Claudia Palladino

Claudia Palladino

Carissimi e carissime,

la presente comunicazione al fine di effettuare un breve punto della situazione sulla recente riapertura delle graduatorie.

Per i ricorsi del 2015/2016 noi dell’UDU fummo scettici sul vizio dell’anonimato preannunciato da alcune strutture come “evidente”.

Difatti, riportammo come ci stessimo trovando di fronte ad una nuova edizione concorsuale che, pur se con tante criticità, era ben diversa da quella del 2014 del famoso “Plico di Bari” rubato.

Puntammo, invece, moltissimo sulla chiusura anticipata della graduatoria e sui posti liberi non assegnati degli studenti extracomunitari e comunitari. Oggi, a distanza di tempo, possiamo riportare che avevamo ragione.

Il Ministero, infatti, a seguito delle nostre continue vittorie "apripista" sui posti rimasti vacanti degli extracomunitari e dei comunitari, ha finalmente disposto la riapertura della graduatoria, ma solo per coloro che hanno fatto ricorso e che sono muniti di provvedimento favorevole in merito all’impugnazione del D.M. 50/2016, che, per l’appunto, disponeva la chiusura anticipata della graduatoria.

Molti di Voi con provvedimento favorevole e con punteggi superiori al 20, accedendo alla propria area riservata, si vedono assegnati in diverse sedi ed hanno tempo per accettare ed immatricolarsi nella sede assegnata entro e non oltre il 3 maggio 2017.

Ci si potrebbe chiedere:

Cosa succede se non rinvengo il mio nominativo nell’area riservata?

Si sta verificando che alcuni di Voi con provvedimento favorevole non rinvengono il proprio nominativo nell’area riservata; in tal caso segnalatelo seguendo la procedura della pec allegata, e comunque comunicatelo anche a noi e agli organi ministeriali, riportandogli il decreto o il provvedimento favorevole in Vostro possesso”.

Come dobbiamo fare se riscontriamo problemi con le nostre credenziali?

Se riscontrate dei problemi con le credenziali, necessarie per accedere alla Vostra pagina personale di Universitaly, dovete richiederle al CINECA inoltrando una e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., inserendo l’oggetto “riapertura scorrimento a.a. 2015/2016 – sospensione del d.m. 50/2016”.

Se sono già immatricolato posso cambiare sede?

Qualora è stata assegnata una sede diversa si può immatricolare, valutando previamente ed informandosi, caso per caso, sulle possibilità di riconoscimento di esami e di immatricolazione al 1°, 2°, 3° anno, etc.

In casi analoghi, ad onor del vero, dopo diverse battaglie dell’UDU, si è ottenuto il riconoscimento degli esami, anche se trattasi di un campo dove vi è una forte discrezionalità del singolo Ateneo.

Nei precedenti anni gli Atenei hanno sempre immatricolato gli studenti agli anni di competenza, ma dopo diverso tempo”.

Si tratta di immatricolazioni definitiva o con riserva?

“Nel caso di specie si tratterà sempre di immatricolazioni con riserva, il cui scioglimento è condizionato al giudizio di merito.

Tuttavia, riteniamo che vi sia un orientamento ormai in subjecta materia consolidato, nonostante sia chiaro come vi è sempre un’alea processuale”.

Ho ricevuto due e-mail, una generica sullo scorrimento della graduatoria, l’altra più dettagliata sulla mia situazione specifica: quale devo considerare?

Dovrà attenersi alle istruzioni della e-mail peculiare per il Suo procedimento; l’e-mail generica dovrà essere considerata come un punto globale della situazione”.

Sempre dalla Vostra parte,

Elisa Marchetti, Coordinatrice UDU.

Michele Bonetti, Avvocato.

Il TAR Lazio, con nuovo orientamento giurisprudenziale”, aveva ritenuto che (le sottolineature sono nostre): “[…] il ricorso sia inammissibile e comunque irricevibile per omessa tempestiva impugnazione del D.M. n. 235 del 1 aprile 2014, concernente l'aggiornamento delle graduatorie ad esaurimento (GAE) per il triennio 2014/15, 2015/16, 2016/17 che costituisce atto presupposto del D.M. n. 495/2016, immediatamente lesivo dell’interesse dei ricorrenti, atteso che le GAE per espressa previsione del legislatore hanno natura triennale e nel corso del triennio è consentito esclusivamente lo scioglimento delle riserve, secondo le modalità e i termini disciplinati con il D.M n. 325/2015 per l’annualità 2015/2016 e con il D.M. n. 425/2016 per l’annualità 2016/2017(v. art. 1, co. 4, del D.L. 97/2004 e ora art. 1, comma 10 bis, della L. n. 21/2016, che ha prorogato la validità di tali GAE fino all’a.s. 2018/2019); Ritenuto, quindi, che il ricorso va dichiarato irricevibile per la tardiva impugnativa del presupposto D.M. n. 235/2014”.

I nostri ricorsi sul D.M. 495/16, ad eccezione di quelli sulla c.d. nullità che verranno discussi a giugno 2017 e dunque in tempo utile per ottenere le supplenze per il nuovo anno scolastico, erano stati trattati prima di tale cambio di orientamento e contengono tutti un importante approfondimento di cui oggi il Consiglio di Stato ha confermato l'insuperabile decisività.

Innanzi all'Adunanza Plenaria, infatti, l'Avvocatura generale dello Stato aveva già sollevato la questione dell'inammissibilità dei ricorsi avverso il D.M. 325/15 proprio sviluppando la teoria oggi fatta propria dal T.A.R. Lazio. Tanto in memoria quanto in discussione orale avevamo sostenuto che tale argomento, seppur suggestivo, era infondanto in quanto grazie all'annullamento del D.M. 235/14 la questione era ormai superata.

