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Claudia Palladino

Claudia Palladino

Dal Fit, il concorso semplificato con sola prova orale per insegnare alle medie ed alle superiori, riservato agli abilitati, sono stati esclusi i Dottori di ricerca nonostante il loro titolo sia apicale nel nostro sistema di istruzione.

Ma non si tratta della prima esclusione. Già nel 2016, nel concorso voluto dalla Buona scuola di Renzi e della Giannini, i dottori di ricerca avevano subito la stessa esclusione.

Per la prima volta in quel contesto, gli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia hanno accettato l'incarico di assistere oltre 3.000 giovani in possesso del Dottorato di ricerca, al fine di ottenere il giusto riconoscimento di tale titolo di studio da spendere nel mondo dell'insegnamento scolastico.

Oggi è arrivato il primo accoglimento per un gruppo pilota di quasi 500 dottori di ricerca accuratamente selezionati in ragione di specifiche peculiarità della loro storia. Nei prossimi giorni, ed in tempo utile per la partecipazione alle prove, verranno trattati anche tutti gli altri ricorsi.

Si tratta del primo riconoscimento in assoluto verso questa categoria di docenti ottenuta attraverso un'azione collettiva e che consentirà di partecipare alla prova concorsuale.

Le adesioni per i Dottori di ricerca sono, allo stato, ancora aperte.

Per maggiori informazioni circa la “fase transitoria” potete consultare le nostre FAQ http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1772-faq-sulla-fase-transitoria-del-fit

Per tutte le altre categorie, anche al fine dell’adesione all’azione, è necessario seguire pedissequamente le modalità riportate nel seguente link http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/precari-della-scuola/1744-fit-aperte-le-adesioni-al-ricorso

 

Dopo un mutamento giurisprudenziale sfavorevole ai ricorrenti ITP, ad onor del vero dettato anche da profili di tardività, il TAR del Lazio conferma nuovamente le nostre tesi che da sempre  ha portato all’accoglimento dei ricorsi tempestivamente avanzati per conto dell’ADIDA e del MIDA, con il patrocinio degli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

Con sentenza di merito pubblicata nel pomeriggio del 19 marzo, il TAR del Lazio accoglie i ricorsi degli avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, annullando l’art. 2 e 4 bis del D.M. del 1 giugno 2017 n. 374 con conseguente  condanna del Ministero alle spese del processo per oltre 2.000,00 euro.

“ La nostra è una battaglia per tutti i docenti ITP e per il loro inserimento nella II fascia delle graduatorie d’istituto”.

- A parlare è l’avv. Michele Bonetti patrocinatore per conto dell’ADIDA e MIDA, insieme al collega Santi Delia, di migliaia di docenti ITP -.

“ Con questa sentenza si apre nuovamente la strada sui ricorsi per l’accesso alla fase transitoria del cosiddetto FIT per cui le adesioni scadono in data 22 marzo e a cui si può aderire seguendo le istruzioni al seguente link: http://www.avvocatomichelebonetti.it/campagne/scuola/1745-fit-ricorso-per-gli-itp.

Si allega la sentenza vittoriosa con condanna alle spese del Ministero. 

Il T.A.R. Lazio, accogliendo il ricorso degli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia, ha sospeso il bando per l'ammissione alle scuole di specializzazioni mediche nella parte in cui escludeva dalla concreta possibilità di ottenere una borsa di studio i medici che avrebbero conseguito nel mese di febbraio 2018 l'abilitazione "e, per l’effetto, il ricorrente – pacificamente ormai in possesso dell’abilitazione, da ultimo conseguita (come riferito nell’odierna camera di consiglio) – dovrà essere immediatamente ammesso alla Scuola di specializzazione da lui prescelta, risultando la perdurante disponibilità di borse rimaste scoperte".

Si tratta, dopo gli accoglimenti del mese di dicembre da confermare dopo l'abilitazione e per i quali si attende a giorni l'esito, del primo accoglimento in Italia all'esito di un ricorso proposto da uno specializzando DOPO LA CELEBRAZIONE DELLA PROVA.

