Claudia Palladino

Claudia Palladino

Trattasi di un caso peculiare concernente l’intervento legislativo varato con il D.L. n. 87/18 e, con esso, un concorso straordinario finalizzato al reclutamento di docenti della scuola primaria e dell’infanzia.

Tra i requisiti per la partecipazione alla procedura concorsuale, oltre i titoli di accesso, la lex specialis, all’art.4, 1 quinquies, lettera b), ha richiesto, in aggiunta, lo svolgimento “nel corso degli ultimi 8 anni, di almeno 2 annualità di servizio specifico, non continuativo, su posto comune o sostegno presso le scuole statali presso le istituzioni scolastiche statali, valutabili come tali ai sensi dell’art. 11, comma 14, della legge 2 maggio 1999 n. 124”. L’ultima disposizione recita che “il comma 1 dell’art. 489 del Testo Unico deve intendersi nel senso che il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall’a.s. 1974/1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 10 febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale”.

A seguito del ricorso proposto innanzi all’On.le TAR del Lazio - avverso l’esclusione dal concorso per la mancanza di un solo giorno in una delle due annualità richieste dal bando - una ricorrente è stata ammessa con riserva allo stesso.

Nello specifico, la docente prendeva servizio presso un Istituto Scolastico dal 18 gennaio al 13 febbraio del 2017, per poi riprenderlo il giorno 15 febbraio 2017 sino al 9 giugno 2017.

L’interruzione del servizio per un solo giorno, il 14 febbraio 2017, è derivata da esigenze proprie della P.A., nella specie, dal passaggio della docente presso un differente Istituto Scolastico. Tale gap contrattuale è stato la causa del mancato computo di una annualità delle due necessarie per raggiungere il requisito del servizio ai fini della partecipazione alla selezione. La scelta amministrativa ha perciò penalizzato la docente, precludendole la possibilità di concorrere alla selezione, pur avendo, la stessa, svolto nel medesimo anno scolastico più giorni di servizio.

Il G.A., chiamato a pronunciarsi sulla vicenda – con ordinanza del 21 febbraio – ha consentito alla ricorrente la partecipazione alla procedura selettiva di carattere straordinario. Ciò è avvenuto alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa sopra citata, nonché in applicazione del principio del favor partecipationis, concetto cardine del nostro ordinamento Costituzionale, in virtù dei quali l’On.le Giudicante ha ritenuto la docente fornita del requisito sostanziale delle due annualità di servizio previste dal bando e quindi di una pregressa e costante esperienza professionale.

Nel dettaglio, la ricorrente ha prospettato una violazione della normativa di settore, fornendone una lettura conforme al dettato costituzionale e ai principi inviolabili sanciti dalla Carta fondamentale.

Nel suo significato più proprio, si è interpretata la norma di cui all’art.11, comma 14, della legge 3 maggio 1999 n. 124, già citata, evidenziando come questa individui il requisito in questione in senso non formale, bensì sostanziale, ovvero nel servizio complessivamente continuativo, così come quello svolto dalla docente, ben più lungo tra l’altro di quello prescritto dalla legge.

La possibilità di un’interpretazione sostanzialista è prevista dallo stesso articolo 489 del T.U. delle Disposizioni Legislative in Materia di Istruzione (D.L. 16 aprile 1994 n. 297) il quale, al comma 2, riporta: “i periodi di congedo e di aspettativa retribuiti e quelli per gravidanza e puerperio sono considerati utili ai fini del computo del periodo richiesto per il riconoscimento”, consentendo in tal modo delle eccezioni; è così che nelle ipotesi più comuni di aspettativa, congedo, ecc., si potrebbe giungere a computare come valida una annualità con molti meno giorni rispetto a quelli effettivamente in possesso di un candidato.

                                                                                                                                                                                                                                                                   Avv. Michele Bonetti

Si è svolta pochi giorni fa l’inaugurazione del nuovo anno Giudiziario del Tribunale Amministrativo Lazio e, con estremo orgoglio, abbiamo potuto appurare che tra la rassegna di giurisprudenza selezionata per la celebrazione, ben 5 sono le sentenze che ci hanno visto tra i protagonisti.

Le tematiche affrontate sono varie. Tra queste vi è l’annullamento dell’atto di aggiudicazione di una gara d’appalto indetta da Poste Italiane S.P.A. (sentenza n. 08511/2018) Quest’ultima aveva appaltato la fornitura di materiale di arredo ad una società che al momento della domanda di partecipazione non era in possesso della certificazione EN ISO 14000:2004.