"La mancata impugnativa del D.M. 235/14, infatti, preso atto del suo annullamento con la sentenza n. 1973/15 e con le seguenti è divenuta comunque indifferente ai fini del decidere. Se, difatti, tale D.M. fosse stato tempestivamente impugnato da taluni e non da altri ed i primi, allo stato, non avessero ancora ottenuto l’annullamento, si potrebbe discutere di tale carenza (recte decadenza) in capo ai secondi ma, oggi, in concreto tale situazione non c’è giacchè il D.M. 235/14 è stato annullato dal Consiglio di Stato prima dei D.M. 235/15 e 495/16 e con effetti erga omnes".

Oggi la conferma di tale posizione da parte del Consiglio di Stato che chiarisce "poiché il D.M. 235/2014, atto di natura regolamentare, è stato annullato con efficacia erga omnes dalla sentenza della Sezione 16 aprile 2015, n. 1973, nella parte in cui non consente l’ingresso nelle GAE dei diplomati magistrali, sicché non è quindi possibile ravvisare una tardiva impugnazione di un atto già annullato, che non più esiste".

Il Consiglio di Stato, peraltro, ha dimostrato di ben ricordare che la partita sul D.M. 325/15 si è già giocata innanzi all'Adunanza Plenaria in sede cautelare citando, espressamente, quella storica ordinanza.

Ma ripercorriamo le vicende di quel, sin'ora decisivo, 27 aprile 2016 quando l'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato segnò un punto importante, forse decisivo, per i docenti in possesso del diploma magistrale.

I "maestri" di scuola elementare e dell'infanzia diplomati prima del 2001, secondo il massimo consesso amministrativo, hanno diritto di entrare nelle graduatorie ad esaurimento e, da qui, stipulare contratti a tempo indeterminato.

Quella del valore abilitante del titolo di diploma magistrale è una battaglia iniziata nel 2011 con un ricorso straordinario voluto dalle Associazioni Adida e La Voce dei Giusti e patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia. Grazie a quel ricorso, due anni dopo, il Consiglio di Stato ha per la prima volta affermato il valore abilitante del titolo onerando il MIUR di ammettere nella seconda fascia delle graduatorie di istituto quei 220 insegnanti.

Il MIUR, in quel caso lungimirante, estese il beneficio a tutti i 55.000 docenti in possesso di quel titolo consentendogli l'ammissione in tale fascia nel successivo aggiornamento delle graduatorie. Li escluse, però, ancora una volta dall'ammissione nelle G.A.E. le uniche graduatorie dalle quale si attinge per ottenere il cosiddetto "ruolo".

Si aprì, dunque, un nuovo contenzioso con il quale i diplomati magistrale chiesero al T.A.R. e poi al C.D.S. l'ammissione in tali graduatorie e, con essa, la stabilizzazione del loro lavoro speso a favore dei bambini della scuola materna ed elementare.

Il T.A.R. Lazio rigettò tutti i ricorsi dapprima affermando che la loro pretesa era infondata e poi negando che la competenza a decidere fosse del Giudice amministrativo rimandando a quello del lavoro. Il Consiglio di Stato sconfessò tali argomenti e in accoglimento dei primi 3.000 ricorrenti difesi dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, li ha ammessi nelle G.A.E.: siamo a marzo del 2015.

Dopo l'ammissione di oltre 10.000 ricorrenti da parte del C.D.S., anche con sentenze definitive, giunse l'ordinanza di rimessione all'Adunanza Plenaria con la quale uno dei Collegi della Sesta Sezione dubitò dell'orientamento fin'ora assunto chiedendo a tale organo di pronunciarsi definitivamente sulla questione.

Il 27 aprile 2016, all'esito dell'udienza e di una lunghissima ed articolata discussione, giungeva l'esito del provvedimento cautelare che, ancora una volta, conferma che il posto dei diplomati magistrale è in G.A.E. A questo punto si attende, tra qualche settimana, anche il deposito delle sentenze di merito definitive della stessa Adunanza Plenaria che, a meno di veri colpi di scena, dovrebbe confermare tale posizione in via, davvero, definitiva.

COSA SUCCEDERA' E CHI PUO' BENEFICIARE DEL PROVVEDIMENTO FAVOREVOLE

Oggi come ieri le sorti dei diplomati magistrale che hanno impugnato il D.M. 495/16 sono legati all'esito dell'Adunanza Plenaria. Tale organo oltre a decidere il caso specifico sottoposto al suo esame, ha il compito di stabilire dei principi cui dovrebbero uniformarsi tutti gli altri giudici amministrativi.

Nel caso concreto, quindi, grazie all'ordinanza pronunciata in data 27 aprile 2016 che oggi è richiamata dal Consiglio di Stato a fondare la decisione anche sul D.M. 495/16, l'Adunanza Plenaria ha confermato l'ammissione di quei ricorrenti che facevano parte di quel giudizio. Tale circostanza, evidentemente, è poco rilevante per tutti Voi che leggete in quanto, come detto, ben più importante è il valore che a tale pronuncia riconoscono altri Giudici.

Secondo il codice del processo amministrativo, in particolare, il T.A.R. non ha alcun obbligo di adeguarsi alle indicazioni della Plenaria anche se la prassi insegna come, davvero raramente, ciò accada. Nel breve tempo da quando tale decisione è stata emessa, per quanto ci risulta, non è mai accaduto. E' possibile, in altre parole, che l'insegnamento dell'Adunanza Plenaria venga disattesa dopo alcuni anni dalla pronuncia, magari, in ragione di contestuali mutamenti normativi o giurisprudenziali su questioni collegate ma, nell'immediato, è assai raro.

