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Claudia Palladino

Claudia Palladino

E’ di oggi l’ordinanza del Giudice Amministrativo che torna a pronunciarsi sulla prova di selezione somministrata ai candidati del concorso a quiz per 967 per funzionari INPS.

Il quesito oggetto di contestazione veniva ideato da una società a cui è stata affidata dall’INPS la predisposizione della prova. Nel caso che ci riguarda, la domanda contestata aveva ad oggetto il codice di comportamento. Nel dettaglio, la domanda così formulata aveva due possibili risposte ma solo una delle due veniva conteggiata come corretta in sede di correzione. Abbiamo sostenuto, vincendo, che il quesito di cui oggi si discute “non era senz’altro formulato in modo tale da far emergere, con chiarezza e precisione, quale fosse l’organo chiamato in via generale o comunque principale ad esercitare una simile competenza nella direzione sopra indicata”

Si tratta del quarto quesito che, negli ultimi due concorsi dell’INPS, la giustizia amministrativa, accogliendo i nostri ricorsi, ha censurato.

Anche questo elemento per noi è assai importante giacché in molti avevano contestato (anche) altri quesiti e si sono mostrati dubbiosi innanzi al nostro scetticismo.

Che oggi, però, è stato premiato.

“Quella ottenuta oggi è pronuncia fondamentale e che conferma il nostro duro lavoro sul tema dei concorsi pubblici e sulle loro evidenti lacune” commentano a caldo gli Avv. Bonetti e Delia.

A nostro parere, non è concepibile che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capirne le motivazioni.

Aggiornamenti sul contenzioso relativo al reclutamento del personale docenti mediante concorso Fit.

Dopo la nota vicenda della rimessione alla Corte Costituzionale del Concorso FIT 2018 sul ricorso patrocinato dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, con tutti i provvedimenti che ne sono conseguiti, la Sezione VI del Consiglio di Stato ritorna a pronunciarsi sulla questione dei docenti esclusi dal concorso.

Si ricorderà, infatti, che dopo la rimessione alla Corte Costituzionale e l’ammissione alle prove di tutti i nostri ricorrenti, il Consiglio di Stato, all’esito delle udienze di fine settembre 2018, aveva in parte mutato il proprio orientamento reso sui nostri ricorsi e a differenza di quanto precedentemente disposto, ove la Sezione “ha concesso le richieste misure cautelari, ammettendo, con riserva, gli appellanti a partecipare alla procedura concorsuale speciale in esame2, aveva per l’appunto,  in ragione dell’alto numero dei potenziali aventi diritto“, ritenuto di mutare la propria precedente decisione affermando che ciò “comporterebbe un mutamento della natura dello stesso concorso in esame, in assenza delle esigenze di certezza e di continuità che nella specie solo la pronuncia della Corte Costituzionale può dare”.

In forza di tale nuovo orientamento, il Miur ha provato ad impedire lo svolgimento della prova anche ai nostri ricorrenti ancora titolari di provvedimenti favorevoli notificando istanze di revoca ad hoc. Oggi la decisione del Consiglio di Stato che ha dichiarato inammissibile la richiesta del Miur contro i nostri ricorrenti che quelle prove le avevano già svolte e rigettato la richiesta di revoca per chi ancora deve sostenerle.

Gli uffici devono quindi procedere ad allestire le prove senza ulteriore indugio.

La prossima tappa è la celebrazione dell’udienza innanzi alla Corte Costituzionale prevista per il 9 maggio.

Li, si deciderà il futuro di migliaia di docenti idealmente difeso dagli Avvocati Bonetti e Delia che sono gli unici titolari del contenzioso e della scelta dei governi passati e presenti di investire sui concorsi riservati.

Ancora una volta, come nell’ultimo biennio, l’ordinanza relativa alla mobilità del personale docente per il triennio 2019/20, 2020/21 e 2021/22 non ha riconosciuto il servizio pre-ruolo prestato nelle scuole paritarie ai fini dell’attribuzione del punteggio.

La tabella allegata al n. 2 al CCNI 2017/2018 ai fini della valutazione dei titoli per i trasferimenti a domanda e d’ufficio del personale docente ed educativo, difatti, ha stabilito l’attribuzione di 6 punti per la mobilità volontaria e di 3 punti per la mobilità d’ufficio, limitatamente al servizio prestato nelle scuole statali, parificate o pareggiate escludendo dunque il servizio prestato nelle scuole paritarie.

Un quadro, questo, che mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente contrasto con i principi interni e comunitari che perseguono l’obiettivo primario di evitare ogni tipologia di discriminazione tra i vari lavoratori che svolgono mansioni analoghe.

Il nostro studio, sin dalla prima mobilità successiva alla c.d. “Buona Scuola” ha sempre ottenuto, per primo, il riconoscimento, a livello nazionale, dell’illegittimità di tale clausola innanzi al Giudice Amministrativo che ha annullato e prima ancora sospeso gli atti ministeriali.

Dopo che sulla mobilità del 2016, per primi, siamo riusciti ad ottenere l’accoglimento in fase cautelare innanzi al Consiglio di Stato, il quale chiariva che “ SONO ILLEGITTIME E VANNO SOSPESE le tabelle di valutazione relative alla procedura di mobilità del personale docente di cui all’ordinanza ministeriale n. 241 del 2016, nella parte in cui prevedono l’attribuzione di tre punti per ciascun anno di servizio pre-ruolo prestato nelle sole scuole statali, pareggiate e parificate, escludendo e considerando non valutabile il servizio pre-ruolo svolto presso le scuole paritarie, sembrano porsi in contrasto con il principio di parità di trattamento (tra le due categorie di istituzioni scolastiche) stabilito dalla legislazione statale (l. n. 62 del 2000, l. n. 107 del 2015)”; anche per la nuova ordinanza del 2018, a seguito della prima affermazione cautelare innanzi al T.A.R. Lazio, era arrivata la sentenza definitiva.