Si trattava di un appalto di euro 9.758.146,00 che Poste Italiane aveva aggiudicato ritenendo equivalente alla Certificazione la relazione di un professionista privato. Ad avviso del Collegio, la relazione di un perito chimico incaricato dalla stessa aggiudicataria non è riconducibile alla categoria delle prove equivalenti di cui all’art. 87 commi 1 e 2, del d.lgs n. 50 del 2016  per due motivi: da un lato l’art 87 fa espresso riferimento all’attestazione effettuata da parte di “organismi indipendenti”, mentre la relazione prodotta era stata effettuata da un privato; dall’altro detta dichiarazione si limitava  in modo generico a riconoscere che le misure di gestione ambientale poste in essere dall’aggiudicataria erano conformi agli standard ISO 14001 sicché non integrava una prova concreta dell’adozione di misure conformi agli standard. L’aggiudicataria aveva tardivamente acquisito la certificazione ISO 1400, ammettendo implicitamente di non esserne in possesso al momento della partecipazione alla gara. Il Collegio ha accolto il nostro ricorso, proposto a favore della seconda classificata, annullando l’atto d’aggiudicazione impugnato, con conseguente condanna alla refusione delle spese processuali in favore della ricorrente, la ditta aggiudicatarie e la resistente Poste Italiane S.p.a.

Il nostro studio, inoltre, è sempre stato in prima linea, al fianco di centinaia di giovani aspiranti medici delusi da test di ammissione che non tengono conto delle capacità attitudinali e della vocazione dei ragazzi ad intraprendere la professione medica. A tal proposito sono numerosissimi negli anni i provvedimenti che ci hanno permesso di ridare speranza a questi giovani.

Sul tema delle ammissioni ai corsi di laurea in Medicina, il T.A.R. ha segnalato la sentenza n. 8263/2018 con la quale è stato definitivamente annullato il Decreto Ministeriale che gestisce il concorso nella parte in cui negava la redistribuzione dei posti extracomunitari rimasti vacantiGrazie a tale decisione oltre 500 studenti nei corsi di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura sono stati ammessi.

Sempre a favore degli studenti che chiedono accesso all’Università, il T.A.R. ha segnalato la sentenza n. 9832/2018, con la quale è stata accolta la domanda di riesame di un ricorrente che chiedeva l’immatricolazione ad anni successivi al primo, senza aver superato il test di ammissioneLo studente, infatti, chiedeva di immatricolarsi ad anno successivo al primo nella facoltà di Medicina e Chirurgia, senza dover svolgere i quiz di ammissione potendo occupare i posti vacanti residui e avendo già sostenuto gli esami di profitto necessari per accedere al secondo anno, dunque in possesso di crediti utili. Ciononostante si vedeva negata non solo l’immatricolazione ma anche la mera valutazione della carriera. Il Tar Lazio ha affermato che “non c’è ragione di lasciare posti scoperti, non solo per il legittimo soddisfacimento di interessi costituzionalmente tutelati, ma anche nell’interesse pubblico ad un livello qualitativo e quantitativo di personale sanitario, in grado di soddisfare le esigenze della popolazione “[…] “in linea di principio, la limitazione dell’accesso agli studi universitari non è incompatibile con l’art. 2 del Protocollo n. 1, tenendo presenti le risorse disponibili e il fine di ottenere alti livelli di professionalità…..Pertanto, l’applicazione del numero chiuso non può violare la citata norma se è ragionevole e nell’interesse generale della società. La materia ricade nell’ampio margine di apprezzamento dello Stato[…]  

Sul tema delle ammissioni ai corsi di specializzazione post lauream in Medicina, il T.A.R. ha segnalato la sentenza n. 9513/2018. Dopo oltre 10 anni di vigenza del D.M. del 21 aprile 2006, il T.A.R. accogliendo il nostro ricorso, ha annullato il bando del corso di formazione in medicina generale e disposto l’immediata ammissione al corso di parte ricorrente chiarendo che “[…] va annullato l’art. 2, comma 2 del Decreto del Ministero della Salute nella parte in cui prevede che a parità di punteggio tra candidati “si fa ricorso al criterio di preferenza della minore anzianità di laurea” e l’art. 10 del Bando di concorso regionale contenente la medesima previsione e va disposto l’inserimento del ricorrente in soprannumero nel Corso di formazione in Medicina Generale per il triennio 2017/2020 presso la Regione Sicilia”.

