Claudia Palladino

Claudia Palladino

Proseguono gli accoglimenti ottenuti dal nostro studio sulla ormai nota questione relativa allo scorrimento della graduatoria per l’assunzione di 1851 Allievi Agenti della Polizia di Stato, ma stavolta in secondo grado.

Il Consiglio di Stato, difatti, all’esito della camera di consiglio del 7 novembre scorso, ha rigettato gli appelli del Ministero dell’Interno avverso le ordinanze del TAR del Lazio che hanno disposto l’ammissione alle prove psico-fisiche ed attitudinali dei nostri ricorrenti.

Il massimo organo della Giustizia Amministrativa ha, dunque, confermato l’ammissione dei ricorrenti alle prove successive, in considerazione del fatto che “nella comparazione degli interessi coinvolti nel presente contenzioso, gli estremi di danno allegati dall’appellante appaiono, allo stato, recessivi a fronte degli interessi della parte appellata”. Il Consiglio di Stato ha proseguito affermando che “non sussiste un profilo di pregiudizio grave e irreparabile per l’Amministrazione in relazione al contenuto ed agli effetti dell’ordinanza cautelare gravata, posto che essa si limita alla sola ammissione con riserva alle prove, ferma restando l’esigenza di un adeguato approfondimento nel merito, anche con riferimento ai profili di costituzionalità”.

Dunque, il Giudice Amministrativo ha ritenuto prevalenti gli interessi dei nostri ricorrenti di essere sottoposti alle prove e dimostrare la propria idoneità al servizio, rispetto alle esigenze rappresentate dall’Amministrazione. Allo stesso modo, i Giudici di Palazzo Spada hanno poi evidenziato profili di possibile incostituzionalità della norma che ha disposto il cambiamento dei requisiti di ammissione alle prove.

Alla luce di tali pronunce, l’Amministrazione è chiamata ad assumere i provvedimenti necessari al fine di dare esecuzione al disposto giudiziale, convocando i ricorrenti (non ancora convocati) alle prove successive.

Restano in ogni caso ferme le udienze di merito fissate dinanzi al TAR del Lazio, a partire da aprile 2019, sede in cui l’intera vicenda verrà discussa nel merito, anche in relazione alla questione di legittimità costituzionale sopra citata.

In allegato è possibile rinvenire i provvedimenti resi dal Consiglio di Stato all’esito della camera di consiglio del 7 novembre scorso.

Il Tribunale Amministrativo per la Sicilia – Sezione di Catania, ha ordinato l’immediata rivalutazione di una giovane ricorrente, difesa dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, perché era stata ingiustamente valutata inidonea a superare l’anno scolastico, nonostante la promozione ottenuta presso un analogo istituto estero. La giovane, essendo stata selezionata per un importante percorso di formazione – anche scolastica – in una prestigiosa accademia sportiva all’estero, con il supporto dei genitori, aveva richiesto alla scuola la possibilità di fruire del piano di mobilità individuale presso struttura scolastica estera.

Tale piano le era stato accordato e nonostante l’alunna avesse seguito diligentemente il piano di studi prospettatole e superato l’anno scolastico in uno grande Stato dell’Est asiatico, al suo rientro in Italia veniva sottoposta, sorprendentemente, ad un esame completo relativo all’intero anno scolastico per ogni singola materia come se, per intenderci, si fosse ritirata ed avesse chiesto, successivamente, di essere ammessa all’anno successivo.

A differenza di quanto previsto disposto dalle Circolari Ministeriali in tema di mobilità studentesca, secondo cui in tali casi, al più, gli studenti possono essere sottoposti ad un esame di valutazione globale, il Liceo classico frequentato dalla giovane studentessa la sottoponeva ad un esame specifico e completo riferito all'intero anno scolastico e relativo ad ogni singola materia. 

Il nostro ordinamento, difatti, mira a favorire tali percorsi di studio all’estero ritenendoli “una forte esperienza di formazione interculturale, che favorisce enormemente lo sviluppo di competenze, aiutando lo studente a riconoscere il valore delle acquisizioni anche non disciplinari e integrarle come competenze utili per la vita anziché sottovalutarle”.