Secondo il Ministero, infatti, la clausola del bando impeditiva della partecipazione dei non abilitati doveva essere immediatamente impugnata senza attendere l'esito della selezione. Gli Avvocati Delia e Bonetti, in difesa di un brillante medico che aveva omesso di partecipare al ricorso collettivo proposto in precedenza, hanno invece dimostrato che si trattava di una clausola di esclusione atipica che poteva essere impugnata unitamente al provvedimento di approvazione della graduatoria con contestuale comminatoria di esclusione.

Secondo il T.A.R. "considerato che, ad un primo sommario esame tipico della presente fase cautelare, premessa la non fondatezza dell’eccezione di tardività sollevata dalla difesa erariale, il ricorso ed i motivi aggiunti appaiono nel merito assistiti da apprezzabili profili di fumus boni iuris, dovendosi qui richiamare le conclusioni cui la Sezione è giunta con le ordd. nn. 1085 e 1086 del 2018, concernenti la medesima fattispecie, in punto di manifesta irragionevolezza e contraddittorietà degli atti ministeriali con riguardo alla tempistica fissata per l’avvio delle attività didattiche delle scuole di specializzazione e per il conseguimento del presupposto titolo di abilitazione all’esercizio della professione medica".

Il contenzioso nasce dal ritardo maturato, tra le polemiche di associazioni e giovani medici, con il quale il MIUR ha adottato il nuovo Regolamento spostando di diversi mesi il bando di ammissione. Il concorso fu poi celebrato nel mese di novembre 2017 e la graduatoria approvata il 4 dicembre successivo.

I legali hanno messo in evidenza la contraddittorietà e il mancato coordinamento tra il Regolamento 10 agosto 2017, n. 130 che, ammette a partecipare al concorso per l’ammissione alle scuole di specializzazione in medicina tutti i laureati alla data di presentazione della domanda e l'Ordinanza ministeriale del marzo 2017 sulle sessioni di abilitazione. Nonostante l'esistenza di clausola (quella del Regolamento) ampliativa delle normali facoltà concesse ai partecipanti ad un concorso che, di regola, devono possedere i requisiti al momento di presentazione della domanda, la concreta impossibilità di ottenere l'abilitazione entro il 29/12/2017 ha reso impossibile il verificarsi di tale beneficio.

Decine di concorrenti, non ancora abilitati, dunque, nonostante i punteggi stellari ottenuti, sono poi stati scavalcati da soggetti con punteggi più bassi e rispetto ad essi scartati.

Il mancato coordinamento è dovuto al fatto che il Regolamento n. 130 è stato adottato con mesi di ritardo ed il termine, dallo stesso imposto, di bandire il concorso entro maggio 2017 non è stato rispettato.

"Il giudizio", commenta l'Avvocato Bonetti, "non inciderà sui soggetti abilitati che hanno ottenuto il posto. Abbiamo già verificato, difatti, che grazie ai posti vacanti residuati per rinunce sopravvenute l'ammissione dei nostri ricorrenti non darà vita all'espulsione di nessuno degli abilitati. Grazie a tale azione, dunque, si è riusciti a recuperare borse che, viceversa, sarebbero andate perse e che, al contrario, sono stati attribuiti a soggetti con punteggi ben più alti di tanti altri candidati".

 

Il Consiglio di Stato, con ordinanze rese in sede collegiale, ha ammesso la prima tranche di ricorrenti UDU patrocinati dagli Avvocati Michele Bonetti e Santi Delia.

I ricorrenti delle Università Federico II, Luigi Vanvitelli, La Sapienza, Milano, Catanzaro, Salerno, Ferrara, Siena, Catania, Bologna, Molise, Messina, hanno posizioni e sedi differenti e i ricorsi proposti portavano avanti il motivo sulla lesione dell’anonimato per i gravi fatti accaduti a Napoli, sui posti rimasti vacanti e riservati agli studenti extracomunitari - rispetto alla cui ridistribuzione il Consiglio di Stato, anche in sede collegiale, si è dimostrato particolarmente sensibile -, sulle domande di logica, sui 1700 posti liberi ecc.