Ciò per una semplice ragione.

Se è pur vero, infatti, che il T.A.R., secondo il codice del processo, non ha obbligo di uniformarsi alle indicazioni della Plenaria, tale obbligo è invece presente per lo stesso Consiglio di Stato. Quest'ultimo, infatti, potrebbe rinnegare l'orientamento dell'Adunanza Plenaria solo rimettendo ad esso nuovamente la questione portando nuovi argomenti.

Anche in tal caso, ci riferiamo ad una nuova rimessione, ciò è accaduto solo dopo diversi anni dalla prima pronuncia e solo in ragione di mutate circostanza normative e giurisprudenziali.

Ad oggi, sino a quando non verrà adottato un nuovo D.M. di aggiornamento delle GAE, NESSUN ALTRO PUO' AGIRE INNANZI AL GIUDICE AMMINISTRATIVO.

Per ogni informazione sulle azioni esperibili, allo stato attuale, per entrare nelle GAE, La invitiamo a leggere l'apposita news reperibile al seguente indirizzo ed a compilare il relativo form di preadesione.

Carissimo ricorrente,


Le rimetto la pec appena ricevuta dal Ministero che La prego di leggere con tanta attenzione.
Nella pec, il cui testo deve essere preso come principale riferimento, l’Autorità Amministrativa riporta come il 27 marzo Lei potrà visualizzare la Sua posizione in graduatoria sul portale Universitaly, accedendo alla Sua area riservata relativa all’a.a. 2015/2016 utilizzando le credenziali, a suo tempo, attribuite dal sistema; nel caso vi siano problematiche sull’accesso all’area riservata, l’interessato potrà rivolgersi al CINECA inviando una mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., inserendo l’oggetto “riapertura scorrimento a.a. 2015/2016 - sospensione del d.m. n. 50/2016”.
Nel caso in cui Lei risulterà “assegnato” potrà procedere all’immatricolazione con riserva all’ateneo assegnatoLe entro e non oltre il 3 maggio 2017, prendendo contatti direttamente con l’ateneo.
Da quanto si evince dal testo della pec inoltrata dal Ministero, a cui La invitiamo a chiedere chiarimenti, se necessari, dovrebbero essere interessati solo i soggetti collocati in graduatoria, ovvero punteggi superiori a 20.
Qualora e se non Le fosse ancora pervenuta la mail in questione Le rappresento che la stessa mail Le dovrebbe arrivare prossimamente, a seconda delle notificazioni ministeriali che stanno arrivando a “scaglioni”.
La riapertura delle graduatorie è frutto del lavoro processuale scaturito dalle nostre ordinanze e sentenze vittoriose (https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=5XFRABIAU4J2T5UW2YK3ENIPKM&q=spatti%20or%20bonettihttps://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/DocumentViewer/index.html?ddocname=VDECHRTF4SG5JN7KFZZX4S3ELU&q=casto%20or%20bonetti; sulla questione Vi invitiamo a leggere anche i seguenti link che Vi abbiamo inoltrato: http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/numero-chiuso/1357-altre-risposte-alle-vostre-domande-pervenute-sulla-nostra-casella-di-posta; http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/numero-chiuso/1356-l-avvocato-michele-bonetti-risponde-alle-domande-piu-frequenti-sul-numero-chiuso), e soprattutto del lavoro e dei contatti politici dell’UDU con il Ministero, a cui si è aggiunta l’azione del gruppo consiliare UDU in Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari.
Nonostante sia da considerarsi un punto d’arrivo, e comunque un successo, non possiamo cantare definitivamente vittoria perché non è ancora chiaro quanti saranno gli studenti interessati. Per questo siamo pronti sin da ora a proseguire nella battaglia per il libero accesso impugnando, con motivi aggiunti, per tutti i soggetti esclusi dal decreto, anche non nostri ricorrenti, che non potranno continuare a studiare.

Avv. Michele Bonetti

Elisa Marchetti

Coordinatrice nazionale UDU

È di poche ore fa la sentenza emessa dal TAR del Lazio che condanna il MIUR all’ostensione del famoso “algoritmo” di calcolo che ha gestito il software relativo ai trasferimenti interprovinciali del personale docente sulla mobilità 2016 e che ha deciso la sorte professionale di numerosi docenti coinvolti.

Il coordinatore nazionale della Federazione Gilda Unams, Rino Di Meglio, nonché gli Avv. ti Michele Bonetti, Santi Delia e Silvia Antonellis, affermano la fondamentale importanza di tale vittoria al fine di fare finalmente chiarezza non solo sulle procedure puntuali dei trasferimenti ma, in particolare, sugli errori che hanno determinato l’allontanamento di numerosi docenti dalle sedi che sarebbero spettate in base ai criteri dichiarati nelle loro domande di trasferimento. 

Il TAR Lazio da ragione, dunque, al sindacato che aveva presentato ricorso, patrocinato dagli Avvocati Bonetti, Delia e Antonellis, per il diniego all’accesso agli atti da cui poter desumere le operazioni della mobilità per l’a.s. 2016/2017, screditando in toto le eccezioni sulla proprietà intellettuale e sul segreto di Stato sollevate dal MIUR per non rilasciare l'algoritmo e ordinando a quest'ultimo di consegnare “copia dei c.d. codici sorgente del software dell’algoritmo di gestione della procedura della mobilità dei docenti per l’a.s. 2016/2017 di cui all’O.M. M.I.U.R n. 241 del 2016 nel termine di 30 (trenta) giorni decorrenti dalla notifica a cura di parte”. 