Il T.A.R. Lazio, difatti, ha già annullato l’Ordinanza ministeriale n. 207/2018 sulla mobilità docenti del 2018 nella parte in cui omette di valutare il servizio pre-ruolo svolto nelle scuole paritarie accogliendo il nostro ricorso.

Anche per i docenti che non erano riusciti ad agire in tempo innanzi al Giudice Amministrativo, si è riusciti a vincere innanzi al Giudice del Lavoro.

In particolare, da ultimo, abbiamo ottenuto importanti riconoscimenti dal Tribunale di Catania, di Messina si è pronunciato sulla mancata valutazione del sevizio pre-ruolo svolto presso la scuola paritaria di una docente, nell’ambito delle operazioni di mobilità 2016/2017 ai fini dell’attribuzione alla sede di servizio a lei spettante in base al corretto punteggio di mobilità, riconoscendo totale equivalenza tra gli istituti statali e gli istituti paritari anche in relazione a quest’ultimo aspetto. “Il servizio di insegnamento svolto nella scuola paritaria va valutato nella stessa misura in cui è valutato il servizio statale”.

Può aderire al ricorso il personale docente che parteciperà alle operazioni di Mobilità 2019/2020 e che ha svolto servizio presso le scuole paritarie, corsi di formazione professionale, scuole comunali.

 

MOBILITA’ DOCENTI – DI CHE COSA SI TRATTA E PERCHE’ ADERIRE

Lo studio dell’Avvocato Bonetti in ordine al trasferimento o mancato trasferimento dei docenti, predispone azioni volte alla tutela dei diritti spettanti a ciascun docente.

In realtà, quest’anno, la procedura di mobilità ha visto il concretizzarsi di danni a capo, principalmente, di tre categorie di docenti:

1.      Docenti prestanti servizio in scuola paritaria, che oggi vedono tuttavia riconoscersi metà del punteggio loro spettante.

L’ordinanza 9 Marzo 2019, n. 203 in materia di mobilità prevede dei limiti per il riconoscimento del punteggio del servizio nella scuola paritaria ai fini della mobilità.

Sono valutabili solo gli anni svolti in scuole primarie paritarie che abbiano conservato anche lo status di parificata insieme alla qualifica di paritaria e solo fino al 31 agosto 2008. Sono inoltre riconoscibili gli anni svolti nella materna paritaria, ma solo se comunale.

Tale decisione trova la propria fonte nella contrattazione collettiva giacché è proprio il CCNL a disporre che il servizio non verrà conteggiato.

A nostro modo di vedere la decisione della contrattazione collettiva e ora dell’ordinanza sulla mobilità mortifica il servizio svolto per anni da migliaia di insegnanti e si pone in evidente antitesi con i principi interni e comunitari che mirano ad evitare ogni discriminazione tra i vari lavoratori nonostante svolgano mansioni analoghe.

2.      Docenti con figli minori dei 3 anni, l’azione è dunque rivolta a chi non ha ottenuto il cd trasferimento in deroga previsto per gli insegnanti con figli minori dei 3 anni. 

A nostro modo di vedere al docente neo immesso in ruolo che chiede l’applicazione dei benefici previsti dall’art. 42 bis del D.Lgs. 151/01, non si applica il c.d. “blocco” previsto dalla L. 107/15 sulle assunzioni a tempo indeterminato.
Per tutti gli insegnanti genitori di bimbi di età inferiore a tre anni sarà dunque possibile presentare domanda amministrativa per ottenere l’assegnazione temporanea ex art. 42 bis del D.Lgs. 151/01 presso una sede di servizio ubicata nella medesima provincia dove il coniuge e genitore del minore svolgeva l’attività lavorativa. In caso di rigetto si agirà in via d’urgenza innanzi al Giudice del Lavoro.

3.      Docenti soggetti ai trasferimenti delle fasi B e C, oggi trasferiti in sedi molto distanti da quella prescelta sulla base dell’algoritmo usato dal MIUR che ha fatto sì che si venissero a configurare trasferimenti illegittimi non corrispondenti al dettato normativo.

Le tre azioni possono essere cumulate o separate ed i costi non variano.

CHI PUO’ AGIRE

Come già su esplicato, potranno agire:

  • Docenti prestanti servizio in scuola paritaria che vedono riconoscersi metà del punteggio loro spettante;
  • Docenti con figli minori dei 3 anni che non vedono accettarsi il cd trasferimento in deroga, tuttavia previsto per tale categoria di insegnanti;
  • Docenti soggetti ai trasferimenti delle fasi B e C, che non hanno ottenuto la sede loro spettante a causa di errori dovuti all’utilizzo dell’algoritmo.

AUTORITA’ GIUDIZIARIA DA ADIRE          

Per ottenere il riconoscimento di tale servizio svolto è possibile agire con ricorso collettivo al T.A.R. oppure con un ricorso al Giudice del Lavoro.

TEMPI DI DEFINIZIONE DEL GIUDIZIO

I tempi di definizione di tale giudizio vanno dai 6 mesi ai 24 circa.

COME ADERIRE E COSTI DELL’AZIONE

Per ADERIRE AL RICORSO E' NECESSARIO COMPILARE IL SEGUENTE FORM  E SCARICARE LA DOCUMENTAZIONE ALLEGATA ALLA PRESENTE ENTRO IL 15 APRILE SEGUENDO PEDISSEQUAMENTE LE ISTRUZIONI CHE SEGUONO

1.  Leggere e sottoscrivere l’informativa allegata.

2.  Scaricare la procura allegata.

3. Stampare due copie della procura, compilarle e firmarle entrambe in originale (la sottoscrizione deve essere apposta a penna). Non sono richieste autentiche notarili.

4. Procedere al pagamento della quota di partecipazione all’azione attraverso bonifico da effettuare sulle coordinate bancarie allegate. 