A seguito di tale annullamento il Ministero ha poi cambiato il bando di accesso imponendone la revisione a tutte le regioni.

Mercoledì, 20 Febbraio 2019 11:55

ADUNANZA PLENARIA: COMUNICATO POST DISCUSSIONE.

In data 20 febbraio 2019 si è tenuta l’udienza di merito dinanzi al Consiglio di Stato, riunitosi in Adunanza Plenaria e chiamato ad esprimersi sulla nota vicenda dei docenti in possesso del diploma magistrale.
Alla discussione erano presenti, per i nostri assistiti, gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, unitamente all’Avv. Romeo Brunetti, parti processuali del primo procedimento, nonchè intervenienti per il tramite dell’ Associazione ADIDA negli altri giudizi.
La causa è stata trattenuta in decisione, ed allo stato, rimaniamo, dunque, in attesa deposito della decisione del massimo organo della Giustizia Amministrativa che si attende nei prossimi 30-45 giorni. Parallelamente innanzi al Consiglio di Stato verranno trattati i primi appelli avverso il bando del concorso straordinario riservato agli stessi diplomati magistrale senza i due anni di servizio.
Altra tappa che riguarda i diplomati magistrale è quella che vedrà la Corte Costituzionale esprimersi sull’altro concorso straordinario stavolta riservato agli abilitati per la secondaria. Un intreccio di pronunce che direttamente o indirettamente segneranno la vita professionale di migliaia di diplomati magistrale.

Il T.A.R. del Lazio, Sez. III, con ordinanza 11 febbraio 2019, n. 1031 ha accolto il ricorso dell’UDU patrocinato dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia disponendo, allo stesso tempo, lo scorrimento della graduatoria a totale copertura dei posti rimasti disponibili.

Dichiara Enrico Gulluni, coordinatore dell’Unione degli Universitari: “Da diversi anni ormai segnaliamo l’inutilità del numero programmato per il corso di studi in Architettura in quanto le richieste sono paragonabili al numero di posti disponibili, ma molti aspiranti studenti, pur trovandosi in posizione utile in graduatoria, non possono frequentare il corso a causa della soglia minima dei 20 punti da superare per poter accedere.”

Continua Gulluni: “Tuttavia anche per l’anno accademico in corso, il test per l’accesso alla facoltà di Scienze dell’Architettura si strutturava attraverso la previsione di una soglia minima di 20 punti che, per l’oggettiva difficoltà di superamento, ha generato un altissimo numero di posti non assegnati pari a circa 1783”.

Il Tribunale ha dichiarato l’illegittimità di tale soglia nella misura in cui impedisce l’attuazione del diritto allo studio ex art. 34 Cost., nonché la piena allocazione delle risorse secondo la potenziale ricettività delle strutture universitarie, “ritenuto pertanto che l’efficacia della predetta norma debba essere sospesa, al fine di consentire lo scorrimento della graduatoria fino a totale copertura dei posti disponibili in questione, con conseguente accoglimento dell’istanza cautelare dell’attuale ricorrente, essendo confermato dall’Amministrazione il superamento – da parte della stessa – della prova di resistenza”.

“Si tratta di una vicenda più volte sottoposta alla Giustizia Amministrativa” – dichiara l’Avv. Michele Bonetti – “che denota uno spreco di denaro pubblico destinato all’università e che invece viene utilizzato per azionare una illegittima macchina concorsuale; senza considerare le spese che le famiglie devono sopportare per la preparazione dei propri figli, ricorrendo spesso al mercato privato. Il tutto collocato in un panorama dove le domande presentate e che storicamente si riducono prima del momento dell’immatricolazione, lasciavano intendere che i posti non sarebbero stati integralmente coperti”.

Lo Studio Legale ha già provveduto a notificare il predetto provvedimento all’Amministrazione che, in difetto di esecuzione, sarà sostituita da un Commissario ad acta.

Concludono Bonetti e Gulluni: “insieme stiamo valutando di intraprendere un’azione volta ad ottenere la restituzione delle somme versate dagli Studenti per sostenere un ingiusto test e di trasmettere gli atti alla competente Procura della Repubblica per lo svolgimento delle opportune indagini, nonché alla Corte dei Conti.”

