinanzi ai giudici nazionali (prima a causa del mancato recepimento e in seguito, a causa della sospensione degli atti normativi di adeguamento, e ciò fino alla disposizione attuativa contenuta nella Legge. 23 dicembre 2005, n. 266).

Avendo pertanto lo Stato italiano mancato di adempiere sino all’anno accademico 2006/2007 agli obblighi che gli derivavano dalla Direttiva 93/16, così come definiti proprio dal D.lgs n. 368/1999, lo stesso dovrà rispondere dell’inadempimento e risarcire gli ex specializzandi (eventualmente nella misura differenziale tra quanto percepito ex D.lgs n.368/1999, pari a L. 21.500.000 (Euro 11.000,00 circa annui e quanto invece previsto dai D.P.C.M. 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007, pari ad € 25.000,00; e dunque, circa € 14.000,00 per anno di specializzazione).

Tale assunto trova conferma nella circostanza per cui, la situazione di danno creatasi a seguito della mancata ottemperanza, si è configurata fin tanto che è perdurato il comportamento omissivo del legislatore nazionale.

Ebbene, prima di addivenire alla piena e completa regolamentazione del trattamento da corrispondere agli specializzati, ci sono voluti ben tre D.P.C.M.: quello del 7 marzo 2007, con il quale veniva definito il costo del contratto di formazione e lavoro, quello del 6 luglio 2007, con il quale veniva definito lo schema tipo del contratto di formazione specialistica e quello del 2 novembre 2007, che individuava il fabbisogno finanziario relativo ai contratti di formazione specialistica.

Evidente che senza gli ultimi due provvedimenti, la normativa non sarebbe stata applicabile  e, dunque, per tale ragione si ritiene che il termine decennale di prescrizione del diritto ad agire, sia computabile dalla data di pubblicazione dell'ultimo D.P.C.M..

Tuttavia appare doveroso sottolineare come risulti preferibile avallare quell'ulteriore orientamento che invece àncora il termine ultimo da cui calcolare il decorso della prescrizione, alla data del 20 ottobre 2007.

La direttiva 36/2005/CE, nel dettare definitivamente una nuova disciplina dei medici specializzati, ha previsto l'abrogazione, a partire dal 20 ottobre 2007, delle direttive precedenti.

Se è dunque vero che a quella data è cessato l'obbligo dello stato italiano di adempiere, sia pure tardivamente, le direttive 75/362/Cee, 75/363/Cee e 82/76/Cee, non è certo immaginabile che l'ultima direttiva abbia inteso sacrificare i diritti risarcitori dei singoli ove già insorti e ancora esistenti.

In considerazione di quanto sopra il termine di prescrizione decennale comincerebbe a decorrere dal 20 ottobre 2007 e scadrebbe quindi il 20 ottobre 2017.

Ciò premesso, anche alla luce delle recenti aperture legislative ed alle nuove richieste di partecipazione, la Fp Cgil Medici promuove con il patrocinio dell’avv. Michele Bonetti, la presentazione di nuove azioni collettive per i medici specializzatisi a partire dall’anno accademico 1978/1979, sino all’anno accademico 2005/2006 e che non abbiano ancora incardinato alcun giudizio.

Il costo dell’azione dinanzi al Tribunale sarà pari ad € 100,00, onnicomprensivi (accessori di legge, I.V.A. e Cassa Forense) per coloro che risultino iscritti alla suddetta organizzazione sindacale, da versare al momento dell’adesione (per gli iscritti sarà necessario allegare copia della tessera della Fp Cgil, o, in alternativa, copia di un cedolino con la quota di scrizione della Fp Cgil riferita ad un mese del 2017).

Per coloro i quali invece non risultino iscritti alla organizzazione sindacale in parola, il costo dell’azione sarà pari ad € 500,00 da corrispondere in due tranche di € 250,00 cadauna (la prima da corrispondere al momento dell’adesione la seconda entro i 90 giorni successivi).

 

 

PER ADERIRE E’ NECESSARIO SEGUIRE LE ISTRUZIONI DI SEGUITO RIPORTATE

 

  1. A)    Compilare il form on-line cliccando QUI

-          Scaricare la procura allegata in fondo alla pagina;

-          Stampare due copie della procura da compilare e firmare in originale (ATTENZIONE: LA SOTTOSCRIZIONE DEVE ESSERE MESSA A PENNA);

-          Effettuare la prima tranche di pagamento (€ 250,00) alle coordinate allegate in fondo alla pagina (nella causale del bonifico dovrà essere inserito il Vostro nome, cognome e la categoria del ricorso: “ricorso medici specializzati”).

 

  1. B)    Documentazione da allegare

-          Diploma di specializzazione;

-          Documentazione attestante la data di immatricolazione alla Scuola di Specializzazione, la durata legale del corso di studi e l’anno accademico di conseguimento del titolo.

-          Autocertificazione attestante la mancata percezione di qualsivoglia emolumento economico durante la frequenza della Scuola di Specializzazione o, in caso contrario, degli importi percepiti.