Le competenze interculturali acquisite durante l’esperienza all’estero, come è sin troppo noto, sviluppano nello studente una capacità di relativizzare le culture, aumentano la fiducia nelle proprie qualità, sviluppano responsabilità ed autonomia per il proprio progetto di vita ed aiutano il pensiero critico e creativo. Il T.A.R. Catania, proprio, cogliendo a piene mani lo spirito di tali progetti, non ha mancato di affermare che “nel caso in esame la scuola sembra aver sottoposto l’alunna ad un vero e proprio esame di idoneità relativo a tutte le materie al fine di verificare se la stessa avesse acquisito le competenze minime necessarie in ciascuna disciplina per affrontare proficuamente la classe successiva”, stigmatizzando “che non sembra potersi ragionevolmente che l’alunno che abbia frequentato l’anno scolastico presso un istituto estero sia tenuto a una sorta di parziale duplicazione della propria attività di studio“. Per noi, da sempre vicini ad un’istruzione di ampio respiro che deve guardare al percorso europeo ed internazionale di formazione, commentano gli Avvocati Bonetti e Delia, che hanno patrocinato il ricorso in team con l’Avvocato Tiziana Barbera, è “una vittoria di assoluto spessore a tutela non solo di una giovane che per seguire i suoi sogni non ha voluto rinunciare al suo percorso di formazione scolastica e, si era ritrovata ingiustamente a non essere ammessa alla frequenza del nuovo anno, ma anche di un’idea di apprendimento non legata a rigidi parametri ormai superati da un mondo che va a velocità diverse rispetto a come lo ricordiamo negli anni 70 e 80”.

Il Consiglio di Stato si è pronunciato in merito ad un ricorso, patrocinato dal nostro studio legale, disponendo l’immatricolazione senza riserva al corso di laurea in Medicina e Chirurgia per un soggetto con disturbi specifici dell’apprendimento.

Il ricorrente era già stato ammesso dal TAR del Lazio a ripetere la prova per l’ingresso al corso di laurea, in quanto questa non era stata svolta con l’ausilio di tutti gli strumenti compensativi richiesti al momento della presentazione della domanda.

Con provvedimento monocratico, il Consiglio di Stato ha esteso la tutela concessa al ricorrente, dichiarando fondate le ragioni di urgente necessità dello studente di intraprendere il corso di laurea, ed ordinando, dunque, all’Università coinvolta di procedere all’immatricolazione senza riserva del ricorrente.

All’esito della camera di consiglio del 19 settembre 2019, il Consiglio di Stato, in sede collegiale, preso atto dell’intervenuta immatricolazione del ricorrente, ha confermato il decreto monocratico precedentemente reso, convalidando l’immatricolazione del ricorrente.

Si tratta dell’ennesima importante vittoria del nostro studio a tutela dei diritti dei soggetti che si trovano in una situazione di svantaggio, quale quella della DSA, affinchè sia garantito a tutti il diritto allo studio.

Anche alla luce di tale pronuncia, per il test di ingresso per l’a.a. 2019/2020, lo studio invita a segnalare eventuali mancanze degli Atenei nella concessione delle misure compensative spettanti agli studenti con DSA

Il Consiglio di Stato ha accolto l’appello proposto dallo studio “Bonetti & Delia Studio Legale” e sospeso le procedure di stabilizzazione dei ricercatori precari storici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, imponendo l’inserimento nella graduatoria dei cosiddetti “non prioritari” anche dei ricercatori non in servizio alla data del 22 giugno 2017 (entrata in vigore del c.d. “Decreto Madia”).

Secondo l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare a tale procedura di stabilizzazione potevano accedere esclusivamente  i ricercatori in servizio alla data del 22 giugno 2017 a prescindere dalla loro anzianità di contratti precari nel tempo sottoscritti.