Alla luce delle numerose richieste pervenute, abbiamo deciso di riaprire le adesioni per esperire ricorso per i soli soggetti che abbiano conseguito un punteggio compreso tra 8,750 e 8,250 e che non abbiano esperito precedentemente alcuna azione legale già accolta.

La possibilità di aderire al predetto ricorso viene, pertanto, prorogata fino al 31 agosto 2019, termine ultimo per poter inviare tutta la documentazione che si rimette in calce alla presente comunicazione; tuttavia, lo studio rappresenta che se le prove non dovessero essere prorogate dopo il 7 agosto potrebbero presentarsi concrete difficoltà nell’ottenimento del provvedimento cautelare.

Trattasi dell'ultima occasione per essere ammessi alle prove concorsuali.

Pur nutrendo dubbi su una possibile eccezione decadenziale in merito a tale azione (difatti ad oggi sono decorsi i termini per il ricorso al TAR e al PDR considerando la data del 15 marzo 2019), abbiamo deciso di percorrere anche tale strada per dare riscontro a tutti coloro che sono stati esclusi dalle prove concorsuali a seguito dell’illegittima norma statale, prendendo a riferimento il provvedimento dello scorso giugno che faceva ulteriormente scorrere la graduatoria.

Come noto, l'orientamento del TAR del Lazio è positivo, e in tutte le camere di consiglio tenutesi dal 7 maggio ad oggi, il TAR del Lazio ha accolto tutti i ricorsi avanzati dal nostro studio legale che per primo ha avuto gli accoglimenti avverso l’emendamento che esclude gli idonei civili con più di 26 anni dallo scorrimento della graduatoria per agenti di polizia del concorso 2017. A seguito di tali pronunce, i nostri ricorrenti sono stati già chiamati a svolgere le successive prove previste dalla procedura, nonostante l'Amministrazione li avesse illegittimamente esclusi.

In allegato è possibile rinvenire i provvedimenti vittoriosi ottenuti dinanzi al TAR del Lazio.

Infatti, alla luce degli atti ministeriali,inizialmente erano chiamati a svolgere le successive prove del concorso solo coloro che non avessero compiuto i 26 anni d’età e che fossero in possesso di un diploma di scuola superiore. Dunque, lo scorrimento riguardava solo gli idonei civili nella prova scritta in possesso del requisito anagrafico previsto dall’articolo 6 del DPR n. 335 del 1982, esplicitamente citato nell’emendamento.

Come già ripetutamente osservato vi era una sostanziale quanto ingiusta modifica dei criteri previsti nel bando di concorso del 26 maggio 2017, il quale prevedeva come requisiti per la partecipazione un’età inferiore ai 30 anni e che così vedeva soggetti con punteggi superiori superati da coloro che ottenevano punteggi inferiori, preferiti semplicemente perché più giovani.

Il nostro studio legale si è già occupato di tale procedura concorsuale, impugnando vittoriosamente illegittime esclusioni di candidati durante le prove psico-attitudinali e permettendo agli aspiranti poliziotti di terminare con successo l’iter concorsuale.

Lo studio patrocina da numerosi anni i ricorsi relativi alle procedure concorsuali per l’ingresso nelle forze dell’ordine così come accaduto per il concorso dei 559 Allievi Agenti di Polizia, procedura svoltasi in maniera non conforme ai principi di par condicio e segretezza della prova.

Le numerose vittorie e la lunga esperienza ci ha portato ad ottenere diversi riconoscimenti ed in particolare a confermarci, negli ultimi tre anni, come vincitori del premio “Boutique d’eccellenza dell’anno” per il diritto amministrativo ed i concorsi pubblici.

Lo studio consiglia di procedere con i ricorsi collettivi; tuttavia, per chi ne avesse l’opportunità e considerando il filone giurisprudenziale minoritario in termini di inammissibilità per conflitti di interesse e non omogeneità di posizioni, rappresentiamo l’opportunità di procedere con i ricorsi individuali, che non avrebbero alcuna problematica in merito a detta inammissibilità. Pertanto, pur essendo nato il nostro studio con le controversie di natura cumulativa ed essendo specializzato in class action, riteniamo che una corretta informazione e la consapevolezza del ricorrente debba precedere l’acquisizione del mandato professionale.

Il prezzo delle azioni collettive è pari ad euro 90,00. Tale somma include tutte le fasi del ricorso straordinario ivi compreso il deposito di memorie, interpelli, richieste cautelari, ecc. mentre non include ulteriori fasi ad oggi non preventivabili, quali i motivi aggiunti. Il prezzo delle azioni individuali è pari ad euro 1.000,00 (oltre iva e cpa e salvo diverse pattuizioni con lo studio legale).