-          Eventuale atto di interruzione dei termini di prescrizione inoltrato direttamente dall’interessato.

-          Copia documento di identità.

 

Tutta la documentazione di cui ai punti A e B dovrà essere inoltrata in originale a mezzo raccomandata a/r all’indirizzo “Studio Legale Bonetti & Partners, via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136 – Roma”

 

Altresì la scansione di tutti i documenti inoltrati a mezzo raccomandata a/r, andrà anticipata a mezzo mail al seguente indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

Attenzione: l’intera procedura di adesione dovrà essere perfezionata entro la data del 31 maggio 2017.

 

N.B.

ATTENZIONE: QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITA’ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE DOVESSE GIUNGERE TARDIVAMENTE, IN MANIERA PARZIALE O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA.

 

DOWNLOAD ALLEGATI

-          Procura

-          Coordinate

Ci sono laureati in Medicina e Chirurgia che a conclusione del loro percorso universitario, per completare la formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, 

frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti e percepiscono una borsa di studio da quasi 1600 € al mese, esentasse e con copertura assicurativa pagata.

Ci sono, poi, quegli altri laureati in Medicina e Chirurgia che, sempre per completare la loro formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti ma, stavolta, ricevono una borsa di studio di soli 800 € al mese, su cui devono pagare I.R.P.E.F. ed I.R.A.P..

La differenza? Soltanto una: i primi stanno frequentando un corso di specializzazione medica; gli altri un corso di “formazione specifica” in medicina generale.

Perché?

Perché esistono due differenti parametri per valutare e ripagare il lavoro di giovani medici quando l’unica differenza riguarda il nome del corso e la specializzazione finale che otterranno?

Che cosa rende gli uni degni di ottenere una paga superiore rispetto agli altri che scelgono di diventare “medici di famiglia”?

Forse, sono meno bravi e svolgono meno compiti degli specializzandi?

No.

Forse, a differenza dei colleghi, sono liberi di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa e il loro corso richiede meno ore di frequenza?

Neppure.

Sarà che “ce lo chiede l’Europa”?

Neanche.

Allora, magari, è la Legge a stabilire che chi frequenta le scuole di specializzazione debba essere retribuito più di chi sceglie il corso di medicina generale?

Questo si!

Da una parte, infatti, in applicazione dell’art. 39 della Legge n. 368/1999 e dei relativi DD.MM. applicativi è chiarito che la parte fissa della borsa di studio è pari a “euro 22.700,00 annui lordi”; dall’altra, in maniera assai più laconica, il D.M. 7 marzo 2006 che ha dettato i “principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale” si limita a stabilire che “al medico in formazione è conferita una borsa di studio annuale di Euro 11.603,00”.

Dunque, se è la Legge a prevedere queste differenze, sarà anche in grado di chiarirci il perché uno specializzando ottiene una borsa di studio che vale il doppio di quella del collega che ha scelto (sciaguratamente, rebus sic stantibus) di frequentare il corso di medicina generale?

Stavolta, neppure il buon Legislatore è in grado di fornirci una adeguata spiegazione.

Invero, non vi sarebbe stato il bisogno di ricercare una simile risposta tra le norme del nostro ordinamento perché, sino al febbraio del 2006, non esistevano differenze retributive tra i diversi corsisti, ma solo contenutistiche in ragione delle discipline affrontate durante la formazione post lauream.

Se poi si considera che l’Unione Europea ha da sempre affermato che la formazione dei medici specialisti (compresa quella relativa la medicina generale) debba essere “adeguatamente remunerata” (Direttiva 82/76/CEE), le speranze di trovare una logica spiegazione si riducono drasticamente.

     Cosa accadde, allora, in quel marzo di 11 anni fa?

     Se le ore di applicazione richiesta, le pratiche sanitarie sono per lo più identiche, se i corsisti prestano ugualmente assistenza e sono soggetti a turni ospedalieri, perché devono avere due paghe differenti?

     Non è forse questa la Repubblica del “il lavoro nobilita l’uomo” e del “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.)?

                In realtà, a volerci capire qualcosa, si perde il ben dell’intelletto: non esiste una sola ragione, neppure una, del perché in Italia i corsisti di medicina generale debbano subire una vera e propria “discriminazione” per il sol fatto di aver avuto l’ambizione di poter diventare un medico di famiglia.

                Può davvero una mera distinzione “terminologica” avere un simile peso al punto di sminuire e quasi umiliare dei giovani dottori?

                E’ tollerabile in uno Stato di diritto come il nostro che per lo stesso lavoro, gli stessi compliti, le stesse mansioni si venga così pesantemente discriminati?

                La speranza  rimane sempre una: come diceva Brecht (guarda caso proprio nella famosa “Opera da tre soldi”) “bisogna che succeda qualche cosa di nuovo…”.

Accogliendo le istanze di un comitato di oltre 1.000 medici gli Avvocati Santi Delia, Michele Bonetti e Cristiano Pellegrini Quarantotti hanno avviato l’azione per il riconoscimento della giusta retribuzione degli anni di corso di specializzazione svolti e da svolgere.

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