Il Consiglio di Stato ha accolto un appello cautelare in favore una studentessa che, dopo essersi regolarmente sottoposta al c.d. semestre filtro, essersi iscritta al corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria, aver frequentato le lezioni, era stata dichiarata decaduta dal corso di laurea per non aver superato l'esame di Biologia in virtù di quanto previsto dal Decreto Ministeriale Bernini del 22 dicembre 2025.
Con l'ordinanza pubblicata in data 5 agosto 2026, il Consiglio di Stato ha riformato la precedente decisione del TAR, riconoscendo che la vicenda richiede un approfondimento nel giudizio di merito e disponendo che l'Università riesamini la posizione della studentessa tenendo conto della continuità del percorso formativo già intrapreso.
Il Collegio ha infatti attribuito rilievo alla circostanza che la studentessa avesse continuato a frequentare le attività didattiche, a sostenere prove di profitto e ad inserirsi pienamente nella vita accademica, valorizzando una situazione concreta che non poteva essere sacrificata mediante un'applicazione automatica della nuova disciplina.
La decisione assume un rilievo che va ben oltre il caso concreto.
Il nuovo sistema del semestre filtro ha determinato l'estromissione di una studentessa ormai regolarmente iscritta e inserita nel percorso universitario per il solo mancato superamento di un esame, nonostante l'Ateneo disponesse di posti ancora vacanti. Una circostanza che rende evidente l'irragionevolezza di un meccanismo che, anziché valorizzare il percorso formativo già compiuto e consentire il recupero dell'unico esame non superato, come ordinariamente avviene in qualsiasi corso universitario, determina la perdita dell'intero anno accademico e l'espulsione dello studente, lasciando al contempo inutilizzati posti destinati alla formazione di medici e odontoiatri.
La vicenda pone in evidenza una contraddizione ancora più evidente se si considera che il numero dei posti nei corsi di laurea in Medicina e Odontoiatria è determinato sulla base del fabbisogno nazionale di professionisti, individuato all'esito di una specifica istruttoria ministeriale. In questo contesto, lasciare inutilizzati posti disponibili ed estromettere studenti che hanno già dimostrato di poter affrontare con profitto il percorso universitario appare in contrasto con gli stessi obiettivi perseguiti dal legislatore, oltre che con i principi di ragionevolezza, proporzionalità e buon andamento dell'azione amministrativa.
«Questa ordinanza rappresenta un importante segnale di giustizia», dichiara l'Avv. Michele Bonetti, name founder dello studio legale Bonetti Delia. «Non è ragionevole che una studentessa, dopo essersi regolarmente immatricolata e aver sostenuto e superato gli altri esami, venga improvvisamente esclusa per non aver superato il solo esame di Biologia. Ancora più irragionevole è che ciò avvenga quando l'Università dispone di posti liberi. In qualsiasi percorso universitario uno studente può ripetere un esame non superato nella sessione successiva; non si comprende perché, proprio nei corsi destinati a formare i professionisti di cui il Paese ha maggiore necessità, un solo esame del semestre filtro debba comportare la definitiva espulsione dal corso di laurea. Il Consiglio di Stato ha riconosciuto che queste situazioni non possono essere affrontate con automatismi, ma richiedono una valutazione concreta della posizione dello studente e del suo effettivo percorso formativo».