Nel link di seguito riportato Vi rimettiamo la sentenza.

“Mi ritengo soddisfatto per la vittoria conseguita" - dichiara Rino Di Meglio, Coordinatore Nazionale della Gilda degli Insegnanti - “che rappresenta un inizio positivo per fare chiarezza sull’applicazione errata del CCNI sulla mobilità che ha coinvolto numerosi docenti, che ora richiedono trasparenza sulla reale procedura seguita dal Ministero”.

"La Gilda grazie a questo importante provvedimento" - riporta l'Avv. Bonetti - "valuterà una campagna anche risarcitoria dinanzi ai Giudici del Lavoro per tutti i docenti lesi da questo algoritmo mal fatto che li ha spostati da una parte all'altra della Repubblica riservandosi anche di presentare un esposto alla Corte dei Conti".

Qualora aveste interesse ad essere informati sulle future azioni intraprese dal nostro studio ai fini dell’avvicinamento all’ambito territoriale e per il risarcimento del danno subito, senza vincolo alcuno alla partecipazione alle stesse, Vi invitiamo a compilare il seguente FORM in tal modo verrete inseriti nella nostra newsletter e ricevere le opportune comunicazioni.

Si specifica che le informazioni ricevute non costituiscono preadesione vincolante ad alcuna azione.

Avv. Michele Bonetti

 

 

La vicenda degli ex specializzandi risale agli anni ’80, quando furono promulgate le direttive europee 75/362/CEE, 75/363/CEE e 82/76/CEE che imponevano agli Stati membri di corrispondere il giusto compenso ai camici bianchi per gli anni di specializzazione post laurea, in medicina.

Tali principi, venivano ribaditi anche dalla successiva direttiva CEE n. 16 del 1993.

Tuttavia solo con il d.lgs. n. 257/1991 il legislatore nazionale, con circa dieci anni di ritardo, lo Stato italiano procedeva a dare una prima e parziale attuazione alla direttiva n. 76 del 1982 con la previsione di una borsa di studio erogata annualmente veniva introdotto il concetto di una formazione specialistica retribuita e a tempo pieno.

Ad innovare il mondo delle specializzazioni mediche interveniva nuovamente nel 1999 il decreto legislativo n. 368 che, in attuazione (anche qui con circa sei anni di ritardo) della direttiva CEE 93/16 in "materia di libera circolazione dei medici e di reciproco riconoscimento dei loro diplomi, certificati ed altri titoli", abrogava il sopra menzionato decreto legislativo 257/91 sostituendo la borsa di studio con l’introduzione di un contratto di formazione-lavoro.

Tuttavia sebbene tali disposizioni sembrino sgombrare definitivamente il campo da ogni dissidio relativo alla piena e corretta trasposizione della direttiva comunitaria nell’ordinamento interno, ancora nel 1999 tale obbiettivo rappresentava niente più che un mito a cui tendere.

Infatti, tale normativa non trovava immediata applicazione in quanto l'art. 46 dello stesso provvedimento disponeva che "agli oneri recati dal Titolo VI del presente decreto legislativo si provvede nei limiti delle risorse previste dall'art. 6, comma 2, della L. 29 dicembre 1990, n. 428, delle quote del Fondo sanitario nazionale destinate al finanziamento della formazione dei medici specialisti, nonchè delle ulteriori risorse autorizzate da apposito provvedimento legislativo.

Le disposizioni di cui agli articoli 39 e 41 si applicano dall'entrata in vigore del provvedimento di cui al comma 1; fino all'entrata in vigore del predetto provvedimento continuano ad applicarsi le disposizioni di cui all'art. 6 del D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257".

Il provvedimento legislativo di cui al comma 1 dell’art. 46 d.lgs 368/1999, intervenne solo sei anni più tardi con la Legge. 23 dicembre 2005, n. 266.

La norma, prevedeva espressamente che tale diverso assetto retributivo si applicasse a decorrere dall'anno accademico 2006-2007, ribadendo che fino all'anno accademico 2005-2006 rimaneva operante la disciplina dettata dal D.Lgs. 8 agosto 1991, n. 257.

Evidente dunque che a causa dei tardivi ed incompleti interventi normativi predisposti sul punto dallo Stato italiano, sino al 2007, i medici specializzandi sono stati totalmente privati della possibilità di far valere il loro diritti dinanzi ai giudici nazionali (prima a causa del mancato recepimento e in seguito, a causa della sospensione degli atti normativi di adeguamento, e ciò fino alla disposizione attuativa contenuta nella Legge. 23 dicembre 2005, n. 266).

Avendo pertanto lo Stato italiano mancato di adempiere sino all’anno accademico 2006/2007 agli obblighi che gli derivavano dalla Direttiva 93/16, così come definiti proprio dal D.lgs n. 368/1999, lo stesso dovrà rispondere dell’inadempimento e risarcire gli ex specializzandi (eventualmente nella misura differenziale tra quanto percepito ex D.lgs n.368/1999, pari a L. 21.500.000 (Euro 11.000,00 circa annui e quanto invece previsto dai D.P.C.M. 7 marzo, 6 luglio e 2 novembre 2007, pari ad € 25.000,00; e dunque, circa € 14.000,00 per anno di specializzazione).

Tale assunto trova conferma nella circostanza per cui, la situazione di danno creatasi a seguito della mancata ottemperanza, si è configurata fin tanto che è perdurato il comportamento omissivo del legislatore nazionale.

