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Claudia Palladino

Claudia Palladino

In data 1 agosto 2018 il Consiglio di Stato ha respinto, con Ordinanza cautelare n. 3644/2018, l’appello proposto da ENEA e dal Ministero dello Sviluppo Economico diretto a sospendere la sentenza vittoriosa n. 6134/2018 del Tribunale Amministrativo del Lazio.

Il ricorso proposto per conto dell’ANPRI, Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca, e per plurimi ricercatori dell’agenzia nazionale per nuove tecnologie, l’energia e lo sviluppo economico sostenibile, è stato patrocinato dagli Avvocati Bonetti e Delia.

 “L’ENEA dovrà immediatamente ottemperare alle prescrizioni del TAR e del Consiglio di Stato, modificando il proprio statuto; qualora e se ciò non accada immediatamente, chiederemo la nomina nella fase di ottemperanza di un commissario ad acta, commissionando gli uffici interessati”. - Commentano gli Avvocati Bonetti e Delia –.

Oltre ad esprimere grande soddisfazione per l’ennesimo giudizio favorevole alle tesi dell’ANPRI, il Segretario Generale Liana Verzicco ha dichiarato: “È un’importantissima vittoria a favore dell’indipendenza e dell’imparzialità della ricerca italiana. La presenza di un rappresentante dei ricercatori e tecnologi nel C.d.A. degli Enti di ricerca rafforzerà il ruolo della comunità scientifica interna che così potrà “proteggere e promuovere gli interessi individuali e collettivi dei ricercatori in quanto professionisti che devono contribuire attivamente al funzionamento dell’istituzioni” come affermato nella Carta europea dei ricercatori”.  

Il Tribunale Amministrativo Regionale per il Lazio ha accolto il ricorso proposto avverso l’ordinanza del MIUR sulla mobilità nella parte in cui non permette la valutazione del servizio svolto presso le scuole paritarie.

I ricorrenti, tutti docenti partecipanti alle procedure di trasferimento e mobilità previste dalla citata ordinanza del MIUR, si erano visti svantaggiati rispetto ai propri colleghi in quanto non gli veniva permesso l’inserimento in domanda, e quindi la valutazione, del servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie.

I docenti che prestavano servizio nelle scuole paritarie prima dell’agognato ruolo – secondo quanto previsto dal Ministero –, infatti, non possono, ai fini della valutazione del punteggio in sede di mobilità, farsi riconoscere gli anni si servizio pre – ruolo.

“La decisione della contrattazione collettiva e ora dell’ordinanza sulla mobilità” – secondo quanto riportato dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia – “mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente antitesi con i principi interni e comunitari che mirano ad evitare ogni discriminazione tra i vari lavoratori nonostante lo svolgimento di mansioni analoghe”. “Il Ministero”, peraltro, continuano i legali, “ha perseverato nella propria scelta nonostante la nostra vittoria al Consiglio di Stato dell’anno passato”.

I giudici di Palazzo Spada, difatti, avevano già sospeso la precedente O.M. con le ordinanze n. 4845/17, chiarendo che “le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”.

Ben sei tranches di ricorsi per oltre un migliaio di persone sono stati accolti e consentiranno la partecipazione alle prossime prove della fase riservata del FIT.
Trattasi degli AFAM vecchio ordinamento, nuovo ordinamento, del ricorso A023 e gli abilitati all’estero.
Le Camere di Consiglio si svolgeranno il 30 agosto e il 20 settembre.

I provvedimenti sono già stati notificati alle amministrazioni per farvi sostenere le prove. Vi invitiamo pertanto a chiedere informazioni agli uffici scolastici e a recarvi all’orale della fase agevolata del fit muniti del provvedimento allegatovi alla mail.
Per tutti coloro che hanno ottenuto il provvedimento di accoglimento del Consiglio di Stato diretto alla partecipazione della prova del FIT. Vi riportiamo alcune deduzioni emerse nelle nostre riunioni a cui Vi invitiamo sempre a partecipare.


Abbiamo già notificato i provvedimenti che sono allegati alla mail inviataVi e che sono comunque estraibili dal sito di giustizia amministrativa:https://www.giustizia-amministrativa.it/cdsintra/cdsintra/AmministrazionePortale/RicercaNew/index.html?showadv=true&tipoRicerca=Provvedimenti, (indicando il Vostro nome nonché Michele Bonetti).Sarà vostro onere informarVi se le commissioni per l’espletamento della prova orale si sono riunite o si devono ancora riunire. Nel primo caso (telefonando e visionando anche la documentazione pubblicata da parte degli uffici). dovrete chiedere di essere “calendarizzati” per la data prevista per la Vostra lettera. Qualora la prova per Voi prevista si fosse già tenuta dovrete richiedere di essere esaminati in coda.