4. Stampare e sottoscrivere l'informativa sulla privacy.

5. Inoltrare, tramite raccomandata a.r. all’indirizzo: Studio Legale Avv. Michele Bonetti, Via San Tommaso d’Aquino, 47 – 00136, Roma, i seguenti documenti:

- informativa e informativa sulla privacy sottoscritta in originale;

due procure in originale e sottoscritte;

- copia del documento di identità e del codice fiscale;

copia del bonifico effettuato alle coordinate allegate (nella causale del bonifico dovrete inserire il vostro nome, cognome, C.F. e la dicitura “RICORSO MOBILITA’ 2019).

 

Come è noto il TAR del Lazio, nella giornata di sabato 16/2, ha pubblicato una sentenza, riferita a ricorsi proposti da altri legali, con la quale ha riassunto complessivamente l’intera questione del concorso straordinario rigettando ogni domanda volta all’ammissione e ritenendo legittimo il requisito del servizio biennale.

Tale posizione è stata poi confermata anche alla successiva camera di consiglio riferendola ad alcuni nostri contenziosi.

Avverso tali decisioni abbiamo immediatamente proposto appello e, verosimilmente già alla camera di consiglio del 21/3, sapremo la posizione del Consiglio di Stato.

Frattanto, tuttavia, all’esito dell’udienza del 6/3, abbiamo ottenuto, per primi in Italia, delle timide aperture per alcune categorie di docenti:

– coloro che non possedevano i requisiti dei 2 anni per problemi formali e per l'assenza di pochi giorni o comunqu per l'interruzione delle proprie supplenze. 

Nello specifico, la docente prendeva servizio presso un Istituto Scolastico dal 18 gennaio al 13 febbraio del 2017, per poi riprenderlo il giorno 15 febbraio 2017 sino al 9 giugno 2017. L’interruzione del servizio per un solo giorno, il 14 febbraio 2017, è derivata da esigenze proprie della P.A., nella specie, dal passaggio della docente presso un differente Istituto Scolastico. Tale gap contrattuale è stato la causa del mancato computo di una annualità delle due necessarie per raggiungere il requisito del servizio ai fini della partecipazione alla selezione. La scelta amministrativa ha perciò penalizzato la docente, precludendole la possibilità di concorrere alla selezione, pur avendo, la stessa, svolto nel medesimo anno scolastico più giorni di servizio. Il T.A.R. ha consentito alla ricorrente la partecipazione alla procedura selettiva di carattere straordinario http://www.avvocatomichelebonetti.it/component/k2/1905-concorso-straordinario-ammessa-alle-prove-una-ricorrente-esclusa-in-virtu-di-una-interpretazione-costituzionalmente-orientata-e-senza-rimessione-alla-corte-costituzionale in allegato troverete il provvedimento;

– coloro che  possiedano il requisito dei due anni ma in scuole comunali anzichè statali. Sul punto il TAR ha rinviato al 2 aprile imponendo al MIUR di relazionare al fine di comprendere le ragioni dell’esclusione,https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=tar_rm&nrg=201900251&nomeFile=201903034_08.html&subDir=Provvedimenti

– coloro che  possediano il requisito dei due anni di servizio ma quali insegnanti di religione e non con servizio specifico curriculare. Sul punto il TAR ha rinviato al 2 aprile imponendo al MIUR di relazionare al fine di comprendere le ragioni dell’esclusione, https://www.giustizia-amministrativa.it/portale/pages/istituzionale/visualizza?nodeRef=&schema=tar_rm&nrg=201900234&nomeFile=201903016_08.html&subDir=Provvedimenti

– coloro che non  possiedono il diploma magistrale ma il titolo di educatori. Sul punto ha rinviato al 7 maggio in sede di udienza pubblica.

Nelle more della trattazione dell’appello al Consiglio di Stato e della decisione della Corte Costituzionale sul FIT della secondaria, i cui principi potrebbero avere incidenza diretta anche su questo contenzioso, a fronte di una netta chiusura manifestata dal T.A.R. sui contenziosi proposti da altri legali, non possiamo che accogliere positivamente queste timide aperture.

 

Professioni Sanitare Catania: il giudice amministrativo si è pronunciato sull’esclusione di un candidato, assistito dallo studio Bonetti Delia, dalla possibilità di partecipare allo scorrimento della graduatoria unica di professioni sanitarie.

Il bando dell’Universita’ degli Studi di Catania, in maniera francamente originale, prevedeva infatti che qualora “dovessero registrarsi dei posti non ancora coperti, sarà possibile ammettere all’immatricolazione un candidato che ne faccia espressa richiesta direttamente […]inoltrando l’apposita richiesta di immatricolazione valida per un solo corso di studio, a condizione che non risulti iscritto o immatricolato in altro corso di studio”. Nonostante il punteggio più alto rispetto ad altri che aspiravano a corsi come Fisioterapia, Infermieristica o Ostetricia, dunque, il nostro ricorrente, veniva privato di tale possibilità di accesso sol perché frattanto iscritto altrove.

Per il TAR, accogliendo la tesi difensiva degli Avv. ti Michele Bonetti e Santi Delia, “ritenuto che al candidato[…] de[bba] essere riconosciuto il diritto di scegliere il corso dallo stesso indicato, in ossequio al criterio del merito che deve guidare ogni selezione e che verrebbe violato ove gli si negasse la possibilità di presentare la domanda di inserimento in quanto iscritto in un altro corso di laurea” ha ammesso quest’ultimo in soprannumero dischiarando l’illegittimità della clausola del bando di ateneo impugnata.

Commenta l’Avv. Bonetti non appena appreso della vittoria: <<trattasi di clausola evidentemente illegittima poiché conduce all’inammissibile conseguenza secondo cui un candidato, pur avendo un punteggio superiore (ndr. come nel caso di specie) può essere scalzato da soggetti con un punteggio anche di gran lunga più basso solo perché, essendo iscritto ad un altro corso di laurea, viene escluso dalla possibilità di richiedere i posti rimasti scoperti,  atteso,  che i candidati non vengono ammessi in base al merito e che, dunque, la procedura concorsuale non può in tal senso perseguire l’esito della selezione dei migliori>>

Così facendo non si fa altro che applicare un criterio che anziché premiare il merito, affida alla “sorte” l’individuazione dei candidati da collocare nei vari corsi di laurea, consentendo l’assegnazione dei posti residui alla illogica circostanza della mancata iscrizione ad un altro corso di laurea per l’anno accademico in corso.

