Giovedì, 21 Maggio 2015 14:48

LA CORTE COSTITUZIONALE ASCIUGA LE LACRIME DELL’EX MINISTRO FORNERO

Pubblicato in News

Tutti ricorderemo l’austera riforma pensionistica Monti-Fornero che tanta disperazione ha generato tra pensionati e lavoratori; una riforma così aspra da scatenare il pianto dello stesso Ministro firmatario.

Ebbene la Corte Costituzionale con la recentissima sentenza n. 70 del 30 aprile 2015, ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale nella parte in cui escludeva per gli anni 2012 e 2013, l’adeguamento automatico delle pensioni al mutato potere di acquisto della moneta (il noto adeguamento ISTAT), per tutti gli assegni pensionistici che superavano di tre volte il trattamento minimo.

Le motivazioni poste dalla Corte a fondamento della propria decisione, e che tanto scalpore hanno suscitato a causa dei possibili contraccolpi sui bilanci pubblici, sono chiare e ineccepibili.

In primo luogo l’eccessiva durata del blocco delle indicizzazioni (biennio 2012/2013). 

Ed ancora, la violazione del principio di progressività. Infatti secondo la Corte Costituzionale le modalità di funzionamento della disposizione censurata, sono ideate per incidere sui trattamenti complessivamente intesi e non sulle fasce di importo attraverso un’indicizzazione progressiva.

La Consulta ha altresì rilevato la palese violazione dagli articoli 36 e 38 della Costituzione che sanciscono i principi di sufficienza ed adeguatezza della retribuzione applicati, per costante giurisprudenza della Corte Costituzionale, al trattamento di quiescenza inteso quale retribuzione differita. Ed infine, l’irragionevole ed irrimediabile vanificazione delle aspettative nutrite dal lavoratore per il tempo successivo alla cessazione della propria attività.

A ciò si aggiunga che la dichiarata illegittimità costituzionale del blocco della rivalutazione automatica, ha prodotto un effetto domino anche sugli assegni pensionistici degli anni 2014, 2015 e 2016 i cui importi nominali sono stati pregiudicati dal mancato adeguamento ISTAT che pertanto andrà corrisposto.

Se dunque questi sono i principi di diritto che hanno spinto la Consulta ad emanare la sentenza in esame, è evidente che le soluzioni paventate dal Governo negli ultimi giorni non appaiono assolutamente condivisibili né sufficienti a rimediare al maltolto.

Inaccettabili, altresì, risultano i tentativi di avallare una interpretazione restrittiva della sentenza della consulta che avrebbe infatti come unico scopo quello di svilire e mortificare la portata della pronuncia emanata.

Il braccio di ferro tra pensionati, I.N.P.S. e Governo è appena iniziato e si preannuncia lungo.

In attesa dell’emanazione del Decreto Ministeriale e di una eventuale circolare dell’I.N.P.S. volta a chiarire le modalità con cui si procederà concretamente alle restituzioni, lo studio legale Bonetti & Partners offre la propria assistenza a tutti coloro che intendono ottenere l’integrale restituzione di quanto loro spettante. Le sentenze della Corte Costituzionale non si interpretano, si applicano.

In attesa della emanazione del D.M., riteniamo, possa risultare utile sin d'ora inoltrare a mezzo PIN personale (o comunque intermediari abilitati), domanda amministrativa all'I.N.P.S., volta alla ricostruzione della pensione.

In questo modo sarà possibile per ognuno acquisire la documentazione e le informazioni utili che, nel caso fosse necessario adire l'autorità giudiziaria, consentiranno di agire tempestivamente. E ciò senza considerare che in applicazione al D.M., l'I.N.P.S. potrebbe ritenere l'espletamento della suddetta procedura, come un necessario presupposto per ottenere il recupero della perequazione.

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