Visualizza articoli per tag: istat http://avvocatomichelebonetti.it Mon, 18 Nov 2019 04:31:30 +0000 Joomla! - Open Source Content Management it-it IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LO STATUTO DELL’ISTAT: NEL CDA VA PREVISTA LA RAPPRESENTANZA DI RICERCATORI E TECNOLOGI http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/ricercatori-e-tecnologi-negli-enti-pubblici-di-ricerca/1984-il-tar-del-lazio-annulla-lo-statuto-dell-istat-nel-cda-va-prevista-la-rappresentanza-di-ricercatori-e-tecnologi http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/lavoro/ricercatori-e-tecnologi-negli-enti-pubblici-di-ricerca/1984-il-tar-del-lazio-annulla-lo-statuto-dell-istat-nel-cda-va-prevista-la-rappresentanza-di-ricercatori-e-tecnologi IL TAR DEL LAZIO ANNULLA LO STATUTO DELL’ISTAT: NEL CDA VA PREVISTA LA RAPPRESENTANZA DI RICERCATORI E TECNOLOGI

L’On.le TAR del Lazio con la recente sentenza n. 6097/2019 ha ribadito il diritto dei ricercatori e tecnologi degli Enti pubblici di ricerca di eleggere un proprio rappresentante all’interno degli organi di governo dei singoli Enti, come sancito dall’art. 2 del d.lgs. 218 del 2016. Questa volta ad essere annullato in parte qua è lo Statuto dell’ISTAT, organismo di primo piano nell’attività di indirizzo e coordinamento del sistema statistico nazionale.

Trattasi dell’ennesima occasione in cui il giudice amministrativo è chiamato a pronunciarsi sugli effetti delle disposizioni contenute nel d.lgs. 218/2016 di riordino della normativa vigente in tema di Enti pubblici di ricerca, le quali vengono di volta in volta disattese dagli Enti interessati.

La sentenza odierna è relativa al ricorso spiegato davanti l’On.le TAR del Lazio dall’associazione FGU – Dipartimento Ricerca, dalla FLC CGIL Roma Lazio, dalla UIL Scuola Rua - Ricerca Università Afam e dalla FIR CISL Regionale, oltre che da alcuni ricercatori dipendenti dell’Ente Pubblico di ricerca ISTAT, i quali, assistiti dallo studio legale Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, chiedevano l’annullamento parziale dello Statuto del noto istituto di statistica pubblicato in data 28 dicembre 2017.

Michele Bonetti, avvocato dei sindacati del mondo della ricerca e dei ricercatori, ha commentato la vittoria “auspicando una maggiore e più incisiva collaborazione della classe politico-governativa e soprattutto dei singoli Ministeri nel loro ruolo di vigilanza degli Enti di ricerca, con atti di indirizzo specifici nonché con pareri più coerenti al dettato normativo in sede di controllo di legittimità e di merito delle bozze dei Statuti, in modo da garantire l’armonia con la normativa europea ed imporre un reale mutamento nell’approccio dei CdA dei singoli Enti di ricerca. Diversamente sarà necessario procedere nuovamente davanti la giustizia amministrativa impugnando Ente per Ente gli Statuti lesivi dei diritti dei ricercatori; non si deve dimenticare, difatti, che ne va dell’indipendenza della ricerca, come costituzionalmente garantita, e del ruolo inestimabile svolto oggi dal personale scientifico tutto”.

Il rappresentante della FGU- Liana Verzicco- precisa: “Il TAR del Lazio ha riconosciuto che l’ISTAT non ha rispettato il diritto dei ricercatori e tecnologi dell’Ente ad avere un proprio rappresentante di natura elettiva all’interno del Consiglio di Istituto come membro a tutti gli effetti e non solo come partecipante a determinate riunioni riguardanti la trattazione di argomenti scientifici. Di conseguenza, dovrà essere modificato l’art. 8 dello Statuto, nella parte in cui non prevede tale piena rappresentanza.

La pronuncia si affianca a quelle già emesse dal TAR medesimo nonché dal TAR per la Campania in riferimento agli Statuti di altri Enti pubblici di ricerca, quali l’ENEA e la SZN; anche in tali casi il Tribunale amministrativo ha annullato le disposizioni ritenute illegittime, sottolineando l’importanza di una applicazione forte e sostanziale del d. lgs. 218/2016 e della normativa comunitaria vigente in materia, in particolare la Carta europea dei ricercatori, che, come riportato nella nuova sentenza, “prende in specifica considerazione il tema della “partecipazione agli organismi decisionali”, affermando che gli enti di ricerca (“datori di lavoro”) “dovrebbero riconoscere che è del tutto legittimo, nonché auspicabile, che i ricercatori siano rappresentati negli organi consultivi, decisionali e d’informazione delle istituzioni per cui lavorano, in modo da proteggere e promuovere i loro interessi individuali e collettivi in quanto professionisti e da contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzione”.