Una scelta siffatta, risulta in antitesi rispetto ai principi della L.n. 264/99. Se, infatti, è consentito agli Atenei contingentare il numero degli ammessi per ogni singolo corso di laurea a mezzo di una prova di ammissione non v’è dubbio che tale prova di ammissione debba risolversi nella scelta dei soggetti più preparati e quindi più meritevoli rispetto a chi ha ottenuto un punteggio più basso.

In tal modo non solo si lede l’eguaglianza tra i candidati, ma si determina, altresì, una ingiusta penalizzazione della aspettativa dei candidati di essere giudicati con un criterio meritocratico.

Il Giudice Amministrativo torna a pronunciarsi sulla prova di selezione somministrata ai candidati del concorso a quiz per 967 per funzionari INPS, stavolta nelle vesti del massimo organo della giustizia amministrativa: il Consiglio di Stato.

Il quesito attenzionato da Palazzo Spada, ideato da una società a cui è stata affidata dall’INPS la predisposizione della prova, riguardava la natura giuridica delle “società in house”.

Per il Consiglio di Stato, contraddicendo quanto ritenuto dal T.A.R. e dai compilatori di quel test – che con ogni probabilità non si sono curati di verificare se, frattanto (rispetto a quando fu formulato e inserito in banca dati), il quadro giurisprudenziale e normativo fosse cambiato -, non è così: il quesito “appare affetto, salvi gli esiti dell’approfondimento proprio del giudizio di merito, dai profili di ambiguità lamentati dalla parte appellante, anche alla luce dei risvolti dogmatici – quindi, intrinsecamente opinabili – dei temi cui afferiscono le possibili risposte indicate dall’Amministrazione”; e “considerata la preminente esigenza di assicurare la parità di trattamento tra i candidati” ha ammesso un nostro candidato disponendo a carico dell’Inps la predisposizione di un’ulteriore prova orale ai fini dell’espletamento della stessa.

Si tratta del terzo quesito che, negli ultimi due concorsi proprio dell’INPS, la giustizia amministrativa ha censurato.

A nostro parere, non è concepibile che il futuro di studio o lavorativo di un cittadino debba essere deciso da un quiz erroneamente formulato senza che nessuno si curi di capire neanche perchè.

La ragione, invero, è sin troppo semplice e, chi scrive, l’ha denunciata ormai 11 anni fa. All’esito del test di ammissione nazionale a Medicina, la lotteria dei quiz impazzì sfornando una batteria con 8 errori poi conclamati da T.A.R. e Consiglio di Stato. Perchè? Semplicissimo. Chi ha fatto quei quiz è lo stesso soggetto che li validati. Li aveva, in altre parole, formulati e poi ha, esso stesso, confermato che fossero corretti e validi ai fini di quella selezione.

Una contraddizione, in termini.

In quella tipologia di test, da allora, si avviò una procedura di validazione successiva alla formulazione che, certamente, fece diminuire il numero degli errori senza tuttavia eliminarla del tutto.

Lo stesso Ministero, il T.A.R. o il Consiglio di Stato, difatti, trovarono errori nei test degli anni successivi, sino a quello del T.F.A. con 23 quiz su 60 errati.

La mancata validazione dei test a quiz, effettuata nei paesi anglosassoni ogni qualvolta debba essere espletata una simile prova, è una delle maggiori lacune presenti in tutte le procedure concorsuali attivate dalla Pubblica Amministrazione e che da anni contestiamo nei nostri giudizi al Tar giacché impedisce la selezione dei migliori. È fondamentale, anche in ragione del fatto che in questi anni si tornerà ad assumere massicciamente con tali procedure concorsuali, che l’amministrazione riveda immediatamente queste banche dati e il sistema di selezione perché profondamente lacunoso”.

Se il concorso pubblico è diventato un quiz, ben (a malincuore) venga. Si cambi l’intero sistema di formazione e istruzione e si prepari, sin da allora, la futura pubblica amministrazione a ragionare in tali termini.

Successivamente, soprattutto, si eviti pescare quiz enigmistici da banche dati obsolete e non validate in maniera seria e coscienziosa solo perchè, grazie a tali sistemi di appalto, si riesce a risparmiare sulla gestione di un pubblico concorso.

1) COSA E’ SUCCESSO?
L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato ha confermato il proprio orientamento negativo del dicembre 2017. Con quella sentenza (n. 11/17), aveva ribaltato l’esito di 7 sentenze definitive passate in giudicato e di centinaia di ordinanze cautelari, secondo le quali il diploma magistrale conseguito entro l’a.s. 2001/2002 era titolo sufficiente all’ammissione in G.A.E.

Qui di seguito si trova il nostro comunicato
2) PERCHE’?
Secondo l’Adunanza Plenaria:
“1. Il termine per impugnare il provvedimento amministrativo decorre dalla piena conoscenza dell’atto e dei suoi effetti lesivi e non assume alcun rilievo, al fine di differire il dies a quo di decorrenza del termine decadenziale, l’erroneo convincimento soggettivo dell’infondatezza della propria pretesa. Deve, pertanto, escludersi, fatta eccezione per l’ipotesi degli atti plurimi con effetti inscindibili, che il sopravvenuto annullamento giurisdizionale di un atto amministrativo possa giovare ai cointeressati che non abbiano tempestivamente proposto il gravame e, per i quali, pertanto, si è già verificata una situazione di inoppugnabilità, con conseguente “esaurimento” del relativo rapporto giuridico”.
Sulla base di tale teoria qualunque ricorso proposto dopo il 2007 è inammissibile dinanzi al Giudice Amministrativo, ragion per cui nessun ricorso proposto dopo l’esito vittorioso del nostro ricorso straordinario del 2013, con il quale il titolo è stato, per la prima volta, dichiarato abilitante, doveva sin da subito, essere rigettato.
Ha errato lo stesso Consiglio di Stato, dunque, a partire dalla sentenza n. 1973/15 ad accogliere.
Ma non basta.