Delia & Bonetti, invece, hanno sostenuto che tale requisito non poteva ritenersi utile ai fini della partecipazione ma, esclusivamente, al fine di gradare i concorrenti comunque ammessi alla procedura. Per i soggetti in servizio alla data temporale indicata dalla norma, dunque, era riservata una semplice priorità di assunzione e giammai un’esclusiva riserva di posti.

Secondo il Consiglio di Stato “la domanda cautelare proposta appare assistita dai necessari presupposti, in specie in relazione al carattere non escludente della clausola in contestazione, nonché relativamente all’ammissione con riserva nella graduatoria dei non prioritari”.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania si è pronunciato, accogliendo l’azione patrocinata dal nostro studio, sulla questione della decadenza dalla carriera universitaria di uno studente consentendogli la prosecuzione del proprio percorso accademico.

Nello specifico l’Ateneo in questione, in maniera del tutto errata, prevedeva che il ricorrente fosse incorso nella decadenza dalla qualità di studente ai sensi dell’art. 149 del T.U. 1933/1592 per non aver sostenuto esami per cinque anni consecutivi.

Tuttavia, il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania, definitivamente pronunciando sul ricorso, ha riconosciuto il diritto dello studente alla prosecuzione della propria carriera universitaria.

In particolare il Tar Campania ha statuito che non sia intercorsa alcuna decadenza dalla carriera universitaria, posto che l’art. 149 R.D. n.1592/1933 prevede un termine di otto anni per la decadenza e non già cinque anni come dispone illegittimamente la previsione dell’art. 25 dello Statuto dell’Università Federico II.

Trattasi di una importante pronuncia volta a consentire agli studenti la possibilità di non interrompere il proprio percorso accademico.

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto l’opposizione a perenzione.
Il caso. Dopo l’accoglimento della misura cautelare, nelle more della fissazione dell’udienza di trattazione del merito, la segreteria del T.A.R. Lazio inviava l’avviso di perenzione all’indirizzo di uno dei difensori non indicata nel ricorso di primo grado.
Nulla, invece, veniva trasmesso all’unico indirizzo pec indicato nell’atto.
Da qui la dichiarazione di perenzione, ritenendo regolarmente comunicati gli avvisi di segreteria, di cui all’art. 82 c.p.a.
Secondo l’Avvocato Michele Bonetti tale provvedimento è illegittimo per violazione e falsa applicazione degli artt. 82 e 136 c.p.a., in quanto l’avviso trasmesso dalla segreteria è stato inviato solo ad uno dei difensori del Collegio difensivo.
L’art. 136 c.p.a., infatti, ha subito varie modifiche e, al momento del deposito del ricorso di cui trattasi, risultava applicabile la versione successivamente modificata.


Le novità intervenute, tuttavia, non intaccano il procedimento in oggetto giacché, ai sensi dell’art. 7, comma 3 dello stesso D.L. 31 agosto 2016 n. 168, le modifiche hanno efficacia con riguardo ai giudizi introdotti con i ricorsi depositati, in primo o in secondo grado, a far data dal 1° gennaio 2017.

Ai ricorsi depositati in data antecedente a quest’ultima, invece, continuano ad applicarsi, fino all’esaurimento del grado di giudizio nel quale sono pendenti alla data stessa e comunque non oltre il 1° gennaio 2018, le norme vigenti alla data di entrata in vigore del decreto.
Sino all’1 gennaio 2018, pertanto, l’avviso doveva essere trasmesso via pec all’indirizzo indicato in ricorso o ad entrambi gli indirizzi del Collegio difensivo, ma giammai soltanto ad uno dei due, peraltro non indicato in atti.
Superata dunque la nota circolare del 2014 secondo cui, se vengono indicati “più indirizzi pec da parte dei difensori componenti il collegio difensivo, la comunicazione a mezzo pec andrà effettuata all’indirizzo pec del primo difensore indicato in ricorso e risultante da elenchi pubblici, salvo che il collegio difensivo dichiari, nel ricorso o con atto successivamente depositato in segreteria, di voler ricevere le comunicazioni ad (unico) indirizzo pec, corrispondente ad uno dei difensori, risultante da pubblici elenchi”.
Nella specie il domicilio era eletto presso entrambi i difensori, ragion per cui la comunicazione andava fatta solo a quello che aveva indicato l’unico indirizzo pec.
Il T.A.R. Lazio, pertanto, a seguito dell’opposizione a perenzione ex art. 85 c.p.a. ha accolto la medesima, ordinando la reiscrizione a ruolo del ricorso.