Ebbene, prima di addivenire alla piena e completa regolamentazione del trattamento da corrispondere agli specializzati, ci sono voluti ben tre D.P.C.M.: quello del 7 marzo 2007, con il quale veniva definito il costo del contratto di formazione e lavoro, quello del 6 luglio 2007, con il quale veniva definito lo schema tipo del contratto di formazione specialistica e quello del 2 novembre 2007, che individuava il fabbisogno finanziario relativo ai contratti di formazione specialistica.

Evidente che senza gli ultimi due provvedimenti, la normativa non sarebbe stata applicabile  e, dunque, per tale ragione si ritiene che il termine decennale di prescrizione del diritto ad agire, sia computabile dalla data di pubblicazione dell'ultimo D.P.C.M..

Tuttavia appare doveroso sottolineare come risulti preferibile avallare quell'ulteriore orientamento che invece àncora il termine ultimo da cui calcolare il decorso della prescrizione, alla data del 20 ottobre 2007.

La direttiva 36/2005/CE, nel dettare definitivamente una nuova disciplina dei medici specializzati, ha previsto l'abrogazione, a partire dal 20 ottobre 2007, delle direttive precedenti.

Se è dunque vero che a quella data è cessato l'obbligo dello stato italiano di adempiere, sia pure tardivamente, le direttive 75/362/Cee, 75/363/Cee e 82/76/Cee, non è certo immaginabile che l'ultima direttiva abbia inteso sacrificare i diritti risarcitori dei singoli ove già insorti e ancora esistenti.

In considerazione di quanto sopra il termine di prescrizione decennale comincerebbe a decorrere dal 20 ottobre 2007 e scadrebbe quindi il 20 ottobre 2017.

Ciò premesso, anche alla luce delle recenti aperture legislative ed alle nuove richieste di partecipazione, la Fp Cgil Medici promuove con il patrocinio dell’avv. Michele Bonetti, la presentazione di nuove azioni collettive per i medici specializzatisi a partire dall’anno accademico 1978/1979, sino all’anno accademico 2005/2006 e che non abbiano ancora incardinato alcun giudizio.

Il costo dell’azione dinanzi al Tribunale sarà pari ad € 100,00, onnicomprensivi (accessori di legge, I.V.A. e Cassa Forense) per coloro che risultino iscritti alla suddetta organizzazione sindacale, da versare al momento dell’adesione (per gli iscritti sarà necessario allegare copia della tessera della Fp Cgil, o, in alternativa, copia di un cedolino con la quota di scrizione della Fp Cgil riferita ad un mese del 2017).

Per coloro i quali invece non risultino iscritti alla organizzazione sindacale in parola, il costo dell’azione sarà pari ad € 500,00 da corrispondere in due tranche di € 250,00 cadauna (la prima da corrispondere al momento dell’adesione la seconda entro i 90 giorni successivi).

 

 

PER ADERIRE E’ NECESSARIO SEGUIRE LE ISTRUZIONI DI SEGUITO RIPORTATE

 

  1. A)    Compilare il form on-line cliccando QUI

-          Scaricare la procura allegata in fondo alla pagina;

-          Stampare due copie della procura da compilare e firmare in originale (ATTENZIONE: LA SOTTOSCRIZIONE DEVE ESSERE MESSA A PENNA);

-          Effettuare la prima tranche di pagamento (€ 250,00) alle coordinate allegate in fondo alla pagina (nella causale del bonifico dovrà essere inserito il Vostro nome, cognome e la categoria del ricorso: “ricorso medici specializzati”).

 

  1. B)    Documentazione da allegare

-          Diploma di specializzazione;

-          Documentazione attestante la data di immatricolazione alla Scuola di Specializzazione, la durata legale del corso di studi e l’anno accademico di conseguimento del titolo.

-          Autocertificazione attestante la mancata percezione di qualsivoglia emolumento economico durante la frequenza della Scuola di Specializzazione o, in caso contrario, degli importi percepiti.

-          Eventuale atto di interruzione dei termini di prescrizione inoltrato direttamente dall’interessato.

-          Copia documento di identità.

 

Tutta la documentazione di cui ai punti A e B dovrà essere inoltrata in originale a mezzo raccomandata a/r all’indirizzo “Studio Legale Bonetti & Partners, via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136 – Roma”

 

Altresì la scansione di tutti i documenti inoltrati a mezzo raccomandata a/r, andrà anticipata a mezzo mail al seguente indirizzo di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

 

 

Attenzione: l’intera procedura di adesione dovrà essere perfezionata entro la data del 31 maggio 2017.

 

N.B.

ATTENZIONE: QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITA’ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE DOVESSE GIUNGERE TARDIVAMENTE, IN MANIERA PARZIALE O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA.

 

DOWNLOAD ALLEGATI

-          Procura

-          Coordinate

Ci sono laureati in Medicina e Chirurgia che a conclusione del loro percorso universitario, per completare la formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, 

frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti e percepiscono una borsa di studio da quasi 1600 € al mese, esentasse e con copertura assicurativa pagata.

Ci sono, poi, quegli altri laureati in Medicina e Chirurgia che, sempre per completare la loro formazione, scelgono di sottoporsi ad un concorso pubblico preselettivo, frequentano diverse ore di formazione in reparto e di lezioni frontali, sostengono esami, visitano pazienti ma, stavolta, ricevono una borsa di studio di soli 800 € al mese, su cui devono pagare I.R.P.E.F. ed I.R.A.P..

La differenza? Soltanto una: i primi stanno frequentando un corso di specializzazione medica; gli altri un corso di “formazione specifica” in medicina generale.