La sola presenza di tale argomento, difatti, in disparte la sua fondatezza o infondatezza, avrebbe comunque potuto consentire di instaurare dei contenziosi innanzi al Giudice del Lavoro (ove si può contestare il D.M. del 2007 entro termini più lunghi di quelli al T.A.R.). L’Adunanza Plenaria, al contrario, va ben oltre la stessa ordinanza di rimessione (che tale aspetto aveva ignorato).
Secondo l’A.P.
2. Il possesso del solo diploma magistrale, sebbene conseguito entro l’anno scolastico 2001/2002, non costituisce titolo sufficiente per l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento del personale docente ed educativo istituite dall’articolo 1, comma 605, lett. c), della legge 27 dicembre 2006, n. 296.
Tale posizione, dunque, esclude, in radice, che il diploma magistrale possa essere utile all’ammissione in G.A.E., a prescindere dal tempo della richiesta.

Questa volta, a differenza della prima, l’Adunanza Plenaria ha citato le sentenze n. 4232 e 5439 del 2015 (con le quali si era superato quest’argomento), senza tuttavia soffermarsi su tale dato.
Il contenuto di quelle sentenze è totalmente obliterato dalla Plenaria.
“5.- Né , diversamente da quanto sostenuto dall’Amministrazione, può essere condivisa la tesi fondata sulla differenza tra l’efficacia del titolo abilitante del diploma magistrale conseguito entro l’anno scolastico 2001-2002 e il diritto dei medesimi docenti abilitati all’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento.
Ciò in quanto in base alla normativa vigente, requisito sufficiente per siffatto inserimento è il possesso della abilitazione all’insegnamento.
Del resto, la tabella di valutazione dei titoli della citata terza fascia delle graduatorie ad esaurimento del personale docente delle scuole e istituti di ogni ordine e grado – cfr. tabella di cui all’articolo 1 al d.l. n. 97/2004, convertito dalla legge n.143/2004, integrata dalla legge n.186/2004 e modificata dalla legge n. 296/2006 – prevede, tra l’altro, al punto a), denominato “titoli abilitanti di accesso alla graduatoria”, il titolo abilitante comunque posseduto, che è quindi titolo valido, come il diploma magistrale citato, per il suddetto inserimento.
Lo stesso articolo 1, comma 605, lettera c) della predetta legge n. 296/2006, nel fare riferimento alla definizione di un piano triennale per l’assunzione a tempo indeterminato allo scopo di dare soluzione al fenomeno del precariato, fa espressamente salvi, per il biennio 2007-2008, nelle graduatorie trasformate da permanenti in graduatorie ad esaurimento da cui, in parte, attingere per l’assunzione, gli inserimenti a favore dei docenti già in possesso di abilitazione, pur escludendo la possibilità di nuovi inserimenti”.
Non una parola, in ogni caso, è spesa sul D.M. 353/14 che, per confessione del MIUR, vi aveva messo in seconda fascia all’uopo dedicate agli abilitati.

Secondo l’Adunanza Plenaria “Si tratta di un tipo di iniziativa giudiziale fondata su presupposti che, se fossero accettati, darebbero vita a risultati paradossali, forieri di una grave incertezza, e, soprattutto, contrastanti con i principi fondamentali della giustizia amministrativa. Sarebbe nella sostanza come ammettere che chi non ha mai partecipato ad una procedura lato sensu concorsuale possa direttamente insorgere contro (neanche la graduatoria, ma) il provvedimento che dispone l’aggiornamento (o lo scorrimento) della graduatoria, pretendendo di esservi inserito, ed assumendo come dies a quo del termine per proporre il ricorso la data di pubblicazione della sentenza favorevole ottenuta da qualche altro soggetto nelle sue stesse condizioni. Con l’aggravante, nel caso delle graduatorie ad esaurimento, che queste vengono aggiornate periodicamente, il che implica che ogni successivo aggiornamento determinerebbe la riapertura dei termini per ricorrere”.

Noi non avevamo sostenuto che il decorso del termine nasce dalla saentenza 1973/15 o da quella del PDR sulla seconda fascia ma dal DM 353/14 è il Miur che ha riconosciuto il valore abilitante a tutti.

3) Cosa succederà?
È la domanda che tutti ci fate.
Tecnicamente chi è dentro le GAE con un provvedimento cautelare ha diritto a restarci sino all’esito del giudizio di merito innanzi al TAR o al Consiglio di Stato.
Questi giudizi potrebbero essere fissati, verosimilmente, a partire dal mese di aprile 2019 in poi.
L’esito di TAR e CDS una volta fissati tali ricorsi (verosimilmente) non può che seguire l’esito della Plenaria decretando, quindi, l’espulsione dalle GAE.
Espulsione che, ex lege, è differita di 120 giorni dalla sentenza negativa.
Molti dei provvedimenti cautelari, difatti, citavano, seppur non indicando un termine di efficacia della cautelare ad tempus, l’esito della Plenaria: un esito negativo, dunque, potrebbe indurre il MIUR ad agire, di forza, in tal senso.
Per quanto tale scelta non pare ortodossa e potrebbe essere contestata innanzi al TAR, difficilmente si consentirà di continuare a consolidare posizioni comunque destinate ad essere travolte.
Anche chi ha ottenuto il ruolo (e finanche chi ha firmato il contratto senza riserva ma era comunque in GAE grazie ad un provvedimento cautelare o ancora ha superato il periodo di prova) rischierà il depennamento da GAE con conseguente revoca degli incarichi.