Per aderire alle azioni individuali si dovrà prendere un appuntamento presso lo studio legale, anche via skype, al fine di confrontarsi con uno degli Avvocati e per decidere le modalità di adesione.

Le azioni giuridiche sono rivolte prevalentemente a tutti coloro che si collocavano in posizione utile in graduatoria e che in caso di scorrimento si sarebbero visti chiamare per le prove successive, ma che a seguito della nuova normativa si vedranno esclusi.

Per i ricorsi collettivi lo studio prevede la possibilità di effettuare anche riunioni collettive sia de visu sia tramite canali telematici e per le adesioni possono seguirsi le modalità di seguito indicate:

I.             Compilare il seguente FORM.

II.            Stampare due copie della procura in calce, compilarla e sottoscriverla.

III.          Stampare una copia della “scheda cliente” in allegato compilarla e sottoscriverla.

IV.          Effettuare il bonifico bancario alle coordinate allegate.

UNA SCANSIONE DELLA PROCURA, DEL BONIFICO E DELLA SCHEDA CLIENTE VA INOLTRATA VIA EMAIL (IN FORMATO PDF) ALLA SEGUENTE EMAIL: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo., indicando nell’oggetto dell’email la seguente dicitura: RICORSO EMENDAMENTO POLIZIA DI STATO

GLI ORIGINALI DEI DOCUMENTI SOPRA INDICATI VA SPEDITA MEDIANTE PLICO RACCOMANDATO CHE DOVRA' PERVENIRE ENTRO IL 28 LUGLIO ALLO SCRIVENTE STUDIO LEGALE:

STUDIO LEGALE AVVOCATO MICHELE BONETTI & PARTNERS

Via di San Tommaso d'Aquino, 47

00136 ROMA

Si ricorda quindi che il termine per l’adesione all’azione è il 31 agosto 2019 (entro tale termine la procedura di adesione sopra indicata dovrà pervenire presso lo studio legale). Entro tale data, tutti gli adempimenti sopra indicati dai numeri 1-4, dovranno essere eseguiti ai fini della piena adesione all'azione. La sola compilazione del form o il solo inoltro dell'email con la documentazione scansionata non sono sufficienti per la corretta adesione.

Ai fini cautelari, tuttavia, lo studio rappresenta che se le prove non dovessero essere prorogate dopo il 7 agosto potrebbero presentarsi concrete difficoltà nell’ottenimento del provvedimento cautelare.

A prescindere dall’interpretazione letterale del bando e dalla considerazione che le materie di insegnamento dei due indirizzi di studio (mero diploma magistrale e diploma di maturità linguistica) siano o meno coincidenti […]il diploma di maturità linguistica rappresenta titolo valido per l’ammissione alla procedura concorsuale”.

Così si è pronunciato il Tar Lazio con una sentenza emblematica (n. 1496/19), accogliendo per la prima volta la tesi avanzata e sostenuta da tempo dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, antesignani della battaglia per il riconoscimento del valore abilitante all’ insegnamento del diploma magistrale di indirizzo linguistico.

Dalla lettura della sentenza del Tar si legge “la sperimentazione scolastica, intesa come ricerca e realizzazione di innovazioni degli ordinamenti e delle strutture, «è stata autorizzata ed attuata dall’Istituto magistrale (…)in vista del nuovo assetto dell’istruzione elementare, nel cui ordinamento didattico è ora compreso l’insegnamento della lingua straniera, e della formazione (anche a livello universitario) degli insegnanti elementari, tanto è che entrambi i corsi di sperimentazione (quello ad indirizzo linguistico e quello ad indirizzo pedagogico) tenuti in contemporanea dal medesimo Istituto, sono stati articolati in cinque anni di studio, con possibilità di accesso, a conclusione del ciclo, a tutte le facoltà universitarie»; l’equiparazione tra il mero diploma magistrale e il diploma di maturità linguistica rilasciati al termine di corso quinquennale, «appare conforme pure al nuovo assetto ordinamentale della scuola elementare, ove si consideri che l’insegnamento della lingua straniera è ricompreso negli ordinari programmi didattici»

Pertanto, a nulla rileverebbe la tipologia del titolo sperimentale (indirizzo linguistico o indirizzo pedagogico) rilasciato, riferendosi la disposizione del bando stesso ai “titoli di studi conseguiti al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali dell’istituto magistrale”, in tal modo attribuendo rilievo non alla specificità dell’indirizzo quanto piuttosto alla scuola che lo ha rilasciato.