Ancora una volta i decreti dell’UDU, ottenuti per primi e in data 24.01 2018, sono stati tutti confermati dal Consiglio di Stato con i suoi vari collegi e tutti i nostri ricorrenti fruitori del decreto si immatricoleranno.

Il TAR per il Lazio accoglie nel merito il nostro ricorso a favore degli esclusi al concorso per 559 agenti della Polizia di Stato bandito con D.P.R. del 12 gennaio 2016.

Trattasi di una procedura concorsuale nell’ambito della quale si sono verificate molteplici irregolarità, poste al vaglio anche delle competenti sedi penali.

Ancora una volta, e nella specie mediante sentenza, il Giudice Amministrativo proclama l’importanza e l’inviolabilità dei principi di segretezza della prova, della regola dell’anonimato, trasparenza e par condicio dei ricorrenti nell’ambito delle pubbliche procedure concorsuali.

Confermando l’orientamento assunto in fase cautelare, il Tribunale si uniforma ai principi di diritto emessi in subiecta materia dall’Adunanza Plenaria ed accoglie le censure prospettate dai ricorrenti, relative all’illegittima modalità di espletamento delle prove. 

Ordina, pertanto, all’Amministrazione di ammettere parte ricorrente al prosieguo dell’iter concorsuale, anche in soprannumero. I ricorrenti, dunque, si vedono riconosciuto il diritto di procedere ai test attitudinali per cui il Ministero dovrò predisporre delle prove suppletive.

Ma vi è di più; il TAR non soltanto ritiene fondati i motivi di ricorso, ma considera anche opportuno rivolgere un espresso monito all’Amministrazione. Conclude infatti dichiarando: “l’onore per l’Amministrazione di ripensare, per il futuro, le modalità con le quali espletare le diverse selezioni concorsuali che periodicamente bandisce, individuando forme di somministrazione del test di prova che siano scrupolosamente rispettose del principio dell’anonimato, onde evitare, per il futuro, di incorrere in consistenti contenziosi, quale quello che ha interessato la procedura per cui è causa, e conseguenti inevitabili pronunce di accoglimento dei ricorsi”.

Il Consiglio di Stato ha ordinato al MIUR di consegnare tutta la documentazione del concorso per l'accesso al test di Medicina e Odontoiatria del 2016.

Si conclude, dopo oltre un anno, il braccio di ferro con il Ministero che, a differenza di quanto storicamente aveva fatto concedendo massima trasparenza con riguardo agli atti che riguardano questo delicato concorso che decide il futuro di migliaia di giovani, aveva pervicacemente negato l'accesso agli atti di concorso.

Il T.a.r. per il Lazio aveva accolto solo parzialmente il nostro ricorso avverso la nota M.i.u.r. n. 29257 del 7 dicembre 2016, con la quale il Ministero aveva parzialmente respinto le loro istanze di accesso agli atti, deducendo la violazione dell’art. 24 Cost., degli artt. 22 ss. l. n. 241/1990 e della legge n. 264/1999 rilevando che per alcuni atti «non risulta evidente il legame tra i documenti e l’interesse che si intende far valere e [che] in ogni caso non sono ammesse richieste volte a un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione, ex art.24, comma 3 della Legge n.241 del 1990» (v. così, testualmente, il centrale passaggio motivazionale dell’impugnato capo di sentenza)"

Secondo il Consiglio di Stato "non è ravvisabile una differenza sostanziale della documentazione sub 3. rispetto a quella sub 2., sotto il profilo del collegamento teleologico con le esigenze di tutela e di difesa perseguite dai ricorrenti in funzione del vaglio sulla legittimità degli atti della procedura preselettiva per l’ammissione ai corsi di laurea, a numero chiuso, in medicina e odontoiatria per l’anno accademico 2016/2017".