4) Cosa si potrà fare avverso tale decisione?
Il Piano politico e dei diritti impone che il più grande licenziamento di massa della storia del pubblico impiego prima autorizzato e poi negato dallo stesso Consiglio di Stato, veda una mobilitazione da parte di tutti i soggetti lesi nelle forme, civili e consentire dall’ordinamento, utili alla tutela dei vostri diritti.
Il piano giuridico consente di impugnare tale decisione innanzi alla CEDU ed alla Cassazione solo per profili di “eccesso di potere giurisdizionale”.
I tempi di risoluzione di tale contenzioso, tuttavia, non sono certo immediati e, stante la media attuale dei procedimenti, oscillano dai 1 ai 5 anni.
Nulla verrà lasciato di intentato e la posizione dei ricorrenti verrà tutelata in ogni sede.

5) COSA DEVO FARE NELL’IMMEDIATO SE HO UN CONTRATTO (A TEMPO DETERMINATO O INDETERMINATO) DA GAE?
Nulla.
In Europa andranno i soggetti della Plenaria (Diorio e altri, per capirci) giacchè loro hanno un giudicato interno nazionale negativo.
Gli altri dovranno aspettare la loro causa sperando che non arrivi nel breve e che frattanto si trovino soluzioni favorevoli.

6) AVEVO IL MERITO AL TAR FISSATO PER IL 5/3 O ALTRE DATE CHE SUCCEDERA’?
I nostri meriti non sono ancora fissati tranne pochissimi casi. Tutti i meriti sono stati rinviati in attesa della Plenaria e ora verosimilmente verranno rifissati con le conseguenze di cui sopra.

7) PERCHÉ NON HO UNA SENTENZA PASSATA IN GIUDICATO PUR AVENDO AGITO NEL 2014?
Il Tar Lazio, investito delle prime cause nel 2014, ha in alcuni casi pronunciato sentenza, ritenendo manifestamente inammissibile ed infondato il ricorso mentre in altri casi, con ricorsi motivati in maniera evidentemente più persuasiva o comunque diversa, non ritenendoli MANIFESTAMENTE infondati, li ha rigettati con ordinanza.
I nostri casi, dunque, sono rientrati in questa categoria: erano da rigettare ma non erano MANIFESTAMENTE INFONDATI.
Chi, a torto o a ragione, secondo il TAR ha avuto un ricorso MANIFESTAMENTE INFONDATO, ha subito una sentenza negativa che ha appellato al Consiglio di Stato che, sino al dicembre 2015, ha pronunciato le sentenze passate in giudicato.
Se il senso della domanda è: perché gli altri si ed io no, dunque, l’unica risposta processualmente vera è che il TAR, che è l’unico che poteva scegliere di fare sentenza o ordinanza, ha scelto la seconda perché ha ritenuto NON MANIFESTAMENTE INAMMISSIBILE O INFONDATA LA NOSTRA AZIONE.

8) ANCHE CHI HA SENTENZE PASSATE IN GIUDICATO RISCHIA LA REVOCA DEL RUOLO?
A nostro modo di vedere, purtroppo, si.
Abbiamo, anche noi, sentenze passate in giudicato del Giudice del Lavoro e anche in quel caso, non si può avere certezza che la situazione resterà favorevole.
E’ chiaro che la posizione di chi ha un giudicato è più forte ma resta comunque in pericolo.
La motivazione della Plenaria, difatti, elimina in radice la validità del titolo per l’ammissione nelle GAE ragion per cui la mancanza, ab origine, di un titolo valido, è possibile motivo di revocazione esistendo, all’uopo dei precedenti. Tra questi (Cons. ord. 2422/15 cui seguì sentenza di merito proprio in ipotesi di mutamento giurisprudenziale introdotto dalla Plenaria).

V’è da dire che il Comunicato stampa del CDS chiarisce “Quanto alle sentenze passate in giudicato prima dell’Adunanza Plenaria n. 11/2017, favorevoli all’inserimento dei diplomati magistrali nelle GAE, l’Adunanza Plenaria ha chiarito che i relativi effetti rimangono circoscritti alle sole parti di quei giudizi”.

9) Ho dei ricorsi pendenti, anche al PDR, perchè non sono fissati nel merito?

Perchè dopo il 2015 il CDS ed il TAR non hanno più fissato meriti prima della decisione della Plenaria. Tutti coloro che hanno ricorsi pendenti, dunque, sono nella situazione di cui sopra.

10) La situazione dei diplomati magistrale di Trento è uguale al resto d’Italia?

Si, verosimilmente, anche per loro si verificherà il depennamento dalle G.P.P. L’udienza di merito è fissata per marzo 2019.

11) Ho fatto più di un ricorso DEVO rinunciare per evitare la condanna alle spese?
Si tratta di scelte personali essendo impossibile prevedere se vi saranno o meno condanne. La Plenaria, anche in punto di spese, le ha compensate. Ci sembra difficile che TAR e CDS seguano la Plenaria su tutto e non sulle spese.

12) Ho fatto il concorso a cattedra 2016 pur avendo il posto in ruolo con riserva da GAE sono a rischio anche sul concorso, frattanto, vinto?

No. Il contenzioso vinto sulla Vs partecipazione al concorso a cattedra del 2016 è stato blindato dalla sentenza della Corte Costituzionale. Chi ha partecipato e vinto il concorso, dunque, può serenamente attendere la chiamata, ove ne abbia diritto, da concorso.

13) Cosa può succedere a marzo quando si celebrerà l’udienza in Cassazione avverso la precedente Plenaria?

Il ricorso in Cassazione avverso la Plenaria n. 11/2017 è l’azione più difficile e complessa giuridica e processualmente.

La Cassazione, difatti, non è un terzo grado di giudizio nei confronti delle sentenze del Giudice Amministrativo e dunque della decisione dell’Adunanza Plenaria.

L’unico aspetto che appare possibile contestare, dunque, è legato alla valutazione del titolo di diploma magistrale rispetto alle G.A.E. su cui, sulla base della nostra tesi, l’A.P. potrebbe essere incorsa nel vizio di eccesso di potere giurisdizionale coniando la natura di un titolo le cui qualità spettano, invece, al Legislatore o all’Amministrazione.