Ad oggi non stiamo riscontrando particolari problemi e gli uffici stanno ottemperando.
Tuttavi,  qualora e se non riusciste a sostenere le prove, presentatevi muniti con il provvedimento in mano e chiedete comunque di sostenere la prova e di verbalizzare la Vostra presenza a verbale.
Qualora e se si opponessero al sostenimento della prova e alla verbalizzazione della Vostra presenza, valutate anche la possibilità di rivolgervi alle Autorità competenti rappresentando che non si sta ottemperando ad un ordine giudiziario e comunque in ogni caso formalizzate il tutto in una pec che inoltrerete agli uffici.

Con sentenza n. 4500 del 2018 il Consiglio di Stato ha accolto l’appello, patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, dei ricorrenti, aderenti all’ADIDA, facenti parte della categoria dei c.d. depennati dalle GAE per la mancata presentazione della domanda di permanenza nelle stesse.

Il massimo organo della Giustizia Amministrativa ha ritenuto innanzitutto che nessuna inammissibilità dell’azione proposta può discendere dalla mancata impugnazione dei precedenti decreti ministeriali del 2014 e del 2016, posto l’avvenuto annullamento con efficacia “erga omnes” del decreto n. 235 del 2014.

Ulteriormente il provvedimento sottolinea che “nella specie si fa questione non di un inserimento ex novo, quanto invece del ripristino di una situazione già esistente. Esula cioè, dalla norma, qualsiasi intento di esclusione in via definitiva dalle GAE quale conseguenza derivante dalla mancata presentazione della domanda di aggiornamento/permanenza: l’esclusione in discorso non può considerarsi assoluta”.

Da ciò i Giudici di Palazzo Spada hanno dunque accolto la nostra tesi con sentenza n. 4500/2018 secondo cui la situazione dei ricorrenti “non contrasta con la qualificazione “a esaurimento” delle GAE”.

“Una decisione importantissima” – commentano gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia – “che sancisce l’illegittimità del comportamento tenuto dall’Amministrazione nei confronti di tanti docenti. Le GAE, dunque, non sono tutte completamente chiuse e, ancora una volta, si è messa in luce la contraddittoria “chiusura” della Plenaria. Dobbiamo lavorare nelle maglie e nelle crepe di questo impianto giurisprudenziale proseguendo su tutti i livelli, da quello politico a quello sindacale, sino a quello giudiziario che ci compete, sostenendo il ricorso del nostro studio legale alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e la richiesta di una nuova Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato”.

Importante pronuncia del Consiglio di Stato che, con ordinanza, si è pronunciato sul caso di un ricorrente che era stato ammesso alla Scuola di Specializzazione medica presso l’Università di Palermo, ma non aveva ricevuto il relativo trattamento economico.

Il ricorrente si era rivolto al Consiglio di Stato chiedendo l’immatricolazione alla Scuola di Specializzazione di Medicina e Chirurgia presso l’Università degli Studi di Palermo e i giudici di Palazzo Spada avevano accolto la sua istanza cautelare, permettendo allo stesso di prendere parte al corso. Tuttavia, secondo l’Ateneo, non gli doveva essere attribuito il relativo trattamento economico in mancanza della conferma da parte del Miur dei relativi stanziamenti.

Il Consiglio di Stato ha ritenuto che le pronunce giurisdizionali precedenti costituiscono valido titolo per il riconoscimento del trattamento economico dovuto per chi è iscritto ad una Scuola di Specializzazione medica. Nella pronuncia si legge che “l’istanza ex. art. 59 c.p.a. debba essere accolta e debba essere ordinato all’Università degli Studi di Palermo il pagamento degli emolumenti a titolo contrattuale, sin dall’immatricolazione e conseguente frequenza del corso da parte del ricorrente, con interessi e rivalutazione monetaria”. Si tratta di una pronuncia di grande rilevanza, così come confermato dagli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, che sono sempre in prima linea per permettere ai giovani medici sia la partecipante alle SSM che, come in questo caso, per il trattamento di tipo economico.