Perché?

Perché esistono due differenti parametri per valutare e ripagare il lavoro di giovani medici quando l’unica differenza riguarda il nome del corso e la specializzazione finale che otterranno?

Che cosa rende gli uni degni di ottenere una paga superiore rispetto agli altri che scelgono di diventare “medici di famiglia”?

Forse, sono meno bravi e svolgono meno compiti degli specializzandi?

No.

Forse, a differenza dei colleghi, sono liberi di svolgere qualsiasi altra attività lavorativa e il loro corso richiede meno ore di frequenza?

Neppure.

Sarà che “ce lo chiede l’Europa”?

Neanche.

Allora, magari, è la Legge a stabilire che chi frequenta le scuole di specializzazione debba essere retribuito più di chi sceglie il corso di medicina generale?

Questo si!

Da una parte, infatti, in applicazione dell’art. 39 della Legge n. 368/1999 e dei relativi DD.MM. applicativi è chiarito che la parte fissa della borsa di studio è pari a “euro 22.700,00 annui lordi”; dall’altra, in maniera assai più laconica, il D.M. 7 marzo 2006 che ha dettato i “principi fondamentali per la disciplina unitaria in materia di formazione specifica in medicina generale” si limita a stabilire che “al medico in formazione è conferita una borsa di studio annuale di Euro 11.603,00”.

Dunque, se è la Legge a prevedere queste differenze, sarà anche in grado di chiarirci il perché uno specializzando ottiene una borsa di studio che vale il doppio di quella del collega che ha scelto (sciaguratamente, rebus sic stantibus) di frequentare il corso di medicina generale?

Stavolta, neppure il buon Legislatore è in grado di fornirci una adeguata spiegazione.

Invero, non vi sarebbe stato il bisogno di ricercare una simile risposta tra le norme del nostro ordinamento perché, sino al febbraio del 2006, non esistevano differenze retributive tra i diversi corsisti, ma solo contenutistiche in ragione delle discipline affrontate durante la formazione post lauream.

Se poi si considera che l’Unione Europea ha da sempre affermato che la formazione dei medici specialisti (compresa quella relativa la medicina generale) debba essere “adeguatamente remunerata” (Direttiva 82/76/CEE), le speranze di trovare una logica spiegazione si riducono drasticamente.

     Cosa accadde, allora, in quel marzo di 11 anni fa?

     Se le ore di applicazione richiesta, le pratiche sanitarie sono per lo più identiche, se i corsisti prestano ugualmente assistenza e sono soggetti a turni ospedalieri, perché devono avere due paghe differenti?

     Non è forse questa la Repubblica del “il lavoro nobilita l’uomo” e del “il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un'esistenza libera e dignitosa” (art. 36 Cost.)?

                In realtà, a volerci capire qualcosa, si perde il ben dell’intelletto: non esiste una sola ragione, neppure una, del perché in Italia i corsisti di medicina generale debbano subire una vera e propria “discriminazione” per il sol fatto di aver avuto l’ambizione di poter diventare un medico di famiglia.

                Può davvero una mera distinzione “terminologica” avere un simile peso al punto di sminuire e quasi umiliare dei giovani dottori?

                E’ tollerabile in uno Stato di diritto come il nostro che per lo stesso lavoro, gli stessi compliti, le stesse mansioni si venga così pesantemente discriminati?

                La speranza  rimane sempre una: come diceva Brecht (guarda caso proprio nella famosa “Opera da tre soldi”) “bisogna che succeda qualche cosa di nuovo…”.

Accogliendo le istanze di un comitato di oltre 1.000 medici gli Avvocati Santi Delia, Michele Bonetti e Cristiano Pellegrini Quarantotti hanno avviato l’azione per il riconoscimento della giusta retribuzione degli anni di corso di specializzazione svolti e da svolgere.

Sabato 4 marzo alle ore 15:00, presso il Palazzo degli Affari di Firenze in piazza Adua n. 1 (Fiera), si terrà l’incontro nazionale organizzato dall’Associazione ADIDA che tratterà di <>.

All’incontro interverranno la Senatrice Alessia Petraglia, l’Avv. Michele Bonetti e la coordinatrice nazionale MIDA, Rosa Sigillò.

L’Avv. Bonetti sarà disponibile a rispondere a tutte le domande dei ricorrenti a partire dalle ultime novità sulla vicenda degli insegnanti in possesso di diploma di maturità magistrale inseriti in GAE fino alle nuove iniziative per gli idonei al concorso docenti del 2016 e quanto altro Vi occorrerà.

Rimanendo a Vostra disposizione.

Vi aspettiamo numerosi.

Mercoledì, 01 Marzo 2017 16:34

Aggiornamento sui ricorsi sulla domanda 16

Carissimi,

mi rendo conto della difficoltà di comprendere questa difficile vicenda processuale.

Vi chiedo, tuttavia, lo sforzo di leggere e rileggere più volte questo comunicato (qualora necessario), considerando la delicatezza dei temi trattati e l’influenza della decisione, che a breve cercherò di esplicare, per tutti coloro che sono prossimi all’ingresso.

Purtroppo semplificare ulteriormente la vicenda svierebbe dal reale contenuto e dai propositi del Consiglio di Stato.

Con questa comunicazione proverò a spiegare quanto intervenuto in questi ultimi giorni al Tar ed al Consiglio di Stato per la nota vicenda della domanda 16) per i corsi di Laurea in Medicina ed Odontoiatria.