All’indomani della pubblicazione delle graduatorie inerenti all’ammissione a medicina del 2019, il Consiglio di Stato, con provvedimenti del 3 ottobre, ha ancora una volta mostrato di aderire alle tesi difensive sostenute dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

Si tratta della prima ottemperanza collegiale vinta sul tema dell’ammissioni decretate dallo stesso Consiglio di Stato a livello nazionale nel mese di luglio.

Secondo la Sesta Sezione, infatti, è “ingiustificato e pregiudizievole” il rifiuto opposto dagli Atenei di dar seguito all’ordine già disposto, in sede di appello, dal Consiglio di Stato di procedere ad un’immediata immatricolazione dei ricorrenti vittoriosi.

Sono infondati dunque gli ostacoli frapposti da MIUR e Atenei che, in taluni casi, continuano a non immatricolare i ricorrenti vittoriosi.

Si tratta di un ulteriore tassello che si inscrive in un trend ormai consolidato che denuncia l’inadeguatezza di un sistema di accesso che mette irragionevolmente a disposizione dei giovani studenti solo una minima percentuale delle possibilità formative degli Atenei.

La nostra tesi, già accolta dal Consiglio di Stato ed, oggi, ulteriormente suffragata, dimostra come il decremento di ammissioni, nonostante i tanti studenti che si cimentano al test, non sia affatto giustificato dalle carenti risorse degli Atenei ma solo sulla base di scelte politiche per nulla compatibili con il diritto costituzionalmente garantito allo studio.

PALERMO – La prima sezione del Tar di Palermo (Pres. Ferlisi, est. Valenti) ha sospeso la procedura di mobilità riservata ai medici di assistenza primaria con riferimento agli “ambiti carenti di
assistenza primaria relativi all’anno 2019” accogliendo il ricorso degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, nell’interesse di uno dei medici esclusi dalla procedura.

In particolare, tale procedura bandiva le zone carenti dislocate nella regione Sicilia (ad es. ambiti relativi ad Isole Eolie, Isole Egadi, etc..) da assegnare ai medici di assistenza primaria, sulla base del punteggio maturato nel corso della propria carriera professionale. Tra i requisiti necessari a partecipare a tale procedura, ai sensi dell’Accordo Collettivo Nazionale vigente, era previsto che potessero concorrere al conferimento degli incarichi i medici titolari di incarico a tempo indeterminato di assistenza primaria iscritti da almeno due anni in un elenco della Regione che pubblica l’avviso.

Secondo il T.a.r., “il ricorso introduttivo e i successivi motivi aggiunti appaiono assistiti da sufficiente fumus boni iuris in relazione alla censura con cui parte ricorrente, lamenta la violazione e falsa applicazione dell’art. 34, come modificato dall’art. 5 dell’A.C.N. del 21 giugno 2018″ avendo la Regione obliterato le modifiche “che appaiono sostanziali (e non meramente terminologiche), apportate con il nuovo A.C.N. in data 21 giugno 2018“. Alla procedura, dunque, a differenza di quanto aveva ritenuto l’Assessorato, ben potevano partecipare anche i medici con un servizio in Sicilia da almeno due anni senza che fosse necessario essere iscritti da almeno due anni nell’elenco di provenienza.

Si tratta, commentano gli Avvocati Bonetti e Delia, “di una decisione destinata ad incidere nella gestione dell’assegnazione degli ambiti carenti di assistenza primaria su tutta la Regione e che, come la contrattazione collettiva voleva e l’Assessorato aveva obliterato, premia i medici che, da tempo, svolgono il loro servizio a favore della collettività siciliana”.