Inoltre, l’Università è obbligata a tenere un comportamento diligente, poiché oltre al pagamento di quanto dovuto, dovrà corrispondere una somma pari a 50 euro per ogni giorno di ritardo dell’esecuzione. In tal modo, il CDS ha voluto scongiurare che l’Ateneo continuasse nella sua situazione di perdurante inerzia. Infine, l’Università di Palermo è stata condannata a risarcire le spese di lite del procedimento.

Riunione #diploma magistrale giovedì 19 luglio 2018.


In data 19 luglio 2018 alle ore 19:00 in Via S. Tommaso D’Aquino n. 47 si terrà una riunione per tutti coloro che appartengono all’Ufficio scolastico del Lazio.

Alla riunione saranno presenti, oltre agli avvocati dello studio legale i rappresentanti dell’Adida e del Coordinamento dei Diplomati Magistrali.

Il Consiglio di Stato ha accolto gli appelli pilota degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia ordinando l’ammissione al FIT dei primi 500 docenti con dottorato di ricerca e servizio nella scuola pubblicaAccolti anche gli appelli individuali con posizioni peculiari.

Il Consiglio di Stato, pur consapevole di una giurisprudenza non ancora pacifica ha fatto notare che è ancora aperta la partita sul concorso a cattedra del 2016 per il quale, nonostante la nota sentenza di segno negativo resa su contenzioso proposto da altri legali, vi sono stati da parte del Collegio successivi provvedimenti volti all’approfondimento di alcuni ulteriori aspetti sollevati nei nostri contenziosi. Nelle more di tali approfondimenti i ricorrenti “sono ammessi con riserva gli appellanti di partecipare alle prove del concorso di cui in epigrafe“.

Come si ricorderà, la questione del titolo di dottorato e della sua equipollenza con il percorso di abilitazione all’insegnamento scolastico (attenzione non rispetto all’abilitazione in se ma con riferimento ai rispettivi percorsi) era tornata di attualità, conquistando le prime pagine dei quotidiani nazionali, nell’ambito dell’ammissione al concorsone del 2016. Un tema, sopito per anni, che gli Avvocati Bonetti e Delia hanno portato all’attenzione nazionale con una serie di contenziosi volti a ridare forza ad un nuovo dibattito prima ancora che giudiziario politico e di riforma sul valore del più alto titolo di istruzione europeo.

Sin dall’istituzione del T.F.A. nel 2010 poi attivato nel 2012, infatti, si evidenziò, con il conforto del parere del Consiglio di Stato, l’illegittimità di una scelta volta a mettere sullo stesso piano un neolaureato ed un dottore di ricerca: entrambi devono fare 3 prove per accedere al percorso abilitante e ciò non è tollerabile.

La pronuncia, che rappresenta un’unica apertura del Consiglio di Stato sul tema dell’ammissioni in G.A.E. che ha rigettato le richieste di ammissione di tutte le altre categorie di insegnanti esclusi perché non abilitati (dagli ITP, agli abilitati in altre classi di concorso, sino agli abilitandi in scienze della formazione primaria) segue dunque l’interpretazione totalmente innovativa proposta dai legali che, a differenza di tutti gli altri, avendo per primi sollevato il tema, hanno sempre basato le proprie azioni su tesi totalmente originali.

Il dottorato di ricerca, come è noto, è il più alto titolo di studio conseguibile in Italia come nel resto d’Europa e le azioni attualmente in corso, più che ottenere il singolo ed episodico risultato per il singolo docente, mirano a riattivare un nuovo confronto politico istituzionale che, in un’ottica di riforma del sistema, valorizzi le competenze acquisite dai dottorati non escludendoli ma anzi enfatizzando le loro caratteristiche nell’ambito dell’insegnamento scolastico. Si tratta, dunque, di un’ampia strategia che, necessariamente, deve partire dal contenzioso per giungere ad un auspicato riconoscimento istituzionale del titolo. In tal senso sono in corso petizioni e istanze anche a livello europeo su cui si attendono importanti pronunciamenti.

Qualche settimana fa, peraltro, il Presidente della Commissione per le Petizioni, Cecilia Wilkstrom, ha comunicato che la nostra Petizione è stata dichiarata ricevibile e che, proprio per aver superato quest’esame (che è largamente il più ostico ed all’esito del quale vengono rigettate oltre il 90% delle petizioni) è stata ora passata all’esame della Commissione parlamentare competente che è quella per il mercato interno e la protezione dei consumatori.

Si tratta di un nuovo ed importante passaggio che serve a ridare slancio alla valorizzazione del titolo di dottorato.