"Pure l’oggetto della richiesta di esibizione risulta sufficientemente determinato e individuato, con conseguente esclusione di una finalità di un controllo generalizzato dell’operato dell’Amministrazione resistente; deve pertanto ritenersi erronea e lesiva degli artt. 22 ss. l. n. 241/1990, oltre che dei principi di proporzionalità e ragionevolezza, la statuizione reiettiva del ricorso con riferimento alla documentazione sub 3".

Il MIUR è stato condannato al pagamento di € 2500 a titolo di spese legali.

In caso di annullamento della prova per apposizione di segni di riconoscimento nella scheda risposte e di conseguente esclusione dalla graduatoria di merito, sarà possibile richiedere la riammissione, nonchè la valutazione della prova sostenuta.

Difatti il provvedimento di esclusione, nel caso in cui la Commissione abbia provveduto all’annullamento della prova a motivo dell’apposizione di un segno di riconoscimento all’interno del foglio risposte risulta illegittimo, palesandosi un evidente contrasto tra le norme del bando che disciplinano i casi di esclusione.

Nel caso sia stato emesso un provvedimento di esclusione dalla graduatoria di merito finale, sarà possibile ricorrere con un’azione mediante ricorso da presentare innanzi al Presidente della Repubblica.

Qualora aveste segnalazioni da effettuare in merito a tale vicenda potete scrivere al seguente indirizzo email Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. , oppure contattare telefonicamente lo studio. 

Il 25 ottobre 2017 si è svolto il concorso regionale per l’ammissione al corso triennale di formazione scientifica in Medicina generale per il triennio 2017/2020. 

Tale procedura si è tenuta su base regionale ma con test uguale per tutte le sedi e si è svolta in contemporanea in tutte le Regioni (one shot).

La prova in questione consisteva nella somministrazione di un questionario di 100 domande a risposta multipla da espletarsi in due ore.

Gli artt. 33 e 34 della nostra Carta Costituzionale sanciscono un principio fondamentale, il diritto allo studio, in virtù del quale la selezione dei capaci e dei meritevoli deve passare attraverso una prova che sia scientificamente attendibile. Ove il questionario somministrato in sede concorsuale, sia caratterizzato da errori, ambiguità, quesiti formulati in maniera contraddittoria o fuorviante, la selezione è inevitabilmente falsata.

Quest’anno, a non rispondere ai canoni di precisione ed attendibilità scientifica è senz’altro la domanda n. 61.

Il quesito è il seguente: "Quale fra i seguenti antibiotici non è consigliato nel trattamento della malattia di Lyme: a) cefalexina; b) doxicillina; c) amoxicillina; d) eritromicina; e) cefuroxima”.

La risposta esatta indicata dalla Commissione ministeriale è la cefalexina, tuttavia, la formulazione della domanda in senso negativo rende possibile anche un'altra opzione di risposta, ossia la b): doxicillina.

Invero, basterebbe digitare doxicillina sul noto motore di ricerca "google" per non trovare alcun risultato, anzi, più precisamente, è lo stesso motore di ricerca a provvedere immediatamente alla correzione automatica in doxiciclina. È quest'ultimo infatti, e non la doxicillina, ad essere un antibiotico utilizzato anche per curare la malattia di Lyme.

Da ciò se ne deduce che la doxicillina non esiste e, quindi, ovviamente, non può essere consigliata per il trattamento della malattia di Lyme.

La risposta, dunque, era errata.

Il caso non è nuovo alle cronache del giudice amministrativo.

Basti pensare al quesito somministrato nel 2007 al test di Medicina. In quella circostanza si discorreva del motto dell’Unione Europea e si stabilì (TAR Lazio n. 5986/08) che la risposta esatta A) in realtà non fosse correttamente somministrata perché il motto non era “unità nella diversità”, così come formulato dal Miur, bensi’, “unita nella diversità”. Ebbene, in quel caso per il Tar l’aggiunta di un solo accento (“unità” invece di “unita”) non poteva considerarsi, di certo, circostanza trascurabile avendo potuto indurre alcuni concorrenti a “soffermarsi più di altri nella vana ricerca della risposta giusta, a scapito dell’attenzione da dedicare agli altri test”.