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andrea.mineo@avvocatomichelebonetti.it (Andrea Mineo) Rappresentanza di ricercatori e tecnologi negli enti pubblici di ricerca Wed, 31 Jul 2019 13:29:18 +0000
LA CORTE COSTITUZIONALE ASCIUGA LE LACRIME DELL’EX MINISTRO FORNERO http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1239-la-corte-costituzionale-asciuga-le-lacrime-dell%E2%80%99ex-ministro-fornero http://avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1239-la-corte-costituzionale-asciuga-le-lacrime-dell%E2%80%99ex-ministro-fornero LA CORTE COSTITUZIONALE ASCIUGA LE LACRIME DELL’EX MINISTRO FORNERO

Tutti ricorderemo l’austera riforma pensionistica Monti-Fornero che tanta disperazione ha generato tra pensionati e lavoratori; una riforma così aspra da scatenare il pianto dello stesso Ministro firmatario.

Ebbene la Corte Costituzionale con la recentissima sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale nella parte in cui escludeva per gli anni 2012 e 2013, l’adeguamento automatico delle pensioni al mutato potere di acquisto della moneta (il noto adeguamento ISTAT), per tutti gli assegni pensionistici che superavano di tre volte il trattamento minimo.

Le motivazioni poste dalla Corte a fondamento della propria decisione, e che tanto scalpore hanno suscitato a causa dei possibili contraccolpi sui bilanci pubblici, sono chiare e ineccepibili.

In primo luogo l’eccessiva durata del blocco delle indicizzazioni (biennio 2012/2013). 

Ed ancora, la violazione del principio di progressività. Infatti secondo la Corte Costituzionale le modalità di funzionamento della disposizione censurata, sono ideate per incidere sui trattamenti complessivamente intesi e non sulle fasce di importo attraverso un’indicizzazione progressiva.

La Consulta ha altresì rilevato la palese violazione dagli articoli 36 e 38 della Costituzione che sanciscono i principi di sufficienza ed adeguatezza della retribuzione applicati, per costante giurisprudenza della Corte Costituzionale, al trattamento di quiescenza inteso quale retribuzione differita. Ed infine, l’irragionevole ed irrimediabile vanificazione delle aspettative nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività.

A ciò si aggiunga che la dichiarata illegittimità costituzionale del blocco della rivalutazione automatica, ha prodotto un effetto domino anche sugli assegni pensionistici degli anni 2014, 2015 e 2016 i cui importi nominali sono stati pregiudicati dal mancato adeguamento ISTAT che pertanto andrà corrisposto.

Se dunque questi sono i principi di diritto che hanno spinto la Consulta ad emanare la sentenza in esame, è evidente che le soluzioni paventate dal Governo negli ultimi giorni non appaiono assolutamente condivisibili né sufficienti a rimediare al maltolto.

Inaccettabili, altresì, risultano i tentativi di avallare una interpretazione restrittiva della sentenza della consulta che avrebbe infatti come unico scopo quello di svilire e mortificare la portata della pronuncia emanata.

Il braccio di ferro tra pensionati, I.N.P.S. e Governo è appena iniziato e si preannuncia lungo.

In attesa dell’emanazione del Decreto Ministeriale e di una eventuale circolare dell’I.N.P.S. volta a chiarire le modalità con cui si procederà concretamente alle restituzioni, lo studio legale Bonetti & Partners offre la propria assistenza a tutti coloro che intendono ottenere l’integrale restituzione di quanto loro spettante. Le sentenze della Corte Costituzionale non si interpretano, si applicano.

In attesa della emanazione del D.M., riteniamo, possa risultare utile sin d'ora inoltrare a mezzo PIN personale (o comunque intermediari abilitati), domanda amministrativa all'I.N.P.S., volta alla ricostruzione della pensione.

In questo modo sarà possibile per ognuno acquisire la documentazione e le informazioni utili che, nel caso fosse necessario adire l'autorità giudiziaria, consentiranno di agire tempestivamente. E ciò senza considerare che in applicazione al D.M., l'I.N.P.S. potrebbe ritenere l'espletamento della suddetta procedura, come un necessario presupposto per ottenere il recupero della perequazione.

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claudia.palladino@avvocatomichelebonetti.it (Claudia Palladino) News Thu, 21 May 2015 14:48:58 +0000