Tale configurazione della disposizione normativa lascia ritenere, dunque, che non vi sia differenza tra i titoli sperimentali rilasciati, ma che ciò che conta è la circostanza che il titolo venga rilasciato da un Istituto magistrale.

Di conseguenza, i titoli sperimentali rilasciati da tali scuole risultano equiparati e tanto anche ai fini abilitanti per la partecipazione al concorso.

Il T.A.R. Lazio, dunque, da sempre fermamente schierato negativamente nel sostenere il valore non abilitante del titolo, compie un deciso passo in avanti riconoscendo la peculiare disciplina concorsuale. Pur non disattendendo le proprie tesi che negano tutt’ora l’ammissione in II Fascia delle G.I., dunque, accoglie la nostra tesi sul valore del titolo utile quanto meno ai fini concorsuali.

Si tratta del primo riconoscimento in assoluto verso questa categoria di docenti in cui il TAR LAZIO si è pronunciato con sentenza definitiva.

È stata emessa in questi giorni la sentenza del Consiglio di Stato che ha permesso l’ammissione al corso di medicina generale di una ricorrente esclusa dalla graduatoria a causa di una risposta valutata come errata, che poi si è rivelata invece corretta.

 Alla candidata infatti, erano stati dati 0 punti nonostante avesse indicato correttamente la risposta. Il quiz somministrato nel test del 2016 chiedeva di “individuare la terapia più utile per valutare la risposta alla terapia antivirale per l’epatite cronica da HCV”), scegliendo tra “viremia quantitativa”, come ritenuto dalla ricorrente, o “viremia qualitativa”, come sostenuto dall’Amministrazione.

Quanto accaduto pregiudicava notevolmente il punteggio e, nondimeno, la posizione in graduatoria della ricorrente, che si ritrovava fra i non ammessi pur avendo risposto correttamente alla domanda. Secondo il TAR Lazio, a cui gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia si erano rivolti, la domanda non presentava alcuna criticità e le difese della stessa Commissione ministeriale che aveva redatto il quesito erano sufficienti a giustificare l’esclusione dal corso.

Nonostante, dunque, Ministero avesse negato la valutazione erronea del quesito, il Consiglio di Stato ha voluto vederci chiaro nominando un super perito, un docente ordinario di Microbiologia dell’Università di Roma La Sapienza.

Ebbene proprio tale soggetto super partes, ha chiarito la non qualificabilità come errata della risposta data dalla ricorrente e conseguentemente la spettanza, alla stessa, di un punto e non 0 punti.

Il Consiglio di Stato, dunque, condividendo la posizione del super perito, ha totalmente accolto l’appello proposto dagli Avv. Bonetti e Delia, con conseguente ammissione al corso di medicina generale con annessa borsa di studio.

“Non ritengiamo concepibile”, commentano gli Avvocati Bonetti e Delia, “che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capire neanche perchè.

La ragione, invero, è sin troppo semplice e, chi scrive, l’ha denunciata ormai 11 anni fa. All’esito del test di ammissione nazionale a Medicina, la lotteria dei quiz impazzì sfornando una batteria con 8 errori poi conclamati da T.A.R. e Consiglio di Stato.

Perchè? Semplicissimo. Chi ha fatto quei quiz è lo stesso soggetto che li validati. Li aveva, in altre parole, formulati e poi ha, esso stesso, confermato che fossero corretti e validi ai fini di quella selezione.

Una contraddizione, in termini.

In quella tipologia di test, da allora, si avviò una procedura di validazione successiva alla formulazione che, certamente, fece diminuire il numero degli errori senza tuttavia eliminarla del tutto.

Lo stesso Ministero, il T.A.R. o il Consiglio di Stato, difatti, trovarono errori nei test degli anni successivi, sino a quello del T.F.A. con 23 quiz su 60 errati.

“La mancata validazione dei test a quiz, effettuata nei paesi anglosassoni ogni qualvolta debba essere espletata una simile prova, è una delle maggiori lacune presenti in tutte le procedure concorsuali attivate dalla Pubblica Amministrazione e che da anni contestiamo nei nostri giudizi al Tar giacché impedisce la selezione dei migliori. È fondamentale, anche in ragione del fatto che in questi anni si tornerà ad assumere massicciamente con tali procedure concorsuali, che l’amministrazione riveda immediatamente queste banche dati e il sistema di selezione perché profondamente lacunoso”.