Infatti “la funzione selettiva dei test ha valore e significato solo se essi vengono formulati con precisione tale da risultare in assoluto affidabili” e di certo, “la possibilità di dare una duplice risposta rende la domanda assolutamente inattendibile”, ragion per cui, la loro soluzione non costituisce il frutto di un esercizio di logica meritevole di apprezzamento” (Cons. Stato, Sez. VI, 26 ottobre 2012, n 5485).

Per il Tar Lazio, accogliendo, ancora una volta, la tesi degli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia, l'errore commesso dai compilatori o da chi ha stampato il test di quest’anno di Medicina generale, rende inevitabilmente illegittima la somministrazione del quesito e, per quanto qui interessa, l'esclusione di tutti i soggetti che a tale domanda NON hanno risposto esattamente e sono fuori solo per il criterio dell'ex aequo, di un punto o massimo 2.

I nostri ricorrenti sono stati riammessi e possono frequentare il corso con diritto alla borsa di studio.

Lunedì, 12 Febbraio 2018 10:47

RIUNIONE CON I RICORRENTI A NAPOLI

Domenica 25 febbraio 2018 l’Avvocato Michele Bonetti, anche con la presenza e l’intervento delle Associazioni Adida e Mida, terrà una riunione a Napoli per affrontare le tematiche e rispondere alle domande circa la posizione dei ricorrenti appartenenti alle categorie Itp, diplomati magistrali, nonchè tutte le altre.

La riunione si terrà dalle 14:00 in poi a Napoli presso l’hotel “Starhotels Terminus”, sito in Piazza Garibaldi n. 91.

Starhotels Terminus si trova a centrotrenta metri dalla stazione ferroviaria centrale di Napoli e quindi facilmente raggiungibile.

Nel link potete trovare la mappa //www.google.it/maps/place/Terminus+-+Starhotels+Hotels/@40.851626,14.2692643,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x133b08164c9d2183:0x9c02d6282cddd5b9!8m2!3d40.851626!4d14.271453">https://www.google.it/maps/place/Terminus+-+Starhotels+Hotels/@40.851626,14.2692643,17z/data=!3m1!4b1!4m5!3m4!1s0x133b08164c9d2183:0x9c02d6282cddd5b9!8m2!3d40.851626!4d14.271453

Il Consiglio di Stato torna nuovamente a pronunciarsi sulla vicenda del c.d. Concorsone docenti svoltosi nel 2016, accogliendo le doglianze di una ricorrente, in possesso della laurea in lettere e materie letterarie, illegittimamente esclusa dalla procedura concorsuale per mancanza del titolo di abilitazione all’insegnamento.
I giudici di Palazzo Spada, in accoglimento del ricorso avanzato dagli Avv.ti Michele Bonetti e Santi Delia volto a dare esecuzione ad un precedente provvedimento emesso, hanno stigmatizzato il comportamento dell’Ufficio Scolastico Regionale interessato, giudicandolo “manifestamente elusivo del giudicato cautelare”.
Già in precedenza, difatti, il massimo organo della Giustizia Amministrativa, aveva rilevato che “il danno dedotto, inerente alla mancata immissione dell’appellante nella graduatoria finale di merito, sussiste e appare grave e irreparabile”.
Ulteriormente, il Consiglio di Stato ha disposto il commissariamento, nonché la condanna alle spese legali, dell’Amministrazione resistente tenendo conto della pregressa inesatta esecuzione dell’ordinanza resa nel giudizio d’appello.
“Siamo soddisfatti per questa vittoria” - commenta l’Avv. Michele Bonetti - “il Consiglio di Stato, condividendo le censure proposte in ordine all’inesatta esecuzione dell’ordinanza cautelare, e soprattutto al possesso del titolo di ammissione al concorso, ha riconosciuto un fondamentale diritto per la vita non solo professionale dell’istante”.

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