Lunedì, 09 Luglio 2018 13:23

Resoconto riunione Afam

Care e Cari tutti,

di seguito un breve resoconto sulla riunione di venerdì 6 luglio per tutti gli Afam.

Con la presente, considerando le difficoltà delle argomentazioni e le esigenze di chiarezza, Vi invito, sempre nei limiti del possibile, alla massima partecipazione alle nostre riunioni informative.

Dopo le prime vittorie ottenute dal nostro studio dinanzi al TAR https://m.youtube.com/watch?v=5ju2hQQDCqY che aveva proseguito nel mese di dicembre a rinnovare la tutela monocratica accolta, si è assistito ad un’inversione dell’indirizzo giurisprudenziale. Vi sono stati, così, plurimi rigetti, anche con sentenza, su contenziosi non da noi patrocinati che ci hanno portato a desistere dalla richiesta di decisione in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato. Il Consiglio di Stato si è poi espresso su diversi appelli, sempre da noi non patrocinati  nonché nella fase cautelare (dunque con un ampio margine di modificabilità della propria posizione). Le prime pronunce sono state negative fino a quando con decreto del Consiglio di Stato del 18 giugno 2018 (per il quale si terrà udienza in camera di consiglio in data 20 settembre) è stata riaperta la battaglia consentendo l’inserimento in II fascia di un cospicuo gruppo di ricorrenti facente parte di un’azione collettiva.

A seguito di tale pronuncia cautelare positiva gli uffici scolastici hanno per molti addirittura consentito l’accesso alla fase transitoria del FIT.

 Alla luce di tale ultima vittoria che, se pure in via provvisoria ha riaperto uno spiraglio, abbiamo ritenuto di introitare tutte le cause per la decisione al fine di provare, a seguito di un rigetto probabile da parte del TAR, a ribaltare la questione dinanzi al Consiglio di Stato.

Gli unici accoglimenti ad oggi hanno riguardato i così detti “AFAM - ANTE” ovvero coloro che hanno conseguito il titolo entro il 2000 o al termine di percorsi di alta formazione artistica, musicale e coreutica avviati entro la medesima data.

Questa situazione di incertezza ci induce ad insistere nuovamente in tale campagna e a non arrenderci proponendo anche ulteriori tranche per le graduatorie di istituto. Per aderire alle azioni visitare il link http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1807-aggiornamento-delle-g-i-del-personale-docente-al-via-i-nuovi-ricorsi

 

Diplomati magistrali: la parola agli Avvocati Bonetti e Delia.

Care e cari tutti, di seguito un nostro parere sul recente provvedimento normativo sui diplomati magistrale e sulle azioni da seguire.

Come specificheremo in seguito rimaniamo in attesa dell’esito del ricorso da noi proposto alla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e nelle more inoltreremo automaticamente e nei termini di legge ogni iniziativa più opportuna nel Vostro interesse e in virtù di un mandato già ottenuto da Voi illo tempore ove ci sono tutti i Vostri dati.

Pertanto proseguiamo a lottare per Voi in tutte le sedi, da quella giudiziaria a quella politica, con le associazioni e i comitati che da sempre rappresentiamo e che come sapete sono tra i più accreditati del settore e in cui riponiamo molta fiducia per l’impegno instancabile portato avanti in prima persona da mesi e mesi in modo imparziale, indipendente e scollegato da interessi di qualsivoglia genere se non da quello unico della categoria che rappresentano: i diplomati magistrale.