“Si tratta di una pronuncia fondamentale e che conferma il nostro duro lavoro sul tema dei concorsi pubblici e sulle loro evidenti lacune” commentano così gli Avv. Bonetti e Delia.

Un’ altra conquista portata a termine su Medicina Generale, argomento che già li ha visti protagonisti di altre vittorie sul quale non era mai esistito un contenzioso prima d’ora.

La vicenda sul concorso a cattedra del 2016 ha, finalmente, raggiunto la conclusione dopo la recente sentenza del Tar Lazio che ha accolto il ricorso proposto dal nostro studio legale Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

Dopo una battaglia giuridica approdata anche Consiglio di Stato, il Tribunale Amministrativo per il Lazio si è definitivamente pronunciato sulla questione, accogliendo le tesi difensive che, sin dall’origine, avevano sostenuto l’ingiustizia del bando e della conseguente esclusione dei dottori di ricerca dal concorso in questione.

Come si ricorderà, proprio il nostro Studio, per la prima volta nella storia, aveva sollevato il tema dell’equipollenza, ai fini concorsuali, del dottorato rispetto all’abilitazione, ottenendo l’ammissione alle prove da parte del Consiglio di Stato.

Nell’esaminare la vicenda, in successiva fase di merito, il massimo Organo della giustizia amministrativa aveva ben chiarito che “in riferimento ai dottori di ricerca, il decreto impugnato (…) pretermette d’indicare fra i requisiti soggettivi di partecipazione, l’utile produzione del possesso di crediti formativi universitari, che – almeno in astratto quantitativamente e qualitativamente – assorbono quelli previsti dai percorsi abilitanti (SISS e TFA o PAS)”.

Cosa succede, allora, preso atto che la clausola del bando è ormai definitivamente annullata?

Può essere valida per taluni e non per altri pur se egualmente ricorrenti.

Secondo la nostra tesi no. L’avvenuto definitivo annullamento del bando ha conseguenze specifiche e non solo per quei ricorrenti ma per tutti abbiano tempestivamente ed analogamente impugnato.

Proprio tale tesi è stata accolta dal Tar.

Il Tribunale, infatti, ha rilevato che la clausola del bando, impugnata dai ricorrenti, era stata “ormai definitivamente annullata nei confronti di tutti i concorrenti che avevano provveduto tempestivamente ad impugnarla” e pertanto “è diventuta inopponibile ai ricorrenti. Invero l’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes. Si tratta, in fatti, di «atto sostanzialmente e strutturalmente unitario, il quale non può sussistere per taluni e non esistere per altri»”.

Così, accogliendo e definitivamente pronunciandosi, il Tribunale Amministrativo per il Lazio ha disposto, per quei soggetti che, a seguito dell’appello cautelare, avevano superato le prove, l’improcedibilità, disponendo l’elisione della riserva giudiziale apposta al contratto sottoscritto, per i soggetti che, invece, erano stati illegittimamente esclusi, in forza della clausola del bando impugnata ed annullata, la predisposizione di nuove prove suppletive.

Una vittoria, insomma, che ha messo fine ad una vicenda che, da più di 2 anni impegnava lo studio ed aveva pregiudicato il diritto al lavoro di centinaia di docenti.

Ma che effetti avrà tale pronuncia sugli altri contenziosi aventi ad oggetto il bando stesso? (Diploma magistrale e FIT ad esempio)

L’interpretazione seguita dal T.A.R., nella sentenza di cui si è detto, porta con sé un principio di carattere generale, secondo cui “l’annullamento di un atto amministrativo generale, nella parte in cui ha un contenuto inscindibile, produce effetti erga omnes”.

Se questo principio divenisse consolidato e stabile un primo e decisivo approdo lo avremmo innanzi alla Plenaria tra qualche settimana.