Il Tribunale del lavoro di Catania ha accolto il ricorso patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia con il quale è stato annullato l’illegittimo diniego di trasferimento richiesto da una docente, pubblicando, in data 18 settembre 2019, la sentenza n. 3794/2019.

La nostra ricorrente, assunta a tempo indeterminato nel 2010, richiedeva nel 2016 trasferimento dall’Ufficio scolastico dell’ambito provinciale di Catania all’ambito provinciale di Messina. Il M.I.U.R. rigettava le pretese della docente non accordandole il trasferimento ma, contestualmente, accordava il trasferimento di altri docenti presso il medesimo Ufficio scolastico pur se in possesso di un punteggio minore, in diversa fascia e soprattutto assunti con una fase diversa e posteriore a quella della nostra assistita.

Secondo quanto sostenuto in ricorso, tale scelta violava palesemente i dettami della Legge n. 107 del 2015 e si poneva in contrapposizione con il Contratto Collettivo Nazionale Integrativo concernente la mobilità del personale docente, educativo che in maniera puntuale e dettagliata disciplina le operazioni relative ai trasferimenti e l’ordine da seguire per le diverse fasi previste dal Piano Intermobiliare del 2016.

Pertanto, gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia adivano il Tribunale del lavoro di Catania, censurando proprio l’illegittimità dell’operato del Ministero che, anche in violazione delle norme di rango costituzionale, interferiva in modo arbitrario sul riconoscimento del diritto alla precedenza della docente, pregiudicando la sua posizione e ledendo i principi di parità di trattamento, di trasparenza e di efficienza cui si sarebbe dovuta attenere.

Condividendo integralmente le difese proposte dagli avvocati Bonetti e Delia, il Giudice del lavoro di Catania, ha ordinato al Ministero di provvedere all’immediato trasferimento interprovinciale della ricorrente nella sede richiesta dichiarando “il diritto della ricorrente ad ottenere l’assegnazione definitiva in base al punteggio nonché alla priorità data dall’appartenenza alla fase B1, presso una sede scolastica sita nell’ambito territoriale della Sicilia, ed in particolare presso uno degli ambiti territoriali della Provincia di Messina, SICILIA 0013 oppure, in subordine, a uno fra quelli inseriti tra i primi nella domanda di mobilità SICILIA 0013 o SICILIA 0015 per l’effetto dispone che il Ministero resistente, previa revoca del provvedimento di assegnazione definitiva, disapplicato ogni contrastante provvedimento amministrativo, assegni alla parte ricorrente la sede di servizio provinciale di cui alle preferenze espresse dalla stessa sulla base del criterio del punteggio”.

Il Consiglio di stato ha rigettato l’appello cautelare proposto dall’Università La Sapienza di Roma, accogliendo la nostra tesi in materia di decadenza.

Nella vicenda in esame l’Ateneo in questione, in maniera del tutto errata, prevedeva che lo studente fosse incorso nella decadenza dalla qualità di studente ai sensi dell’art. 149 del T.U. 1933/1592, dall’anno accademico 2014/15, poiché tra il sostenimento di due esami di profitto intercorrevano più di otto anni.

L’Università, inizialmente, permetteva allo studente di prenotare e sostenere  regolarmente gli esami universitari, nonché partecipare attivamente alla proprio corso di laurea per poi comunicargli successivamente l’intervenuta decadenza, violando di fatto il principio del legittimo affidamento.

Con pronuncia del T.A.R. Lazio, il ricorrente  ha visto riconosciuto il diritto alla prosecuzione della propria carriera universitaria. Tuttavia, tale pronuncia veniva appellata dall’Ateneo dinanzi all’Ecc.mo Consiglio di Stato che cosi statuiva: “dalla prosecuzione della carriera universitaria da parte dell’appellato, conseguente alla gravata ordinanza del giudice di primo grado, non deriva all’Amministrazione danno grave ed irreparabile consentendo, di fatti, al ricorrente la prosecuzione della carriera universitaria”.

Trattasi della prima pronuncia favorevole ottenuta dinanzi al Consiglio di Stato in sede giurisdizionale.

L’ordinanza è consultabile al presente linkal presente link.

 

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