Il testo della norma che interessa i diplomati magistrale inserito nel c.d. "Decreto Dignità" non è ancora stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale.
Da quanto si apprende da un comunicato stampa del MIUR, tuttavia, sembra che il Consiglio dei Ministri abbia voluto estendere “al caso dei diplomati magistrali quanto già previsto dal decreto legge 669/1996, che concede alle amministrazioni dello Stato di ottemperare all’esecuzione di provvedimenti giurisdizionali entro 120 giorni dalla data di comunicazione del titolo esecutivo”.
Ciò vuol dire che, in ipotesi di provvedimenti negativi di merito che travolgano le ammissioni cautelari a suo tempo ottenute, il MIUR avrà facoltà di non agire subito per eseguire la sentenza favorevole ma di attendere il termine di 120 giorni.
Appare immediatamente doveroso chiarire che tale scelta di attesa è una facoltà e non un obbligo da parte delle Amministrazioni. Nel caso del Decreto legge del 1996, infatti, sono le Amministrazioni che si prendono 120 giorni per pagare i loro creditori e sono questi ultimi che, prima di tale termine, non possono intimare di provvedere.
In questo caso, invece, come si comprenderà bene, è il Ministero che, al fine di garantire (sembrerebbe) l'inizio ordinato dell'anno scolastico, dichiara sin d'ora di non eseguire le sentenze che, verosimilmente, il TAR del Lazio depositerà tra luglio e agosto 2018all'esito della celebrazione dell'udienze di merito dell'11 luglio.
Impossibile, in tal senso, comprendere come il MIUR abbia già saputo come andrà l'udienza dell'11 luglio, le richieste di rinvio che verranno verosimilmente proposte, quelle volte a sollevare questioni di costituzionalità e di compatibilità con le norme europee etc.. e, al fine di evitare di eseguire le sentenze favorevoli, abbia deciso di imporre un'esecuzione ritardata delle stesse.
La sensazione evidente, secondo noi, è che a fronte di una situazione obiettivamente complessa da definire, il tempo a disposizione del Governo per intervenire è stato ristretto, ragion per cui con tale intervento si è voluto garantire che c'è una forma di attenzione al tema della scuola e dei diplomati magistrale e che serve (secondo il loro punto di vista) tempo per individuare una soluzione che provi a contemperare le esigenze di tutte le parti.
Più difficile, forse, è pensare che la scelta di posticipare sia dovuta all'attesa dei ricorsi alla CEDU e alle Sezioni Unite contro la decisione dell'Adunanza Plenaria. I tempi per tali decisioni, difatti, verosimilmente, sono ben più lunghi dei 120 giorni concessi. Sul punto abbiamo chiarito di esserci attivati con peculiari ricorsi.
In tale contesto, dunque, confermiamo la nostra volontà di NON impugnare il nuovo decreto di aggiornamento delle GAE a favore di nuovi inserimenti di docenti con diploma magistrale, nè di far fare nuovi contenziosi a chi ha agito in precedenza (anche per problemi di successiva condanna alle spese etc.)
Così come molti diplomati magistrale che hanno fatto ricorso nell’anno 2014 e/o 2015 e/o 2016 e/o 2017 e non hanno impugnato, senza alcun problema, TUTTI i detti decreti ministeriali (e dunque non hanno inoltrato annualmente TUTTI i predetti ricorsi) riteniamo che non si debba procedere ad ulteriori impugnazioni. Ciò vale per i nostri ricorrenti, considerando che ben conosciamo la loro posizione processuale e per cui non è necessaria e producente alcuna iniziativa.Eventuali questioni su impugnazioni ulteriori e questioni pregiudiziali comunitarie o di legittimità costituzionale possono essere sollevate a parte (al momento della fissazione del merito essendo quella la sede propria per la delibazione e già l’11 lugliocapiremo se il Tar ha voglia di recepirle) e già tra l’altro lo sono già state (tanto da venir trattate).

Non è ancora finita la battaglia sul FIT e si apre uno spiraglio con i primi e unici provvedimenti del Consiglio di Stato resi sui ricorsi dell’ADIDA patrocinati dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia.

Il Consiglio di Stato ha accolto” spiegano gli Avv.ti Bonetti e Delia “più tranches  di ricorsi individuali e collettivi da noi patrocinati per e categorie degli abilitati all’estero e specializzati all’estero a cui non si consentiva, in violazione delle norme europee, di partecipare al FIT. A queste categorie si aggiunge il ricorso per gli specializzandi sul sostegno con riserva. La battaglia, dopo i rigetti al T.A.R., non può dirsi conclusa e per tale ragione proseguiremo per tutte le categorie degli esclusi al FIT in modo da far valere le loro ragioni”.

Ancora una volta l’ADIDA e i suoi difensori risultano i primi ad aver ottenuto provvedimenti di tal genere. I ricorrenti, muniti di provvedimento, potranno recarsi alle prove che si stanno tenendo in questi giorni sostenendoli con riserva.

I provvedimenti già sono stati notificati alle amministrazioni” prosegue l’Avv. Michele Bonetti “e in data 13 luglio alle ore 15.30 terremo una riunione in via San Tommaso d’Aquino n. 47, interno 12, in cui daremo spiegazioni dettagliate sulla specifica situazione a tutti i ricorrenti delle varie categorie, suggerendo loro ogni migliore azione considerando che alcune prove si terrano a breve e che per altre la lettera della c.d. chiamata è già stata estratta e che, quindi, si dovrà inoltrare istanza per essere chiamati in coda”.

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