Questo riaprirebbe, quanto meno, il cotnenzioso innanzi al Giudice del Lavoro anche in ragione del fatto che, ancora oggi, nel merito della vicenda, la CASSAZIONE non si è espressa.

14) La Plenaria bis ed il concorso straordinario.

Nell’immediato futuro le Vs aspettative di stabilizzazione passano per il concorso straordinario.

La via giudiziaria, dunque, approda innanzi al Consiglio di Stato ove verranno trattati i primi appelli avverso il bando del concorso straordinario riservato agli stessi diplomati magistrale senza i due anni di servizio.

Questi appelli, mirati appunto a far ammettere anche chi non ha il servizio, proveranno a portare, in questa parte, cioè al fine di allargare la platea degli aventi diritto a parteciparvi, alla Corte Costituzionale.

Quest’ultima, il 9 maggio, si esprimerà sull’ordinanza del Consiglio di Stato sull’altro concorso straordinario stavolta riservato agli abilitati per la secondaria.

I temi dei due contenziosi hanno attinenzi nel macro ambito delle censure costituzionali ragion per cui sarà davvero importante capire come finirà.

Un intreccio di pronunce che direttamente o indirettamente segneranno la vita professionale di migliaia di docenti di infanzia e primaria.

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, con due sentenze gemelle depositate oggi, ha confermato la propria precedente decisione del dicembre 2017.

Secondo il massimo organo della Giustizia amministrativa, dunque, il diploma magistrale, pur se conseguito entro l’a.s. 2001/2002, non è sufficiente per l’ammissione nelle G.A.E. (Graduatorie ad esaurimento) e dunque, per l’eventuale stipula di contratti a tempo indeterminato.

La battaglia a favore di migliaia di insegnanti oggi esclusi dall’applicazione di tali principi dalla stabilizzazione del proprio lavoro precario prestato per anni dovrà passare, inevitabilmente, verso altre sedi giudiziarie e nell’ambito di altri contenziosi.

Pur nell’ovvia possibilità di attendere l’esito della Cassazione e della Corte Edu, sulle precedenti impugnazioni della prima Plenaria, nell’immediato futuro, la via giudiziaria approda innanzi al Consiglio di Stato ove verranno trattati i primi appelli avverso il bando del concorso straordinario riservato agli stessi diplomati magistrale senza i due anni di servizio.

Altra tappa che riguarda i diplomati magistrale è quella che vedrà la Corte Costituzionale esprimersi sull’altro concorso straordinario stavolta riservato agli abilitati per la secondaria.

Un intreccio di pronunce che direttamente o indirettamente segneranno la vita professionale di migliaia di docenti di infanzia e primaria.

Trattasi di un caso peculiare concernente l’intervento legislativo varato con il D.L. n. 87/18 e, con esso, un concorso straordinario finalizzato al reclutamento di docenti della scuola primaria e dell’infanzia.

Tra i requisiti per la partecipazione alla procedura concorsuale, oltre i titoli di accesso, la lex specialis, all’art.4, 1 quinquies, lettera b), ha richiesto, in aggiunta, lo svolgimento “nel corso degli ultimi 8 anni, di almeno 2 annualità di servizio specifico, non continuativo, su posto comune o sostegno presso le scuole statali presso le istituzioni scolastiche statali, valutabili come tali ai sensi dell’art. 11, comma 14, della legge 2 maggio 1999 n. 124”. L’ultima disposizione recita che “il comma 1 dell’art. 489 del Testo Unico deve intendersi nel senso che il servizio di insegnamento non di ruolo prestato a decorrere dall’a.s. 1974/1975 è considerato come anno scolastico intero se ha avuto la durata di almeno 180 giorni oppure se il servizio sia stato prestato ininterrottamente dal 10 febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale”.

A seguito del ricorso proposto innanzi all’On.le TAR del Lazio - avverso l’esclusione dal concorso per la mancanza di un solo giorno in una delle due annualità richieste dal bando - una ricorrente è stata ammessa con riserva allo stesso.

Nello specifico, la docente prendeva servizio presso un Istituto Scolastico dal 18 gennaio al 13 febbraio del 2017, per poi riprenderlo il giorno 15 febbraio 2017 sino al 9 giugno 2017.

L’interruzione del servizio per un solo giorno, il 14 febbraio 2017, è derivata da esigenze proprie della P.A., nella specie, dal passaggio della docente presso un differente Istituto Scolastico. Tale gap contrattuale è stato la causa del mancato computo di una annualità delle due necessarie per raggiungere il requisito del servizio ai fini della partecipazione alla selezione. La scelta amministrativa ha perciò penalizzato la docente, precludendole la possibilità di concorrere alla selezione, pur avendo, la stessa, svolto nel medesimo anno scolastico più giorni di servizio.

Il G.A., chiamato a pronunciarsi sulla vicenda – con ordinanza del 21 febbraio – ha consentito alla ricorrente la partecipazione alla procedura selettiva di carattere straordinario. Ciò è avvenuto alla luce di un’interpretazione costituzionalmente orientata della normativa sopra citata, nonché in applicazione del principio del favor partecipationis, concetto cardine del nostro ordinamento Costituzionale, in virtù dei quali l’On.le Giudicante ha ritenuto la docente fornita del requisito sostanziale delle due annualità di servizio previste dal bando e quindi di una pregressa e costante esperienza professionale.

Nel dettaglio, la ricorrente ha prospettato una violazione della normativa di settore, fornendone una lettura conforme al dettato costituzionale e ai principi inviolabili sanciti dalla Carta fondamentale.

Nel suo significato più proprio, si è interpretata la norma di cui all’art.11, comma 14, della legge 3 maggio 1999 n. 124, già citata, evidenziando come questa individui il requisito in questione in senso non formale, bensì sostanziale, ovvero nel servizio complessivamente continuativo, così come quello svolto dalla docente, ben più lungo tra l’altro di quello prescritto dalla legge.