Se, difatti, innanzi ad un primo annullamento della clausola del bando, tutto ciò che segue è automaticamente caducato, non si vede davvero differenza tra la fattispecie trattata dal TAR (e basata su principi enunciati dallo stesso Consiglio di Stato) e l’ipotesi dell’esclusione dalle G.A.E. dei diplomati magistrale nonostante l’esistenza di 8 sentenze passate in giudicato. L’effetto di tale decisione, dunque, non sarà limitato ai soli ricorrenti di questo giudizio ma si estenderà, espressamente, erga omnes, nei confronti di tutti i candidati al concorso in possesso di tale titolo. Secondo lo stesso Consiglio di Stato, questa volta con riguardo al titolo di diploma magistrale linguistico, difatti, “risulta dunque stabilita in modo definitivo, incontestabile e con valore di giudicato, la non operatività della suddetta limitazione, invocata dal MIUR, nei riguardi dell’appellante”, ragion per cui risulta ormai acclarato che “i titoli di studio conseguiti al termine dei corsi sperimentali di scuola magistrale, comunque conseguiti entro l’a.s.  2001/2002, conservano in via permanente l’attuale valore legale e consentono di partecipare ai concorsi ordinari per titoli e per esami a posti di insegnante nella scuola materna e nella scuola elementare“.

Tale decisione, a nostro avviso, oltre ad essere di evidente importanza con riguardo al dottorato, “mira ad aprire un nuovo fronte sulla battaglia a favore dei 55.000 diplomati magistrale esclusi dalle G.A.E. all’esito della nota sentenza dell’Adunanza Plenaria del dicembre 2017.” Se, continuano i legali, “la Sesta Sezione del Consiglio di Stato ritiene che la portata erga omnes con effetto di giudicato abbia tali effetti per il bando di concorso (sentenze 3374, 3375 e 3376 del 4 giugno 2018) e ha ribadito tale concetto con riguardo agli stessi Decreti Ministeriali di aggiornamento delle G.A.E. (sentenza n. 3198/18) a favore dei cosiddetti depennati ed oggi la posizione è stata condivisa dal TAR LAZIO, non c’è davvero ragione per non applicare la medesima teoria agli annullamenti dei medesimi Decreti in favore dei diplomati magistrale su cui, al contrario, l’Adunanza Plenaria ha chiuso”.

Si è aperto, dunque, un nuovo conflitto che la Plenaria bis è chiamata ad affrontare.

I Decreti di aggiornamento delle G.A.E.” ed i bandi di concorso, difatti, chiudono i legali di ADIDA, “non possono essere annullati con effetti generali per alcune categorie di insegnanti e non per altre”.

Anche l’illustre sito istituzionale della Giustizia Amministrativa riporta, nel proprio focus giurisprudenziale, la sentenza emessa dall’On.le TAR della Campania- sede di Napoli che ha accolto il nostro ricorso sostenuto dall’ANPRI e relativo alla battaglia per il riconoscimento della rappresentanza elettiva dei ricercatori e tecnologi negli organi di governo degli Enti pubblici di ricerca.

#sempreavanti #tarnapoli

https://www.giustizia-amministrativa.it/web/guest/-/diritto-di-rappresentanza-dei-ricercatori-negli-organi-di-governo-degli-enti-di-ricerca

Lunedì 4 febbraio 2019, dalle ore 11, presso l’aula magna dell’I.I.S.S. “Calamatta” di Civitavecchia, la Dott.ssa Annamaria Giorgione, Presidente aggiunto onorario della Corte dei Conti, nonché socia dell’Associazione Partigiani, moglie del Presidente Imposimato e l’Avvocato Michele Bonetti, socio fondatore del Comitato “in difesa della Costituzione con Ferdinando Imposimato”, parleranno di Cittadinanza e Costituzione, nell’ambito della settimana dello studente, toccando - dal punto di vista tecnico - varie questioni, tra cui: reddito di cittadinanza, decreto dignità e diritto al lavoro, i casi della nave Diciotti e dell’ong Sea Watch, l’autorizzazione a procedere sul ministro Salvini, il suicidio del giovane studente che si è visto negato il rilascio del permesso di soggiorno per motivi umanitari a seguito dell’introduzione del DDL sicurezza e immigrazione e altre tematiche di attualità alla luce di una analisi della nostra Carta Costituzionale.

Modererà l’incontro la Dott.ssa Francesca Toto, dell'Associazione "Mamme contro la corruzione", alla presenza della Dott.ssa Paola Vegliantei, Presidente delle sezioni Civitella e Fiano Romano e Consigliera nazionale per l’Italia centrale dell’Associazione Nazionale combattenti Forze Armate Regolari della Guerra di Liberazione, dell’Avv. Manuela Giorgi, rappresentante della ONLUS “Le Ali dei Pesci”, nonché della Dott.ssa Beatrice Colella, legale specializzata sulle tematiche giovanili e universitarie.

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