Come noto abbiamo inoltrato insieme all’UDU alcuni “maxi ricorsi” sulla domanda 16), a cui molti di voi hanno fornito la risposta a), inizialmente dichiarata come esatta dal Ministero, altri hanno riportato la risposta d), che a quanto pare è scientificamente quella esatta ed altri ancora hanno omesso di rispondervi per la peculiarità del caso.

Inizialmente il Tar si è pronunciato negativamente sulla vicenda della domanda 16), condannando anche alle spese del procedimento i ricorrenti.

La questione delle domande copiate dai vari libri di Alpha Test, ArtQuiz ecc., ad oggi non ha avuto un riscontro positivo al Tar ed al Consiglio di Stato.

Già dal 15 febbraio, con i nostri appelli cautelari abbiamo ottenuto dei provvedimenti di accoglimenti da parte del Consiglio di Stato, che hanno consentito ad alcuni ricorrenti individuali, da noi patrocinati, di immatricolarsi, ma sempre per tutti coloro che avevano risposto d) alla nota domanda 16).

Su tale vicenda vedi il comunicato UDU.

In un contenzioso individuale per un ricorrente che aveva omesso di rispondere e che sarebbe entrato se altri concorrenti avessero avuto la decurtazione di 0,4, anziché ottenere l’abbonamento della domanda, il Consiglio di Stato si è pronunciato richiedendo al Ministero una riformulazione virtuale della graduatoria.

Con tale ordinanza il Consiglio di Stato in sede collegiale ritiene che la decisione dell’Amministrazione di neutralizzare la risposta al quesito 16) sia irragionevole sul presupposto della non graduabilità delle risposte e che in poche parole la risposta esatta sia quella contrassegnata sotto la lettera d).

Partendo da tale circostanza, il Consiglio di Stato invita il Ministero a riformulare la graduatoria (lasciando comunque fermi gli effetti della graduatoria già pubblicata) assegnando 1,5 punti alla risposta esatta (d), 0 punti alla risposta non data e -0,4 alle risposte errate (abc).

Entro 30 giorni il Ministero dovrà dunque riformulare virtualmente tale graduatoria, riesaminando la posizione di coloro che hanno proposto tempestivo ricorso.

Nel caso in cui in questa graduatoria riformulata vi sia il superamento, da parte del ricorrente, della soglia per l’ingresso, questi sarà ammesso in sovrannumero.

CHE TEMPI SI PROSPETTANO?

Il Consiglio di Stato ordina al Ministero di riformulare le graduatorie entro 30 giorni. Tale incombente è rimesso non a noi ma al Ministero, che dovrà provvedervi entro tale data. Se non lo farà, potremo agire con un giudizio in ottemperanza, ovvero un’azione che, se del caso, commissariando il Ministero, lo obblighi a riformulare la graduatoria. I tempi potrebbero, dunque, non essere brevissimi e la vicenda potrebbe evolversi in diversi modi.  Di certo, vi è però che l’abbonamento della domanda 16) è stato frettoloso e malfatto.

LA PRONUNCIA VALE PER I RICORRENTI O PER TUTTI GLI STUDENTI?

Il Consiglio di Stato riporta che l’ammissione debba riguardare tutti coloro che hanno proposto tempestivo ricorso. Questa è la decisione del giudice di secondo grado, ma nulla osterebbe ad una diversa pronuncia da parte del Ministero.

CHI POTRÀ IMMATRICOLARSI?

Tutti coloro che hanno fatto ricorso e che, con la risposta d) fornita, all’esito della graduatoria riformulata, si collocassero in posizione utile, potranno immatricolarsi. Anche coloro che hanno omesso di rispondere avranno giovamento dalla riformulazione della graduatoria, poiché agli altri studenti che hanno risposto a)b)c), verrà detratto lo 0,4. Se nella graduatoria riformulata gli studenti che hanno ricorso con noi, collettivamente col maxi ricorso UDU o individualmente, si troveranno, dunque, collocati in posizione utile, potranno immatricolarsi in sovrannumero.

COLORO CHE NELLA NUOVA GRADUATORIA SI TROVERANNO IN UNA POSIZIONE PEGGIORE DOVRANNO USCIRE E PERDERE IL LORO DIRITTO ALL’IMMATRICOLAZIONE?

Il Consiglio mantiene fermi gli effetti della graduatoria a suo tempo redatta, quindi non uscirà nessuno e verranno ammessi nuovi studenti in sovrannumero.

PER COLORO CHE HANNO RISPOSTO A), B), C), VI SONO POSSIBILITA’?

Allo stato attuale per coloro che hanno fornito tali risposte (abc) non vi sono grandi margini per ottenere incrementi di punteggio sulla domanda 16). Tuttavia rimangono aperti più fronti quali quelli dell’acquisizione dei posti liberi rimasti, come quelli vacanti riservati agli extracomunitari.

MI POTRÒ IMMATRICOLARE DEFINITIVAMENTE O CON RISERVA?

La pronuncia oggi ottenuta è di natura cautelare e provvisoria e, dunque, potrà generare una immatricolazione non definitiva ma con riserva. Tuttavia va anche detto che trattasi di una immatricolazione che proviene dalla magistratura superiore del giudizio amministrativo, ovvero il Consiglio di Stato di grado processuale più elevato rispetto al TAR. Pertanto riteniamo che la strada sia ormai tracciata e, qualora e se ve ne sarà l’opportunità, invitiamo tutti ad immatricolarsi.

QUALI SARANNO I PROSSIMI STEP PROCESSUALI?

Dopo l’ordinanza del Consiglio di Stato il TAR ha fissato le udienze di merito definitive sulla domanda 16 richiedendo, oltre al deposito della graduatoria virtuale disposto nella nostra ordinanza favorevole del Consiglio di Stato, il deposito di una relazione sul quesito 16.