La possibilità di un’interpretazione sostanzialista è prevista dallo stesso articolo 489 del T.U. delle Disposizioni Legislative in Materia di Istruzione (D.L. 16 aprile 1994 n. 297) il quale, al comma 2, riporta: “i periodi di congedo e di aspettativa retribuiti e quelli per gravidanza e puerperio sono considerati utili ai fini del computo del periodo richiesto per il riconoscimento”, consentendo in tal modo delle eccezioni; è così che nelle ipotesi più comuni di aspettativa, congedo, ecc., si potrebbe giungere a computare come valida una annualità con molti meno giorni rispetto a quelli effettivamente in possesso di un candidato.

                                                                                                                                                                                                                                                                   Avv. Michele Bonetti

Si è svolta pochi giorni fa l’inaugurazione del nuovo anno Giudiziario del Tribunale Amministrativo Lazio e, con estremo orgoglio, abbiamo potuto appurare che tra la rassegna di giurisprudenza selezionata per la celebrazione, ben 5 sono le sentenze che ci hanno visto tra i protagonisti.

Le tematiche affrontate sono varie. Tra queste vi è l’annullamento dell’atto di aggiudicazione di una gara d’appalto indetta da Poste Italiane S.P.A. (sentenza n. 08511/2018) Quest’ultima aveva appaltato la fornitura di materiale di arredo ad una società che al momento della domanda di partecipazione non era in possesso della certificazione EN ISO 14000:2004.

Si trattava di un appalto di euro 9.758.146,00 che Poste Italiane aveva aggiudicato ritenendo equivalente alla Certificazione la relazione di un professionista privato. Ad avviso del Collegio, la relazione di un perito chimico incaricato dalla stessa aggiudicataria non è riconducibile alla categoria delle prove equivalenti di cui all’art. 87 commi 1 e 2, del d.lgs n. 50 del 2016  per due motivi: da un lato l’art 87 fa espresso riferimento all’attestazione effettuata da parte di “organismi indipendenti”, mentre la relazione prodotta era stata effettuata da un privato; dall’altro detta dichiarazione si limitava  in modo generico a riconoscere che le misure di gestione ambientale poste in essere dall’aggiudicataria erano conformi agli standard ISO 14001 sicché non integrava una prova concreta dell’adozione di misure conformi agli standard. L’aggiudicataria aveva tardivamente acquisito la certificazione ISO 1400, ammettendo implicitamente di non esserne in possesso al momento della partecipazione alla gara. Il Collegio ha accolto il nostro ricorso, proposto a favore della seconda classificata, annullando l’atto d’aggiudicazione impugnato, con conseguente condanna alla refusione delle spese processuali in favore della ricorrente, la ditta aggiudicatarie e la resistente Poste Italiane S.p.a.

Il nostro studio, inoltre, è sempre stato in prima linea, al fianco di centinaia di giovani aspiranti medici delusi da test di ammissione che non tengono conto delle capacità attitudinali e della vocazione dei ragazzi ad intraprendere la professione medica. A tal proposito sono numerosissimi negli anni i provvedimenti che ci hanno permesso di ridare speranza a questi giovani.

Sul tema delle ammissioni ai corsi di laurea in Medicina, il T.A.R. ha segnalato la sentenza n. 8263/2018 con la quale è stato definitivamente annullato il Decreto Ministeriale che gestisce il concorso nella parte in cui negava la redistribuzione dei posti extracomunitari rimasti vacantiGrazie a tale decisione oltre 500 studenti nei corsi di Medicina, Odontoiatria, Veterinaria e Architettura sono stati ammessi.

Sempre a favore degli studenti che chiedono accesso all’Università, il T.A.R. ha segnalato la sentenza n. 9832/2018, con la quale è stata accolta la domanda di riesame di un ricorrente che chiedeva l’immatricolazione ad anni successivi al primo, senza aver superato il test di ammissioneLo studente, infatti, chiedeva di immatricolarsi ad anno successivo al primo nella facoltà di Medicina e Chirurgia, senza dover svolgere i quiz di ammissione potendo occupare i posti vacanti residui e avendo già sostenuto gli esami di profitto necessari per accedere al secondo anno, dunque in possesso di crediti utili. Ciononostante si vedeva negata non solo l’immatricolazione ma anche la mera valutazione della carriera. Il Tar Lazio ha affermato che “non c’è ragione di lasciare posti scoperti, non solo per il legittimo soddisfacimento di interessi costituzionalmente tutelati, ma anche nell’interesse pubblico ad un livello qualitativo e quantitativo di personale sanitario, in grado di soddisfare le esigenze della popolazione “[…] “in linea di principio, la limitazione dell’accesso agli studi universitari non è incompatibile con l’art. 2 del Protocollo n. 1, tenendo presenti le risorse disponibili e il fine di ottenere alti livelli di professionalità…..Pertanto, l’applicazione del numero chiuso non può violare la citata norma se è ragionevole e nell’interesse generale della società. La materia ricade nell’ampio margine di apprezzamento dello Stato[…]  

Sul tema delle ammissioni ai corsi di specializzazione post lauream in Medicina, il T.A.R. ha segnalato la sentenza n. 9513/2018. Dopo oltre 10 anni di vigenza del D.M. del 21 aprile 2006, il T.A.R. accogliendo il nostro ricorso, ha annullato il bando del corso di formazione in medicina generale e disposto l’immediata ammissione al corso di parte ricorrente chiarendo che “[…] va annullato l’art. 2, comma 2 del Decreto del Ministero della Salute nella parte in cui prevede che a parità di punteggio tra candidati “si fa ricorso al criterio di preferenza della minore anzianità di laurea” e l’art. 10 del Bando di concorso regionale contenente la medesima previsione e va disposto l’inserimento del ricorrente in soprannumero nel Corso di formazione in Medicina Generale per il triennio 2017/2020 presso la Regione Sicilia”.

A seguito di tale annullamento il Ministero ha poi cambiato il bando di accesso imponendone la revisione a tutte le regioni.

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