In ogni caso, qualunque sia lo scenario che si andrà giuridicamente a prospettare, continueremo questa battaglia fino alla fine.

Sempre dalla Vostra parte.

Avv. Michele Bonetti

Le prove del concorso docenti 2016 stanno giungendo al termine e, in quasi tutte le regioni, sono ormai state pubblicate le graduatorie di merito dei vincitori.

Tali graduatorie, come previsto dal novato art. 400 comma 15 del Testo Unico, a cui si rifanno i DD.MM., sono composte “da un numero di soggetti pari, al massimo, ai posti messi a concorso, maggiorati del 10 per cento”.

Ciò comporta, in un concorso di natura nazionale, che per le medesime classi di insegnamento in una regione non vi sia un numero di vincitori sufficiente a coprire i posti banditi mentre in altre regioni vi sia un ingente numero di idonei che non potrà essere destinatario di contratti.

Da tale situazione nasce il rischio concreto che gli idonei al concorso non abbiano alcuna speranza di essere assunti nel triennio di validità delle graduatorie nonostante abbiano superato le prove di un duro concorso.

Per questo motivo, insieme all’associazione ADIDA, avanzeremo ricorso per la tutela degli idonei al concorso esclusi dalle graduatorie di merito al fine di consentire lo “scorrimento della graduatoria” a livello interregionale per le classi di concorso in cui sono residuati posti non coperti.

Pertanto se, ad esempio, nella classe di concorso A060 ci sono posti vacanti in Umbria mentre nelle Marche vi sono insegnanti idonei in esubero, questi ultimi potranno proporre ricorso per andare ad occupare tali posti “banditi” ma rimasti liberi.

Prima dell’adesione al ricorso vi invitiamo a verificare la data di pubblicazione della graduatoria di merito di Vostra pertinenza e le successive rettifiche, ricordandovi che il termine di impugnazione di tali graduatorie è di 60 giorni per il ricorso al TAR e di 120 giorni per il ricorso al Presidente della Repubblica. Per molte classi di concorso, quindi, sono ormai scaduti i termini per l’impugnazione e non potrà essere proposta alcuna azione dinanzi al G.A. L’azione, comunque, potrà essere eventualmente esperita al giudice del lavoro previo colloquio con lo studio che valuterà individualmente le Vostre posizioni.

Il costo di adesione è di euro 150,00 tuttavia, per la natura del ricorso, i candidati saranno divisi in piccoli gruppi individualizzati sulla base della graduatoria da impugnare. Per questo motivo, ove le adesioni non dovessero raggiungere i 20 ricorrenti per ogni tipologia di ricorso, tutti gli insegnanti che avranno aderito saranno contattati per una integrazione della quota versata rideterminata di volta in volta in base al numero di adesioni. Coloro che non saranno interessati a proseguire il ricorso in considerazione della maggiorazione della somma da versare, riavranno indietro quanto già versato.

Per aderire all’azione sarà necessario seguire pedissequamente le istruzioni che seguono.

1. Scaricare la procura allegata.

2. Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna).

3.Effettuare il pagamento di euro 150 alle coordinate allegate.

4. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. URGENTE di tipo 1 all’indirizzo Studio Legale Avv. Michele Bonetti & Partners, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:

- due procure in originale compilate e sottoscritte;

- copia del documento di identità;

- scheda del ricorrente;

- copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome e la dicitura “concorso 2016 - idonei”).

Sulla busta deve essere apposta la scritta “concorso 2016 – idonei” e ogni busta deve contenere una sola adesione.

5. Inoltrare a mezzo e-mail all’indirizzo Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. la scansione di TUTTI I DOCUMENTI INOLTRATI A MEZZO RACCOMANDATA A.R., inserendo nell’oggetto dell’e-mail il vostro nome, cognome e la dicitura “concorso 2016 idonei”.

6. Compilare (solo una volta e inserendo dati veritieri e verificati) questo FORM on line.

Attenzione, la carenza della documentazione richiesta o l’inesattezza dei dati inseriti comporterà l’esclusione dal ricorso.

QUESTO STUDIO DECLINA OGNI RESPONSABILITÀ IN MERITO ALL’EVENTUALE MANCATO INSERIMENTO NEL RICORSO QUALORA LA DOCUMENTAZIONE NON DOVESSE GIUNGERE ENTRO I TERMINI STABILITI O NEL CASO IN CUI NON SIANO RISPETTATE LE PROCEDURE PREVISTE NELLA PRESENTE INFORMATIVA, RISERVANDOSI L’ACCETTAZIONE DEI VOSTRI MANDATI.

 

Il Consiglio di Stato accoglie con ordinanza l’appello dell’ADIDA e del MIDA per il reinserimento in GAE degli insegnanti depennati per il mancato aggiornamento delle graduatorie.

Il TAR del Lazio, difatti, dopo un primo provvedimento favorevole risalente alla scorsa estate che aveva consentito l’inserimento in GAE di decine di insegnanti, si era poi espresso negativamente a seguito dell’udienza camerale.

Con l’ordinanza pubblicata in data odierna, il Consiglio di Stato ha confermato il proprio decreto sulla permanenza dei docenti nelle GAE, che da mesi vi erano stati immessi e che in virtù di tale inserimento avevano firmato i contratti a tempo determinato e indeterminato.

“È un grande risultato” dichiarano gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, patrocinatori del ricorso “si tratta di un provvedimento che conferma il diritto al reinserimento in GAE degli insegnanti depennati per un mero errore formale e che riguarda centinaia e centinaia di persone”.

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